Il pensiero autonomistico in Sardegna è protagonista in un convegno a Genova

di Paolo Pulina

 

La giornata di studi, in una delle sale congressi dell’Hotel NH Marina (già conosciuto dai delegati del Congresso della FASI del marzo 2002), organizzata dal circolo "Sarda Tellus" in collaborazione con la FASI e con la Regione Autonoma della Sardegna (Assessorati del Lavoro e della Pubblica Istruzione) nell’ambito del progetto regionale della Settimana Sarda a Genova, si è configurata come celebrazione de "Sa Die de sa Sardigna" da parte dei  17 circoli sardi della circoscrizione nord-ovest. Dopo l’introduzione di Tonino Mulas, presidente della FASI, e dopo i saluti di Virgilio Mazzei, che è stato presidente della "Sarda Tellus" negli ultimi 13 anni, e di  Giuseppina Carboni, che da poco gli è subentrata  alla guida del sodalizio, sono stati letti i messaggi del presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, e dell’Assessore del Lavoro della Regione Sardegna, Maria Valeria Serra (che non ha potuto presenziare a causa delle difficoltà dei collegamenti aerei utilizzabili in giornata tra Cagliari e Genova). Italo Birocchi (docente di Storia del diritto medievale e moderno nell’Università La Sapienza di Roma) ha illustrato magistralmente il percorso storico che ha portato la nostra isola dall’autonomia del Regnum Sardiniae alla "sarda rivoluzione" di Giovanni Maria Angioy. Nel triennio rivoluzionario 1793-1796 irruppe nella storia un nuovo soggetto, la "nazione sarda", che presenta una ben determinata identità  (derivante dalle relazioni costruite attraverso la storia).  In quanto definibile come popolo (secondo l’insegnamento degli studiosi francesi, ben conosciuti dagli intellettuali sardi dell’epoca, tutti di formazione giuridica), anche quello sardo ha caratteri naturali propri ed è dotato di propri modi di vita. In Sardegna esistono leggi fondamentali che impegnano, secondo la logica del contratto, da una parte il popolo ma dall’altra anche il sovrano;  esistono regole che non possono essere modificate unilateralmente: il diritto fissa il vissuto storico della vita di un popolo. In Sardegna  la "Carta de Logu" di Eleonora d’Arborea ha  introdotto delle regole fattesi consuetudine che non possono essere messe in soffitta. La "nazione sarda" che si affaccia alla ribalta della storia può vantare  esperienze importanti nel campo dell’autonomia (parlamento ed istituzioni), non è rimasta sorda alle idee progressive circolate nei decenni precedenti (grazie all’istituzione delle due Università) ed è in grado di dare voce alle istanze di autonomia, intesa in senso moderno. Queste si esprimono in un anelito alla liberazione innanzitutto dal giogo feudale (le collettività  firmano contratti solenni contro i feudatari) e rappresentano, dal punto di vista filosofico,  l’inveramento della concezione kantiana  che uno Stato non è un patrimonio, un oggetto, una cosa. Anche in Sardegna  si comprende che esso è un soggetto, autonomo, di storia e di diritti. Aldo Accardo (docente di Storia moderna nella Facoltà di Lettere dell’Università di Cagliari e presidente della Fondazione "Giuseppe Siotto") ha svolto una relazione che, partendo dalla restaurazione sabauda  successiva al fallimento della "sarda rivoluzione",  è giunta ad analizzare il significato della "fusione perfetta" (1848)  della Sardegna col Piemonte, riferendosi in particolare alla posizione di Giovanni Battista Tuveri.
Dal 1796 al 1848 nell’isola si verificano alcuni processi importanti: un lento cambiamento che attiene alla sistemazione della terra (modernizzazione del sistema agrario); un deperimento delle istituzioni del "Regnum Sardiniae" (dopo la "fusione perfetta", per esempio,  in Sardegna non c’è più il viceré); un notevole risveglio culturale sardo. Le opere di carattere storico dei vari Pasquale Tola, Pietro Martini, Vittorio Angius, barone Giuseppe Manno hanno fatto conoscere la Sardegna e la sua storia  ed hanno dato vita alla linfa culturale da cui è scaturito il pensiero autonomistico sardo, nonostante il fatto che esse esprimessero giudizi negativi su tutta la "sarda rivoluzione" di fine Settecento. Lontana da questi autori  è comunque l’idea di tradurre in termini politici questa "scoperta della Sardegna". Anche Giovanni Battista Tuveri (secondo il quale senza la "fusione" la Sardegna sarebbe rimasta nel Medioevo, ma che poi fu anche critico del ruolo accentratore del nuovo Stato), dovendo scegliere tra la politica e la morale, predilige la seconda.  