Sardegna a 360 gradi: l'intervista esclusiva a Gigi Riva il "rombo di tuono" del Cagliari calcio

di Massimiliano Perlato

 

L’essenza umana di Gigi Riva è nella sua storia calcistica e pertanto la cronologia delle principali tappe sportive non può essere trascurata. Nel calcio dei giorni nostri è difficile, se non addirittura impossibile, trovare giocatori che leghino la propria vicenda sportiva ad un’unica squadra evitando la logica degli ingaggi al rilancio. Riva è stato per poco più di dieci anni la bandiera di una squadra, cosiddetta provinciale, portandola a vincere un meritatissimo scudetto nel 1970 e per essa ha rinunciato a vincere di più, come avrebbe sicuramente meritato. Si è completamente identificato con essa, con la città di Cagliari in cui continua a vivere e con la gente della Sardegna riscattandole dall’anonimato a cui fino ad allora erano abituate; e proprio nell’isola, lontano dai clamori e dai fatti che contano, schivo e di poche parole, ha trovato la sua realizzazione e il suo equilibrio interiore. Non si è mai risparmiato, ha sempre dato il massimo di sé anche nelle partite meno importanti, tanto che i suoi due infortuni più gravi sono accaduti in incontri non fondamentali per le sorti della Nazionale. Tuttavia ha saputo reagire senza recriminazioni riaffermando le sue grandi capacità. Per un breve periodo è stato anche il Presidente del Cagliari, in un momento in cui la squadra rischiava di sparire dal panorama calcistico nazionale. Da anni Riva riveste il ruolo federale di accompagnatore della Nazionale. Non è un compito di primaria importanza ma la sua presenza discreta vuole essere una guida per i giocatori che si avvicenderanno nel vestire quella maglia azzurra che lui ha sempre onorato. Gigi Riva è un uomo che ha saputo dare dignità al gioco del pallone e per chi si è innamorato delle sue giocate e rimpiange quel calcio povero fatto di immagini in bianco e nero, ma ricco di valori, sarà sempre affettuosamente Giggirriva, rombo di tuono.

Cosa la lega alla Sardegna?

Qui sono diventato grande. Quando sono arrivato sull’isola ero un ragazzo, sbandato e senza genitori. Avevo 17 anni e il calcio era il mio unico obiettivo, e quindi presi il trasferimento in Sardegna come una grossa preoccupazione. Poi invece questo è stato il punto di svolta della mia vita. Qui sono cresciuto, qui mi è stato dato l’affetto, ho costruito una famiglia, sono diventato uomo. Sono diventato vecchio e nonno, ho due figli nati in Sardegna. Tutto mi lega alla Sardegna: la mia generazione continuerà qui. E’ un sentimento che sento dentro a prescindere da quello che è stato il calcio che pure mi ha dato la possibilità di fare un lavoro fantastico. L’isola mi ha dato la possibilità di crearmi una vita serena, tranquilla, in un ambiente meraviglioso.

Ha sempre riconosciuto nell’ambiente una risorsa primaria per quest’isola. Oggi in che prospettiva la vede?

La Sardegna potrebbe e dovrebbe essere sicuramente migliore di quella che è attualmente. Ritengo che sia trattata ancora come isola e che ci siano troppe cose che danneggiano la sua immagine e le sue ricchezze. Mi riferisco alle discariche, alle lavorazioni di sostanze tossiche, alle basi militari, alla prospettiva delle centrali nucleari: queste sono cose pericolose per la Sardegna perché un domani, se si verificasse un incidente che dovesse rovinare i mari e l’ambiente della nostra terra sarebbe la fine, per noi, per il turismo e per le nostre generazioni future. L’ambiente è l’unica risorsa che la Sardegna ha per poter mantenere questa ricchezza che la rende caratteristica e diversa dalle altre regioni. Noi dobbiamo difendere strenuamente tutto quello che di unico la Sardegna possiede, abbiamo il dovere di tutelare ogni nostra risorsa ambientale che rischia di essere calpestata dal sistema e dallo sfruttamento indiscriminato. Dobbiamo impedire che la Sardegna divenga una pattumiera di materiale nocivo e inquinante solo perché ciò fa comodo agli interessi di qualcuno. Bisogna risvegliare le coscienze. Faccio l’esempio delle scorie di cui si è parlato qualche tempo addietro: quando hanno proposto di portarle e trattarle in Molise, la popolazione si è fortemente ribellata e le scorie sono state dirottate altrove. Qui in Sardegna, invece, c’è stato il referendum e 7 sardi su 10 non sono andati nemmeno a votare perché non conoscevano il problema. Queste sono cose gravissime. L’ambiente è la nostra maggiore risorsa, se non preserviamo il nostro mare e la nostra terra non possiamo avere nessun genere di futuro, non vi sarà nessuna prospettiva di benessere e ancor meno di sviluppo economico e turistico.

Ha collegato il discorso dell’ambiente alla prospettiva turistica. Perché la Sardegna non è capace di sviluppare il turismo in maniera adeguata rispetto alle risorse?

