L'ottimo risultato del G8 all'Aquila, ma supponiamo che i poveri della terra…

di Vitale Scanu

Non è più possibile, in questo villaggio globale che è ormai il mondo, che pochi signori possiedano e sfruttino a proprio unico vantaggio i beni della terra, che si accaparrino le fonti del benessere e delle energie rinnovabili massacrando il creato (minerali, petrolio, acqua, frumento, commercio e monopòli di ogni genere) e la maggior parte dell’umanità non abbia il diritto di vivere con dignità. Il negligente controllo di una ruota di treno causa un disastro spaventoso; il menefreghismo di un impiegato rovina le famiglie; l’ingordigia sfrenata del capitalismo e del profitto ad ogni costo sta alla base della miseria di gran parte della popolazione mondiale…  E’ la dimostrazione di come ogni trasgressione a livello etico o di mancata responsabilità assuma una dimensione sociale, spesso drammatica. L’ultima enciclica del Papa "Caritas in veritate" è semplicemente questo che vuol sottolineare con tutta la forza: riportare la persona al centro, first people, giustizia, morale e responsabilità nell’agire, se no sarà una rovina globale. E’ un’enciclica, secondo molti, che marca un cambio epocale nelle relazioni tra i popoli, perché dice senza mezzi termini che occorre una svolta nei comportamenti morali per avere un mondo un po’ più in ordine. E’ il Manifesto dei poveri della terra, di quelli che non contano. Se il meeting G8 dell’Aquila è un ottimo risultato, ancora più lo è in riferimento ai valori cristiani. Si sta glo-balizzando sempre più quello che è il valore massimo ed esclusivo del Cristianesimo: la persona umana. Se così stanno le cose, si può fare questo ragionamento: come il cristianesimo ha dato la schiena identitaria all’Europa, così ora sta plasmando insensibilmente la nuova futura civiltà mondiale. Non è più possibile, in questo villaggio globale che è ormai il mondo, che pochi signori possiedano e sfruttino a proprio unico vantaggio i beni della terra, che si accaparrino le fonti del benessere e delle energie rinnovabili massacrando il creato (minerali, petrolio, acqua, frumento, commercio e monopòli di ogni genere) e la maggior parte dell’umanità non abbia il diritto di vivere con dignità. Non è più possibile che Lazzaro sieda a pitoccare le briciole alla mensa del ricco che scoppia nell’abbondanza. L’occidente professa ipocritamente: "In God we trust" (in Dio noi confidiamo); in realtà la sua fede è stata finora: "In gold we trust" (nel denaro confidiamo). Qualche esempio. Tutti sanno dello stretto legame tra le fortune delle finanze occidentali e il vergognoso commercio degli schiavi. Nel 2005 i banchieri JP Morgan e Lehman Brothers, che sono sprofondati pochi mesi fa in quel crack abissale che fu l’inizio del crollo economico americano e mondiale, chiesero scusa pubblicamente per i profitti astronomici che i loro predecessori avevano tratto dal commercio degli schiavi. Attorno agli anni ’70 Henry Kissinger (56° segretario di Stato USA 73-77) così si esprimeva: "Noi dobbiamo adoperarci affinché una crescita demografica globale incontrollata non possa nuocere agli interessi degli Stati Uniti d’America"… Gestire perfino i livelli sanitari e demografici (incoraggiamento dell’aborto, incremento degli strumenti contraccettivi, cose da cui non è esente neanche la stessa UNICEF…) con la stessa mentalità utilitaristica del capitale e del profitto liberistico… In molti si sono chiesti se quella canea inscenata per l’uscita del Papa in Angola, che l’Aids non si combatte solo col preservativo, non sia stata originata dall’aver leso gli ingenti capitali che confluiscono nelle industrie specializzate nella produzione di quell’oggetto. Il capitalismo sta pagando e pagherà amaramente le conseguenze di questo agire irresponsabile che ignora ogni imperativo etico. Un altro esempio di criminale profitto capitalistico a livello mondiale. La vendita di medicinali