Questa etica della politica si collega a una forte istanza filorepubblicana  (la monarchia è la madre di tutti i privilegi) ma si traduce anche in una visione preveggente dell’autonomia: la soluzione dell’arretratezza sarda  può avvenire solo nel contesto di un nuovo Stato nazionale che si faccia carico di altre situazioni consimili. Tito Orrù (docente dell’Università di Cagliari  e direttore del "Bollettino bibliografico della Sardegna")  ha ripercorso l’idea autonomistica in Sardegna e la legislazione speciale dal 1848 al 1914 attraverso le figure di Giorgio Asproni, Francesco Cocco Ortu, Egidio Pilia, Angelo Corsi. Le statistiche del periodo preso in esame collocano la Sardegna come fanalino di coda  dal punto di vista economico e sociale (le inchieste parlamentari documentano questo fatto). Di qui nasce l’idea, anch’essa nel solco della concezione autonomistica,  che l’isola debba essere "protetta". Giorgio Asproni combatte con coerenza, sempre da posizioni minoritarie, la sua battaglia a favore della Sardegna (isola natale che egli aveva sempre nel cuore). Il "valido affermatore" dei diritti della Sardegna (come lo ha definito Sebastiano Satta)  esercita fino in fondo il diritto che il popolo sardo gli ha dato. Francesco Cocco Ortu è dell’idea che solo stando nella stanza  del "principe" si possono operare trasformazioni: in 50 anni di attività parlamentare fu tre volte ministro. Per lui la rinascita della Sardegna deve basarsi sullo sviluppo economico (con piccole leggi introduce cambiamenti nel credito, nel campo dell’istruzione, disposizioni per  favorire la realizzazione di bonifiche e di dighe). I sardisti  come Pilia e Corsi hanno preso lezione dai precedenti esponenti della cultura sarda. Per Orrù è molto importante il primo congresso (Roma, Castel Sant’Angelo, maggio 1914) degli emigrati sardi che, dalla loro esperienza professionale in continente, si sentivano autorizzati a formulare proposte per rimediare ad alcuni ritardi storici della Sardegna. Salvatore Cubeddu (direttore della Fondazione Sardinia e storico del sardismo) ha tratteggiato le figure di Attilio Deffenu, Emilio Lussu, Francesco Fancello, Camillo Bellieni nella ricostruzione del legame tra interventismo e movimento dei combattenti e della nascita del sardismo. Deffenu  (Nuoro 1890- Fossalta di Piave 16 giugno 1918), esponente socialista, nella sua intensa attività pubblicistica fa riemergere periodicamente il tema della "Sardegna nazione". Critico dei dazi doganali che obbligavano la Sardegna a comprare tutto dalle regioni del Nord, vedeva la questione sarda all’interno della questione meridionale. Volontario in guerra, incaricato di dare motivazioni ai combattenti sardi, morì in combattimento a 28 anni. Francesco Fancello, laureato in giurisprudenza, combatte nella prima guerra mondiale come uffic
iale degli Arditi e viene decorato con due medaglie. Tra i fondatori del PSd’Az., durante il fascismo si ritira a vita privata ma tiene i contatti con  "Giustizia e Libertà":  per questo conosce dal 1930 carcere e confino. Dopo l’8 settembre 1943 partecipa all’organizzazione del Partito d’Azione e in seguito entra nel PSI collaborando con Sandro Pertini. Emilio Lussu  trascorre 41 mesi come ufficiale della  Brigata "Sassari". Dopo la fine della guerra si batte perché vengano mantenute le promesse fatte ai sardi  per invogliarli a combattere. Tra i fondatori del P.S.d’Az., è dell’idea che sui campi di battaglia si è forgiata una nuova classe dirigente sarda che deve trovare spazio per governare i destini dell’isola. Camillo Bellieni non solo è tra i fondatori del PSd’Az. ma è il vero ideologo del sardismo. Dopo la guerra la Brigata "Sassari" va sciolta perché è nata per combattere contro lo straniero non contro gli operai torinesi. A lui interessa come organizzare politicamente i combattenti  e come nell’immediato dopoguerra devono essere curati gli invalidi di guerra, come devono essere date le pensioni di guerra e devono essere distribuite le terre i contadini secondo le promesse fatte. Con Bellieni (autore anche di un importante testo in materia di federalismo)  il PSd’Az. cerca di far proseliti nelle altre regioni d’Italia dove  ci sono le altre masse di ex combattenti. Cubeddu ha raccontato le complicate vicende del congresso sardista  di Nuoro che si svolge nello stesso giorno in cui  avviene la marcia su Roma e il percorso attraverso il quale accanto ai combattenti, a Cagliari, sfilano i gagliardetti del sardo-fascismo (argomento al quale è stato dedicato un convegno a Cagliari nel novembre 1993 e i cui atti sono stati curati proprio da Cubeddu per le edizioni della Fondazione Sardinia). Antonio Simon Mossa (Padova 1916- Sassari 1971), architetto, politico, giornalista, poeta e scrittore, è stato un importante esponente dell’indipendentismo sardo.  