Conservare la memoria e le tradizioni dei luoghi d'origine

a cura di Massimiliano Perlato

 

Secondo l’AIRE tra i cittadini italiani residenti all’estero sono le persone in età avanzata prevalgono sui giovani: oltre la metà (54,2%) ha un’età superiore ai 40 anni e di questi il 19,3% è costituito da ultrasessantacinquenni (quasi 600.000 persone). Sono prevalentemente concentrati nel continente americano e in Europa: il 34% di essi si trova in America Latina e ben il 44,5% nel continente europeo. Un riscontro di questa situazione è rintracciabile anche nella ripartizione delle pensioni italiane pagate all’estero nel 2005 (in totale 409.395): Unione Europea (33%), Nord America (27%) e America Latina (18%). In Venezuela, un paese al quale il Rapporto dedica un capitolo di approfondimento, risiedono oltre 70.000 italiani, con numerosi anziani che vivono in situazioni di grave indigenza, spesso a causa della crisi economico-sociale degli ultimi anni. Di questi soltanto una parte ricorre con regolarità all’assistenza consolare, che peraltro dispone, qui come in tutta l’America Latina, di un budget ridotto. Particolarmente urgenti sono le esigenze di natura sanitaria, che in alcuni contesti si sommano, per gli anziani, alle difficoltà di integrazione socio-culturale e a una situazione economica non più florida. Nonostante questi problemi, non bisogna dimenticare che le prime generazioni di emigrati, non necessariamente in età da pensione, sono anche quelle che hanno creato e animato l’associazionismo, hanno avviato fiorenti attività economiche riscattandosi da situazioni di disagio e subalternità, hanno curato i rapporti con le autorità locali, hanno mantenuto saldi i legami con l’Italia e costituiscono, quindi, una preziosa risorsa nel mondo globalizzato di oggi. A promuovere e valorizzare lo spirito e il desiderio di partecipazione sono oltre 7.000 associazioni (tante ne ha censite il Ministero degli Affari Esteri nel 2000), che contano 2 milioni e 200 mila soci. Circa la metà di queste opera in Europa: ad esempio a Basilea se ne contano più di 400 e a Stoccarda più di 300. Altri aspetti dell’indagine sgombrano il campo da fraintendimenti circa il significato di "etnia": "il 28% dei registrati all’AIRE lo è in qualità di "discendente di migrante nato all’estero". Le origini e le radici italiane sono sostanzialmente trascurate, o vissute solo nel privato-familiare, anche se talvolta testardamente recuperate e affermate attraverso lo studio della lingua e la riscoperta del mondo culturale italiano (arte, storia, cinema, teatro), e la rivalutazione dei prodotti tipici del made in Italy. In America Latina, inoltre, a seguito delle più o meno recenti crisi socio-economiche, sono sempre più numerosi i giovani d’origine italiana che tentano di emanciparsi dalle difficoltà dei loro paesi di residenza ripercorrendo a ritroso il viaggio dei padri, vale a dire, in primo luogo, richiedendo la cittadinanza italiana. Il recupero della loro appartenenza all’italianità si lega quindi, in primo luogo, alla concessione di un passaporto UE che permetta di avere accesso al mercato occupazionale italiano ed europeo e non sempre al desiderio di riappropriarsi delle proprie radici, come confermano i risultati di un sondaggio condotto dal CEMLA – Centro de Estudios Migratorios Latino-Americanos di Buenos Aires.

I giovani sono poco interessati al mondo associativo, al recupero e al mantenimento della memoria e delle tradizioni dei luoghi d’origine, di cui chi è nato all’estero conosce ben poco. Maggiore interesse suscita, invece, la possibilità di partecipare a corsi di formazione professionale, di orientamento al mercato e di approfondimento dell’italiano commerciale. I "nuovi migranti" sono tecnici e persone altamente qualificate assunte da Centri Ricerca, Università e imprese multinazionali o in trasferta all’estero al seguito delle loro aziende. Si tratta di giovani muniti di elevati titoli di studio, che scelgono paesi che offrono migliori opportunità. Negli ultimi 5 anni (2001-2006) c’è stato un incremento dei laureati iscritti all’AIRE del 53,2%: erano 39.013 a dicembre 2001 e sono diventati 59.756 a maggio 2006. Emigrano ogni anno 3.300 laureati, in maggioranza maschi: il numero di chi parte è pari, pressappoco, al totale degli studenti che si laureano annualmente all’Università di Roma "La Sapienza", all’Università di Bologna e all’Università di Padova…!!! (come dire che lo stato italiano forma, gratuitamente, cervelli di prim’ordine per gli altri paesi). Stati Uniti e Inghilterra le destinazioni preferite dai giovani, attratti dal fascino di città cosmopolite e dalle sue opportunità formative (principalmente in ambito linguistico) ed economico-professionali. Ma non si tratta degli unici sbocchi: in Svizzera, ad esempio, insegnano 267 professori universitari. I laureati residenti all’estero sono particolarmente concentrati anche in Argentina e in Brasile.

 

 

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