Nel 2008 la disoccupazione in Sardegna ha raggiunto livelli da record

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Il 2008 è stato un anno nero per la disoccupazione in Sardegna. L’Isola, con un tasso del 12,2%, si è posizionata ai vertici della classifica italiana, subito dopo la Sicilia (13,8%) e la Campania (12,6%). Il primato, poco lusinghiero, emerge dalla Rilevazione sulle forze lavoro pubblicata dell’Istat. A livello nazionale, il tasso di disoccupazione (dato dal rapporto fra le persone in cerca di un posto e le forze di lavoro), dopo nove anni di discesa ininterrotta, torna a crescere posizionandosi al 6,7%, sette decimi di punto in più dal 2007. Come detto, le regioni con il tasso più alto sono Sicilia (13,8%), Campania (12,6%), Sardegna (12,2%) e anche Calabria (12,1%). Al contrario, il tasso più basso si rileva in Trentino-Alto Adige (2,8%) e in Emilia-Romagna (3,2%). In confronto al 2007, il Piemonte e la Sardegna peggiorano i propri risultati nella graduatoria regionale, salendo rispettivamente dalla tredicesima all’undicesima posizione e dalla quinta alla terza. I divari territoriali, sottolineano dall’Istat, rimangono molto ampi: in Sicilia l’indicatore è quasi cinque volte più elevato del Trentino-Alto Adige. Nella disaggregazione per genere, la Sicilia manifesta il tasso di disoccupazione più elevato sia per gli uomini sia per le donne. Il Trentino-Alto Adige, invece, segnala il tasso più basso per entrambi i generi. Rispetto al 2007, la crescita della disoccupazione interessa tutte le regioni tranne il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta dove l’indicatore rimane stabile. Sardegna e Campania registrano un aumento tendenziale particolarmente sostenuto. Riguardo ai generi, le regioni con incrementi più consistenti sono per gli uomini sempre la Sardegna (il cui tasso di disoccupazione raggiunge il 9,8%), la Basilicata (l’8,7%) e la Sicilia (l’11,9). Per le donne, il discorso cambia, ma solo leggermente: in testa la Campania (con un tasso del 12,6%), la Sardegna (al 15,9%) e il Friuli Venezia Giulia: in quest’ultima regione il tasso di disoccupazione femminile (6,4%) è comunque di 2,1 decimi di punto più basso della media nazionale. A navigare in cattive acque è soprattutto il Mezzogiorno: Palermo (17,1%), Sassari (16,9%), Agrigento (16,8%) ed Enna (16%) sono le peggiori d’Italia. In ogni caso, nel 2008 solo sei province presentano un tasso inferiore al 3%, a fronte delle quindici del 2007. Soltanto a Piacenza, spiega l’Istat, l’indicatore rimane al di sotto del 2%, sia nella componente maschile sia in quella femminile. Con l’eccezione di Bologna, tutte le grandi province registrano un incremento del tasso di disoccupazione. Tra il 2007 e il 2008 gli incrementi più sostenuti, conclude l’Istat, si osservano a Palermo (dal 15,5% al 17,1%) e Napoli (dal 12,4% al 14,0%), che rimangono le due grandi province con il tasso di disoccupazione più elevato, nonché a Roma (dal 5,8% al 7%) e a Genova (dal 4,4% al 5,4%).

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