Il perché risale al periodo del primo sviluppo turistico in Sardegna, negli anni 70, quando è nata la Costa Smeralda, punto di riferimento meraviglioso, ma che ha portato pochi benefici alla Regione e anzi ha generato una diffusa improvvisazione. La Sardegna doveva essere, ad esempio, proprietaria di una linea aerea che facesse servizio regolare con la Penisola e l’Europa almeno 6 mesi all’anno, portando turisti su e giù facilmente e senza problemi. Invece i costi per chi viene da fuori sono ancora oggi proibitivi. Ci sono tante agenzie che con il costo di un biglietto di trasferimento per la Sardegna sono in grado di mandarti a trascorrere una settimana tutto compreso nei più bei posti del mondo. Il turismo deve vivere al passo con l’economia, adeguandosi al tenore di vita delle persone per essere competitivo con tutte le offerte mondiali. Oggi viviamo una stagione di crisi economica, di crisi vera per tanti. Se il prezzo dell’aereo da Milano andata e ritorno è uguale al prezzo di un soggiorno completo e compreso di viaggio aereo per tante invitanti destinazioni, allora il turista va in altri posti, in Europa o nel mondo.

Il problema maggiore è dunque quello legato ai trasporti. Cosa suggerire agli imprenditori turistici?

Una grossa cosa sarebbe l’incremento dei voli a basso costo da e per la Sardegna. Immagino anche che debbano essere incrementati i servizi offerti ai vacanzieri, promosse le zone meno conosciute che hanno  anch’esse dei luoghi favolosi per trascorrere una vacanza tra
mare e montagna. E’ importante che la Sardegna investa sugli imprenditori locali e che essi fatturino nell’isola. Oggi abbiamo tante società che lavorano in Sardegna con dirigenti che vivono qui ma con sedi legali a Milano o anche all’estero. Di conseguenza portano poco all’economia isolana.

Tante volte le hanno offerto e proposto un futuro politico, anche con ruoli di notevole prestigio. Perché non ha mai voluto affrontare un impegno diretto?

In tante occasioni ho riflettuto, negli anni ho avuto tante proposte, ma poi ho preferito sempre restare al di fuori di un mondo che non sento mio, che non conosco e non capisco. La ragione è abbastanza semplice: non credo di poter decidere o di proporre una cosa che poi, per gli interessi di un partito o di un gruppo di persone non si potrà mai realizzare, pur essendo la cosa più giusta da fare. Non ho il carattere per stare in quel mondo, voglio poter dire e fare sempre quel che penso senza dover sottostare a giochi politici. Non ho il piacere di stare al servizio di nessuno, mentre la politica purtroppo è così: quando sei un politico sei al servizio di un partito o di un interesse e raramente le decisioni sono prese nell’interesse della Sardegna.

Quali sono i luoghi della Sardegna che ama di più?

La Sardegna è tutta incredibilmente bella. Personalmente non sono un amante della Costa Smeralda anche se ha luoghi incantevoli. Sono zone che preferisco vivere in autunno o in primavera, senza l’affollamento e l’esibizione del turismo di copertina. La Sardegna ha in ogni angolo dei fantastici posti dove suggerirei di godere una vacanza. La Costa Paradiso per esempio, o la zona che da Nora e Chia arriva fino a Teulada: 40 chilometri di costa assolutamente meravigliosi. O ancora le zone dell’Iglesiente e dell’oristanese. Ma sono davvero tante le località di grandissimo pregio che possono essere visitate con piacere, sicuri di trovare un territorio e una popolazione veramente genuini. La Sardegna è ovvio, non è solo Costa Smeralda. Personalmente sono amante dell’acqua: ho passato la prima infanzia frequentando il lago Maggiore ed ho imparato prestissimo a nuotare, forse ancora prima di camminare e qui in Sardegna ho trovato un paradiso. Un mare meraviglioso con dei fondali incredibilmente belli. A me piace fare immersioni, vado in apnea anche solo per ammirare gli scenari sottomarini.

Cosa ti auguri per il futuro dei tuoi figli e dei giovani che vivono in Sardegna?

Per il futuro dei giovani voglio dire loro di occuparsi dei problemi della Sardegna, anche politicamente, di preoccuparsi attivamente della nostra terra. Mi auguro per i miei figli e nipoti quello che semplicemente si augurano, credo, tutti i genitori: trovare un lavoro sicuro per garantirsi una vita serena. Non siamo tantissimi in Sardegna e possiamo avere un posto di lavoro per tutti. Ma oggi vedo che i giovani sono costretti nuovamente ad emigrare per trovare un posto di lavoro. Il turismo potrebbe fare molto, ma non tutto. Bisogna trovare un sistema che consenta anche agli abitanti delle zone interne di garantirsi un futuro di dignità e lavoro. Utilizzando le nostre risorse migliori.

Perché un turista dovrebbe scegliere la Sardegna? Chi inviterebbe a trascorrere una vacanza nell’isola?

Io sinceramente non inviterei nessuno… devo dire la verità! Quando vedo l’affollamento del mese di agosto non sono contento, non mi trovo a mio agio. Però se dovessi suggerire una motivazione per venire a trascorrere una vacanza in Sardegna, direi che ce ne sono infinite, ma anche in primavera e autunno. La Sardegna ha un patrimonio di ricchezze naturali incredibile, e io, che ho visto tantissimi posti e quasi tutti i mari del mondo, dico che noi abbiamo veramente qualcosa in più degli altri, e il nostro mare è la cosa più bella che abbiamo.

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