Viaggio di sola andata da Sinnai a San Paolo in Brasile per la missionaria Paola Olla

di Lia Serreli

 

Aveva 40 anni ed aveva lasciato a Sinnai i suoi effetti più cari per andare lontano, a San Paolo del Brasile, per aiutare i più poveri tra i poveri. Quelli che non hanno nulla. I bambini ma anche gli uomini grandi "de rua" (di strada) della sterminata periferia della metropoli sud americana. La missionaria Paola Olla è morta l’otto giugno scorso nel suo letto d’ospedale dove da giorni era ricoverata, sconfitta da un male incurabile che l’aveva colpita alcuni anni fa. Qualche giorno prima è stata raggiunta dall’anziana mamma, Bonarina. Per Paola un momento dolcissimo ed anche un piccolo testamento alla madre. Le ha chiesto di restare a San Paolo per qualche giorno ancora per stare vicino alla sua Missione: la Alianza di Misericordia.
Una storia dolcissima di una ragazza che anni fa, aveva messo da parte l’insegnamento, la sua passione per il mare e che era partita per una missione che è diventata la sua vita, ma col pensiero sempre rivolto a Sinnai, ai suoi familiari, alla chiesa di Sinnai. Nel novembre scorso era andato a trovarla il parroco di Santa Barbara, don Giovanni Abis. «Una figura straordinaria. In Brasile – ha detto il sacerdote -, Paola ha davvero rinunciato a tutto per gli altri». La missionaria recentemente aveva anche fatto pervenire una lettera che don Abis ha reso pubblica. «Dio – aveva scritto Paola – mi sta regalando giorni nuovi da vivere. Ho momenti di paura, di buio, ma soprattutto ho momenti belli di gioia. Sento come se Gesù mi prendesse in braccio.
Ringrazio chi prega per me e per la mia missione». Per dieci anni Paola Olla ha prestato la sua opera fra le strade di San Paolo, fra i bambini di strada (meniños de rua), fra i barboni (mendigos). «Gli adulti abbandonati sono più di tredicimila», ricordava suor Paola. «Non hanno un tetto: vivono sui marciapiedi della città, tra l’indifferenza dei ricchi. C’è anche Luis. Era un giornalista. Nove anni fa ha perso il lavoro.
Non è riuscito a trovarne un altro perché a 40 anni in Brasile si è già vecchi. Così, Luis ha lasciato la famiglia, si è messo in cerca di una nuova occupazione. Non ne ha trovato e ora è ridotto a un automa. A casa non vuol tornare: non sopporta l’umiliazione di non poter dare da mangiare ai figli».
Ma, tra le strade di San Paolo, ci sono anche decine di migliaia di bambini. «Impossibile fare un censimento, dire quanti siano», raccontava Paola agli amici di Sinnai alcuni anni fa. «Si spostano in continuazione per sfuggire alla polizia. Per mangiare devono rubare». Per loro, soprattutto la notte diventa un inferno. Nelle strade trovano spesso i volontari, laici e consacrati. «Non abbiamo molto da offrire», raccontava Paola. «Doniamo il calore umano, la cioccolata calda diventa il pretesto per avvicinarli, per conoscere le loro storie e per cercare di offrire una risposta ai loro drammi». Paola Olla ha fatto parte di un gruppo di volontari consacrati e laici. Un gruppo che a San Paolo ha anche realizzato un centro di accoglienza, aperto 24 ore su 24 a beneficio dei disperati. «Quando sogniamo da soli – diceva Paola – il sogno resta sogno. Quando sogniamo insieme, tutto può diventare realtà. In altre parole, abbiamo bisogno di tutti.  L’obiettivo è quello di testimoniare il nostro Dio che ha dimostrato il suo amore nascendo tra i poveri e privilegiando i poveri».

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