Federico Francioni  (docente di storia e filosofia, pubblicista), analizzando "il sardismo nel secondo dopoguerra in Italia: la linea autonomista e la variante indipendentista", ha incentrato la sua trattazione sulla figura non molto conosciuta di questo intellettuale polivalente, facendo riferimento sia ai risultati delle sue ricerche nell’archivio privato di Simon Mossa sia  alle acquisizioni scaturite dal primo convegno internazionale di studi  (tre giornate, 53 relatori)   a lui dedicato e i cui atti sono stati pubblicati proprio per le  sue cure (titolo del volume: "Dall’utopia al progetto"; oltre 600 pagine, edizioni Condaghes). Gli interventi degli storici sono stati conclusi da  Manlio Brigaglia (docente di Storia contemporanea nell’Università di Sassari) con una relazione su "La Sardegna nel secondo dopoguerra – dal Nuovo Statuto al Piano di Rinascita: il contributo al dibattito autonomista di Emilio Lussu, Renzo Laconi, Paolo Dettori". Brigaglia ha ricordato che Paolo Dettori, morto a soli 48 anni, collegava  l’autonomismo regionale (della Sardegna e delle altre regioni consimili)  al grande organismo nazionale. Fu aperto al dialogo con gli altri movimenti. Durante la presidenza Dettori  la Regione sarda diede vita alla politica "contestativa" nei confronti dello Stato, che culminò con una manifestazione pubblica dei sindaci e degli amministratori sardi. Lo Stato doveva rispettare le promesse, i fondi del Piano di Rinascita dovevano essere considerati aggiuntivi, non sostitutivi. Non a caso all’epoca i cittadini avevano rispetto della Regione come se fosse lo Stato. L’autonomia per Dettori è autocoscienza ed è soprattutto responsabilità.
Di Lussu Brigaglia ha messo in evidenza uno scritto sul federalismo (istanza che però egli non riscontrava dentro la Costituente) e i duri giudizi sullo Statuto speciale della Sardegna, molto più arretrato di quello concesso alla Sicilia e somigliante ad esso come un gatto somiglia a un leone. Renzo Laconi fu un protagonista dei gruppi di lavoro che materialmente prepararono il testo della Costituzione italiana nell’ambito dell’Assemblea Costituente. Agli inizi antiautonomista, scrisse una storia della Sardegna sub specie dell’autonomia. Mentre per Lussu il popolo sardo è unito, per Laconi  questa unità la si può porre solo come una conquista. In chiusura dei lavori del convegno l’on. Mauro Pili, deputato alla Camera, già presidente della Regione, ha collegato le istanze dell’autonomia al dibattito attuale sul federalismo. L’autonomia non va solo proclamata ma bisogna esercitarla; occorre meno protesta e più proposta. Lo Statuto va attuato ma bisogna tener conto che in esso manca la parola "Europa", istituzione sovranazionale che  di fatto ha cancellato tutto quello che pure lo Stato aveva assicurato. La visione autonomistica deve essere inquadrata nel contesto nazionale e soprattutto europeo. In generale si pone oggi il problema  di misurare i numeri, di misurare il divario (la Sardegna deve avere tutto quello che le spetta!). In  questa direzione  l’on. Pili ha illustrato (così come aveva fatto il giorno precedente ai componenti dell’esecutivo nazionale della FASI e ai rappresentanti delle Federazioni della Svizzera, della Germania e del Belgio) la mozione, di cui è primo firmatario,  sull’insularità e sulla continuità territoriale: il concetto essenziale è quello di impegnare il Governo "a fare in modo che la determinazione della tariffa massima ammissibile tenga conto del principio di riequilibrio legato alle condizioni insulari della Sardegna applicando le condizioni più favorevoli del parametro del costo ferroviario". In passato si è sbagliato nel parlare di tariffe agevolate,  bisogna  riferirsi a tariffe di riequilibrio che devono valere per i sardi residenti, per i sardi emigrati ma anche per tutti cittadini europei che vogliono raggiungere la Sardegna (è un danno per la Sardegna se non c’è convenienza del costo del biglietto per andarci!). Pili ha auspicato che la sua proposta  possa ricevere  il sostegno della più ampia massa di sardi (residenti ed emigrati)  interessati.

