Ricordo di mio padre, Franceschino Satta, poeta de innidas rimas

di Rosalba Satta

Mi emoziona non poco immaginare il momento in cui qualcuno o alcune persone hanno pensato e poi deciso di organizzare una serata dedicata a mio padre. Quando qualcuno che abbiamo teneramente amato ci lascia, tutti, credenti o meno, veniamo a contatto con le ferite laceranti dell’anima … perché scopriamo la sorgente del dolore vero. La sensazione , netta, è quella di percorrere una via buia e senza uscita.  La medicina migliore – se medicina esiste – è , col tempo, la condivisione del dolore con le persone "giuste". La forza terapeutica dell’abbraccio di anime, è enorme.  E, piano piano, si impara a riaffrontare la vita pur sapendo che niente sarà come prima. Dopo l’addio terreno di mio padre ho provato, per un attimo, la terribile sensazione di un secco taglio di radici. Perdendo lui, mi pareva di perdere la mia identità. Niente di più falso. La storia era già stata scritta e le pagine di una vita vissuta accanto a lui parlavano – e parlano – di una crescita costante dell’anima e della mente … che continua anche oggi, a distanza di quasi otto anni dal suo addio terreno, attraverso la continua rivisitazione di ciò che è stato, di ciò che ha realizzato e, soprattutto, di ciò che ha lasciato – a piene mani – dentro di noi. La sua è stata realmente una vita dedicata alla poesia. Sottolineo l’avverbio "realmente", perché il poeta era sempre presente nel quotidiano di noi figli … anche quando non scriveva versi sulla carta. Ci ha insegnato, col suo esempio di vita, ad osservare il mondo da varie angolazioni. Ci ha trasmesso il rispetto, la coerenza, l’ironia , la capacità di vedere oltre i luoghi comuni per poi essere capaci di fare scelte consapevoli. Ho ripetuto con convinzione, in varie occasioni – anche quando lui era presente – che è stato un privilegio averlo avuto come padre. Continuo a considerarlo un regalo. Non a tutti accade. Ma quando succede è evidente che ci si imbatte, da subito, con quei sentimenti positivi che rafforzano, rinvigoriscono, rendono il passo sicuro e lo sguardo terso. Mio padre era capace di vedere la bellezza anche nel viso meno armonioso, perché "chiunque – amava ripetere – ha qualcosa che lo rende speciale , unico". Forse, però, conoscendolo – come lo conoscevo – anche nei risvolti dell’anima, questo accadeva perché, come scrisse qualcuno tempo addietro e come tende a dimostrare la vita, "la bellezza sta veramente negli occhi di chi guarda". Ha vissuto una vita piena, mio padre. Costellata di gioie e sofferenze terribili. Ma mai ha permesso che il dolore, anche il più lacerante, avesse il sopravvento … perché sarebbe stato come arrendersi, come sentirsi uno sconfitto. Ha lottato davvero, e vinto!, con le sue spade di sole … diffondendo la sua poesia, regalando i suoi versi a chiunque fosse in grado di coglierli e di accoglierli, costruendo così , già in terra, la sua immortalità. Se dovessi citare alcuni momenti particolarmente belli della sua vita artistica, non avrei dubbi. Me ne vengono in mente cinque, ma sono molti di più: quando vinse il premio di Ozieri, quando i "Raimi" e il "Coro Ortobene" realizzarono dei cd che comprendevano tante sue poesie, quando il sindaco Simonetta Murru gli conferì il titolo di cittadino illustre, quando Ignazio Corrias rimise insieme una classe di ex alunni per rendergli omaggio come uomo, insegnante e poeta, e ultimo, ma non ultimo, il suo fare teatro con Giovanni Carroni sia a Nuoro che in vari paesi della Sardegna. Fu, quest’ultima, un’esperienza che lo arricchì moltissimo dal punto di vista culturale ed umano e che gli consentì, fra l’altro, di raccontare le sue storie: i racconti in lingua sarda che avrebbe voluto pubblicare, se il destino non avesse deciso altrimenti. Giovanni Carroni – come i Raimi, Alessandro Catte, Tonino Puddu, Piero Marras (per citarne solo alcuni e mi scuso con gli altri) – ha saputo cogliere e valorizzare ciò che altri vedono generalmente solo a funerali fatti. Anche per questo sono loro grata. E se faccio riferimento a Tonino Puddu non è per caso. Sono certa che anche lui, adesso, c’è … e ci sarà sempre, ogni qualvolta si parlerà di poesia e di musica. La sua ultima canzone – che lui ha voluto lasciare come suo testamento spirituale – che armonizzò ma non potè cantare, è, in assoluto, una delle poesie più belle che mio padre scrisse pensando all’amore. ( Mio padre la scrisse pensando al sentimento che lo univa a mia madre, ma poiché è una poesia d’Amore, chiunque ha amato e ama, può sentirla "sua"). E come Alessandro Catte ed il suo gruppo sono stati capaci di trasformare in sinfonia la sua "Ispadas de sole", così Tonino e il suo gruppo hanno reso ancora più toccanti e significativi questi versi già bellissimi. Sono, nonostante i tempi e nonostante tutto, un’eterna sognatrice, ma soprattutto sono una credente … e, perciò, adesso mi piace immaginare mio padre che – sostenuto , come sempre, dall’amore di mia madre e dei miei fratelli Paolo e Luciano ( i figli che gli sono accanto) -, sceglie di fissare un appuntamento con Tonino Puddu in un punto preciso dell’altra dimensione, per ridiscutere di musica, di poesie da armonizzare e, all’occorrenza, da trasformare in dipinti, grazie al pennello di qualcuno che l’aveva preceduto e di qualcuno che l’ha raggiunto: Salvatore Pirisi e Tonino Ruiu, persone splendide e suoi amici fraterni. Artisti veri, capaci di rappresentare, come pochi, il respiro e i colori della nostra madre- terra e l’arsura di divino che è nell’uomo. Mi piace immaginarli tutti sereni, lontani anni luce dalle fatiche della vita terrena. "Se viviamo secondo la logica del bene e della giustizia – ha scritto Vito Mancuso nel suo "Disputa su Dio e dintorni", – io penso che compiamo il divino che è in noi, e questo, credo, ci apre scenari d’essere inaspettati. Già in questa vita, e ancor più dopo la morte".

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