Sulle pagine de "L'Unione Sarda", spazio all'appello della F.A.S.I. per la "continuità"

di Enrico Pilia

 

L’appello della Fasi al Governo e al Parlamento: nuove regole L’associazione degli emigrati sardi nella Penisola denuncia la difficile situazione dei collegamenti con la Sardegna e lancia un appello al Governo e al Parlamento per una riforma della continuità territoriale. «Sardegna sotto sequestro»: dopo la denuncia-provocazione del deputato del Pdl Mauro Pili, che ha interrogato il Governo sull’impossibilità di lasciare o raggiungere la Sardegna con l’aereo nelle ultime 48 ore, arriva l’allarme della Fasi, la federazione delle associazioni sarde in Italia (Fasi), che rappresenta 300 mila emigrati sardi suddivisi in 70 circoli: «Siamo estremamente preoccupati per la situazione dell’intero sistema dei trasporti fra la Sardegna e la Penisola». Un appello lanciato perché la continuità territoriale sia realmente un sistema che garantisca ai sardi di poter viaggiare alle stesse condizioni degli altri cittadini. La Fasi, attraverso una lettera aperta, invita il Governo e il Parlamento a impegnarsi per «predisporre misure per una nuova continuità, rivolta a tutti i cittadini italiani ed europei, che copra più rotte fra la Sardegna e la penisola, con la partecipazione di più compagnie, con una tariffa massima, determinata applicando le condizioni più favorevoli del parametro del costo ferroviario». Misure che il deputato Pili ha elencato, dieci giorni fa, in un’interrogazione al Governo. «Gli emigrati restano oggi esclusi, per decisione dell’Unione Europea, dal sistema della continuità territoriale aerea», sottolineano i vertici della Fasi in una nota diffusa ieri sera, «ma crescono anche le proteste per i costi insostenibili dei trasporti marittimi, soprattutto nei mesi di luglio e agosto, il periodo in cui cadono le ferie della maggior parte dei lavoratori». La Fasi si chiede: «Come fa una famiglia, che è legata affettivamente alla sua terra d’origine, a sostenere una spesa di 1.000 – 1.200 euro solo per il trasporto marittimo?». Il presidente della Fasi, Tonino Mulas, mette in evidenza un possibile percorso da seguire: «La prospettiva della scadenza della continuità territoriale aerea (nel prossimo ottobre) su Milano e Roma sta riaprendo, con alterne vicende, il dibattito». Secondo Mulas «occorre ripensare all’attuale sistema, alla luce della nuova legislazione sul federalismo fiscale, che riconosce il principio dello svantaggio dell’insularità. Occorre tener conto che lo svantaggio è generalizzato: riguarda i sardi, gli emigrati, le merci, i cittadini europei, l’economia della Sardegna a partire dalla penalizzazione del sistema turistico sardo e rispetto all’attuale crisi economica». Secondo la Fasi serve un’iniziativa unitaria delle forze politiche sarde «insieme alla mobilitazione dell’opinione pubblica, del mondo dell’imprenditoria, delle forze sociali». Ma occorre anche promuovere la «sensibilità e il sostegno dell’opinione pubblica nazionale». Mulas sostiene che «dalle città del Nord Italia viene una gran parte del flusso turistico, oltre che la presenza di coloro per i quali è terra d’elezione e di residenza per molti mesi all’anno». La Federazione dei sardi, che ha promosso in passato numerose manifestazioni nei porti e negli aeroporti e che due anni fa ha manifestato a Bruxelles, si impegna a portare avanti una campagna di sensibilizzazione in tutte le città d’Italia per una nuova proposta di continuità territoriale. All’appello (rivolto a Governo e parlamentari delle due Camere) hanno già risposto un centinaio di personaggi noti, politici, candidati alle europee e rappresentanti della comunicazione. Domani mattina a Milano, la Fasi e il deputato Mauro Pili presenteranno a Milano la proposta di una nuova continuità territoriale ai vertici politici della Lombardia.

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