4 risposte a “Il pensiero autonomistico in Sardegna è protagonista in un convegno a Genova”

  1. Premetto che leggo con molta attenzione gli articoli del Signor Pulina perché lo trovo sempre molto interessante. Per questo desidero esporre le mie considerazioni su questa giornata “Studio” che apparentemente ha più sintomi di propaganda politica che di interesse per il mondo degli emigrati.
    Il Deputato Pili ex presidente della Regione, deve sapere benissimo che il costo dei trasporti elevati e non solo per le persone, siano un handicap enorme per il settore economico in tutta l’isola e in tutto l’arco dell’anno. Che oggi LUI chieda il sostegno dei sardi INTERESSATI…!! scusate mi sembra una barzelletta.
    Un convegno di queste dimensioni e importanza, sicuramente con un costo non indifferente a spese della REGIONE (Assessorato al lavoro), per ricordarci che ancora oggi,siamo ben lontani dall’Autonomia…pero’ rassicuriamoci, almeno c’è qualcuno che pensa anche a NOI!
    NOI emigrati che siamo spesso usati come strumento politico (e questa non è una “barzelletta”) invece possiamo semplicemente essere una forza commerciale.
    Come ex presidente di un’associazione ho avuto molte occasioni di verificare che qualche centinaio di aderenti bastano per attirare interessi economici persino di una compagnia aerea.
    Dunque se i presidenti delle FEDERAZIONI di tutti i circoli o anche solo in questo convegno avessero invitato le persone giuste per concordare una tariffa emigrati e o aderenti, con le compagnie aeree o navali che per assicurarsi una clientela di migliaia di persone sarebbero sicuramente disposti a prezzi più ragionevoli.
    E quanti siamo solo in Europa?
    In più ci sarebbero molti più iscritti ai circoli e questi come ho sempre precisato da almeno una decina d’anni ai Resposabili Regionali,dovrebbero essere aperti anche ai non sardi, perché un Popolo che si chiude in se stesso diventa giustamente un’oggetto, a mio parere…. Infine tutto questo alla Regione non costerebbe Niente e porterebbe solo vantaggi…
    ma questa è la mia innocente opinione e non vale un bel niente in confronto alle vecchie retoriche del passato!

