Il sito www.gigiriva.it dedicato al bomber dello scudetto del Cagliari

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«Mi ha fatto piacere. Ora, a 65 anni suonati, mi toccherà imparare a frugare su internet. Non l’ho mai fatto, ma non è mai troppo tardi». Come il fatto che un sito ufficiale sul bomber di Leggiuno veda la luce solo ora, a quasi 40 anni dalla conquista del mitico scudetto. «Io – sottolinea Riva – non ci avevo mai pensato. E’ stata la passione di mio figlio Mauro a tradurre nei fatti un progetto che era solo nell’aria. Ci ha messo impegno, con l’aiuto anche di Nicola, l’altro mio figlio, e di alcuni amici. E’ stato un lavoro duro, ma mi sembra che il risultato sia ottimo. Mi piace, sì, questo sito mi piace proprio. Magari Mauro, che ha ereditato il mio carattere, preferirebbe che non lo dicessi, ma è stato meraviglioso che lo abbia realizzato». Nelle pagine internet scorrono immagini fantastiche, rimaste per anni nel cassetto dei ricordi: Cagliari, il vecchio aeroporto di Elmas, la Dino Ferrari fotografata a Su Siccu davanti all’hotel Mediterraneo, Riva in camera con il poster di Fabrizio De Andrè appeso sul muro. «C’è tanto della mia storia – aggiunge – ma anche della storia della Sardegna e dell’Italia. Viene un groppo alla gola, a ripensarci. Le cose sono cambiate tantissimo da allora».
Non è cambiata, però, l’ammirazione nei confronti dell’uomo che ha proiettato il Cagliari e Cagliari in una dimensione irripetibile. In questo senso, il sito è una testimonianza di un’epoca, di un momento in cui la Sardegna si è potuta misurare alla pari con il resto d’Italia. «Momenti davvero indimenticabile – dice ancora Gigi Riva -. Mi piace ripeterlo: quando giocavamo a Milano e Torino venivano a vederci tanti immigrati. Le nostre vittorie per loro rappresentavano il riscatto di anni di umiliazione. Il fatto che dagli spalti degli stadi del nord piovessero insulti tipo: banditi, pecorai, beh, è servito a cementare ulteriormente il carattere di quel Cagliari». Nel sito ci sono anche tutti i numeri della carriera in rossoblù e in azzurro. Tutti i gol segnati (207), che Riva, nonostante non ami frugare nel passato, ricorda a uno a uno. Capace com’è di descriverli nei minimi particolari. «Non è difficile rivedere nella mente quelle immagini – fa sapere il campione -. Cose che non posso dimenticare». Infine spazio agli aneddoti, tantissimi. Come quello di Mazzola che sul 3-0 per il Cagliari a San Siro, si avvicinò al numero 11 rossoblù per chiedergli di non fare altri gol. O il fatto che, dopo aver smesso, non abbia mai giocato una partita, mai tentato dall’idea di sfida fra vecchie glorie. «Non mi sono mai piaciute queste cose – ammette Riva -, come il fatto che in carriera non ho mai partecipato a selezioni tipo Resto del mondo. Non erano partite vere». Del resto per nutrire il ricordo, bastano le imprese realizzate nelle 446 gare disputate. Foto, album e ritagli di giornale finiranno digitalizzati pian piano su internet. «C’è un baule pieno di queste cose in soffitta – conclude Riva -. Io non ci penso neanche a frugarci dentro. Toccherà a Mauro lavorarci sopra».

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