inefficaci o tossici è uno dei più infami e odiosi fenomeni che oggi affliggono specialmente l’Africa. Il CMPI (Center of medicine in the pubblic interest), organismo indipendente di ricerca medica, calcola che oggi, globalmente, il giro d’affari della contraffazione di medicamenti ammonti a circa 75 miliardi di dollari, cifra in continuo aumento, doppia rispetto al 2005. Nel continente africano, dove i governi locali sono del tutto indifferenti al fenomeno, la povertà e la carenza di informazione conducono dritto al mercato nero, in cui è assai frequente la possibilità di imbattersi in medicamenti fasulli. Secondo l’OMS, il 60% dei farmaci che arrivano in Africa sono inefficaci o dannosi. Si scopre che spesso sono confezionati con acqua e zucchero, oppure con base di principio attivo molto ridotto, oppure sono provenienti da partite scadute rimesse in commercio. Le contraffazioni sono molto bene imitate, dice il dott. Albert Wertheimer della Temple University statunitense. In tutto il continente si scoprono quantità impressionanti di antimalarici provenienti dalla Cina, e ora anche dall’India, dall’Europa e dagli Stati Uniti. Il 35 % di tali medicamenti fasulli, in Uganda, Ruanda, Tanzania, Kenia e altri paesi, sono assolutamente carenti dei principi attivi, cosicché "non solo mettono in forte rischio la salute di chi li assume oggi, ma rendono i parassiti resistenti ai trattamenti antimalarici di domani". Sempre l’Organizzazione mondiale della sanità stima che 200mila morti causate dalla malaria si potrebbero evitare o quantomeno ridurre di molto se i farmaci non fossero fasulli o inefficaci. Se poi si centra l’attenzione sull’HIV o Aids, le conseguenze sono ancora più tragiche. "Abbiamo scoperto che la maggior parte dei farmaci per questa malattia non ha la qualità sufficiente", afferma il dott. Hussein Kamote, della Confederazione industriale della Tanzania. E’ ancora da mettere in conto che alcuni tra i maggiori potentati farmacologici mondiali, hanno nelle popolazioni africane campo libero per le loro sperimentazioni. Con fiumi di denaro plagiano i governi locali che, sulla pelle dei loro sudditi, concedono via libera, o chiudono un occhio, su queste "manovre folli dell’ imperialismo", come vengono giudicate nell’ultima Conferenza internazionale sulla salute pubblica (CAMH) dei ministri della sanità africani. Tante industrie farmaceutiche effettuano sperimentazioni di loro farmaci nei paesi in via di sviluppo, perché le garanzie e le procedure regolari sono quasi inesistenti. Nel febbraio scorso una corte statunitense ha accolto il ricorso di diverse famiglie nigeriane contro la Pfizer, accusata della morte o di lesioni gravi a decine di bambini reclutati per un test durante l’epidemia di meningite nel ’96. In sei mesi restano uccise dodicimila persone. Nel 2006 furono fatti alcuni test dall’Interpol e dalla OMS sulle medicine vendute in Tanzania; furono scoperti circa 200 casi di vendita illegale e confiscati 100 prodotti medicinali contraffatti o dannosi. Esempi plastici della "morale" che sottende le relazioni economiche internazionali. Supponiamo che i poveri, i diseredati, gli emigrati, gli emarginati, i falliti, i rovinati dai monopòli, dalle banche, dagli usurai… si riuniscano e vogliano riappropriarsi dei loro diritti primari… Era già una norma giuridica dei romani: "Qui suo iure utitur neminem laedit" (chi esercita un proprio diritto non fa torto a nessuno).  Quando i poveri del mondo si leveranno a chiedere il conto del
le loro vite al ricco epulone, quando i poveri finiranno di essere "ostaggio" del capitalismo e del liberismo, questa sarà la più grande rivoluzione mai vista, più terribile del giorno del giudizio finale. Non si sa né come né quando, ma essa verrà, perché tutto si paga. E’ la bomba globale futura dei poveri del mondo uniti. Adesso l’urlo del povero è giunto fino al cielo.

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