  2. Mi fa piacere che Giusy Porru legga “con molta attenzione” i miei articoli. Anch’io ho letto con molta attenzione il suo commento e mi permetto di fare qualche osservazione. Se ha letto attentamente le mie 150 righe di sintesi di un convegno cominciato la mattina e proseguito fino a tardo pomeriggio, converrà che è ingeneroso (per non dire, secondo parole tratte dal suo intervento, che ha “più sintomi di propaganda politica che altro”) ridurre la giornata di studi sul pensiero autonomistico sardo a questo giudizio liquidatorio: “Un convegno di queste dimensioni e importanza, sicuramente con un costo non indifferente a spese della REGIONE (Assessorato al lavoro), per ricordarci che ancora oggi, siamo ben lontani dall’Autonomia…però, rassicuriamoci, almeno c’è qualcuno che pensa anche a NOI!”.

    Innanzitutto preciso che l’on. Mauro Pili ha seguito tutte le relazioni del convegno e che, nelle sue considerazioni finali, come risulta anche dalla mia sintesi, ha inserito il suo ragionamento sulle questioni dell’insularità e della continuità territoriale come esemplificazione di una battaglia politica per l’ottenimento di un intervento legislativo a favore dell’autonomia della Sardegna. A Giusy Porru “sembra una barzelletta” che oggi il Deputato Pili, ex presidente della Regione, chieda il sostegno dei sardi INTERESSATI…!!? alla sua mozione sull’insularità e sulla continuità territoriale, perché LUI deve sapere benissimo che il costo dei trasporti elevati e non solo per le persone, siano un handicap enorme per il settore economico in tutta l’isola e in tutto l’arco dell’anno?. A me sembra invece assolutamente necessaria la mobilitazione degli emigrati e dei sardi residenti più consapevoli e attivi (Giusy Porru saprà che molti emigrati e molti sardi residenti non sono INTERESSATI a muoversi e che aspettano solo che qualcuno gli porti a casa, mentre loro se ne stanno in pantofole, i benefici dell’essere diventati, come lei auspica, “una forza commerciale”: al solito, “armiamoci e partite”)a sostegno delle proposte di legge che possono attenuare se non annullare gli svantaggi dell’insularità (in ogni caso, Pili o non Pili, Giusy Porru concorderà che chi si impegna a cambiare una situazione non equilibrata conosca benissimo le conseguenze negative di essa) Dice Giusy Porru: Dunque se i presidenti delle FEDERAZIONI di tutti i circoli o anche solo in questo convegno avessero invitato le persone giuste per concordare una tariffa emigrati e o aderenti, con le compagnie aeree o navali che per assicurarsi una clientela di migliaia di persone sarebbero sicuramente disposti a prezzi più ragionevoli?. Rispondo che il titolo del convegno era “La storia e i protagonisti del pensiero autonomistico in Sardegna”: non si è trattato quindi di un incontro per fissare, invitando “le persone giuste”, “una tariffa emigrati”!

    Ovviamente a me premeva qui rispondere alle considerazioni di Giusy Porru relative al mio resoconto del convegno di Genova. Formulo però anch’io, in chiusura, una “innocente opinione”. Come responsabile Comunicazione della FASI, come vicepresidente vicario del Circolo “Logudoro” di Pavia, come giornalista quindi mettendo insieme tutte le mie esperienze in diversi ambiti del mondo dell’emigrazione ho idea che la battaglia dei politici sardi e non sardi (il contesto, non dimentichiamolo, è l’Europa) e dei sardi residenti e degli emigrati INTERESSATI (e naturalmente possono essere INTERESSATI anche cittadini europei desiderosi di andare in Sardegna pagando tariffe di riequilibrio, come le chiama Pili)per la conquista di queste tariffe di riequilibrio sia meno semplice di quanto pensi Giusy Porru.

  3. Signor Paolo Pulina la lettura delle 150 righe di sintesi sul Convegno, seppur scritte dal giornalista, responsabile Comunicazione della FASI, e vicepresidente vicario del Circolo “Logudoro” di Pavia, mi hanno lasciato comunque queste impressioni.Buon lavoro!

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