"Sa Die" a Milano. Cronaca di una giornata piovosa e festosa per i sardi emigrati

di Sergio Portas

Come ormai da prassi consolidata "Sa die de sa Sardigna" che si svolge in terra di Lombardia viene scandita da una scaletta di eventi che prevedono una visita guidata ai luoghi storici dove si svolge la manifestazione, in questo 2009 trattavasi di Milano, una messa in una prestigiosa chiesa, e S. Ambrogio non è davvero seconda a nessuna, un pranzo più o meno pantagruelico, un convegno e uno spettacolo musicale finale. Giove pluvio ci ha messo del suo (e continua pure) nel far sì che i pretendenti a visitare gli innumerevoli luoghi storici milanesi non fossero una folla strabocchevole. Berlusconi Silvio da parte sua ( sicuramente non informato del tema del convegno scelto per questo evento mesi fa: "Il G8 a La Maddalena") ha contribuito inopinatamente a svuotare di significato le relazioni che si erano preparati gli invitati a parlare. Che comunque qualche parola sull’argomento l’hanno pur dovuta spendere. Ma prima di riferirvene mi preme sottolineare, davvero sorprendentemente, della messa che ha celebrato Padre Teresino Serra da Berchidda nella basilica ambrosiana. Sarà che ho vissuto l’evento dall’abside, avendo per tetto i mosaici policromi di scuola bizantina dove spicca un Cristo pantocratore che sembra guardare in faccia proprio te quando a Lui volgi gli occhi. Da due anni faccio parte del coro stabile di canto sardo diretto da Pino Martini e noi si è cantato un paio di Alleluia e un Gloria, in latino, e il "Deus ti salvet Maria" al momento della Comunione. In faccia ai presenti di una chiesa gremita in cui spiccavano le macchie di colore dei costumi sardi ornati di filigrane che rimandavano l’oro alle luci delle candele. Troppo emozionato per potervi dire se il canto abbia fatto onore allo stato d’animo del pubblico presente. In gran parte formato da sardi emigrati e dai loro parenti. Ma è di padre Serra, superiore Generale dei Missionari Comboniani, che mi preme dire. Ha svolto un’omelia che ha strappato l’applauso dei presenti in chiesa. Una cosa di certo inusuale ma se si conosce almeno per sentito dire chi siano questi epigoni di San Daniele Comboni, presenti in ogni parte del mondo in cui l’umanità ultima viene letteralmente massacrata, lo stupore è mitigato. Loro, negli slum di Nairobi, nell’inferno del Darfur, nelle baraccopoli dell’America Latina, sanno e vanno dicendo da sempre che Dio vuole essere amato in qualcuno, e quel qualcuno se lo vanno a cercare tra i dannati della terra. Che sono incredibilmente contabili a miliardi e non a milioni. Generale senza stellette e medaglie questo prete del ’47 ha parlato ai sardi presenti a Milano degli altri innumerevoli emigrati che si spostano per il mondo alla ricerca di un lavoro sicuro e del pane diuturno da guadagnare per i figli. Poteva non conquistare i loro cuori? Dei poveri, questa volta sardi doc, ha pure detto nel pomeriggio Ottavio Sanna, presidente delle Acli Sardegna. E il convegno, presieduto da Antonello Argiolas coordinatore dei circoli della Lombardia si è poi dipanato fra i saluti di Pierangela Abis (presidentessa dei milanesi) e di Tonino Mulas, per la FASI. Gli interventi poi dei parlamentari europei Mario Mauro, brillante nell’esposizione e nel contenuto, davvero bravissimo e Antonio Panzeri, per usare una metafora di stile calcistico, appena sufficiente, sottotono. Ha chiuso il neo assessore al turismo Sebastiano Sannitu, che è in quell’ufficio da soli quindici giorni e che dunque poco poteva dire, se non che la nuova amministrazione cancella ogni tassa che possa anche lontanamente essere scambiata per "lussuosa". La Sardegna torna ad essere terra accogliente, anche per i ricchi. Franca Masu, con la sua voce di contralto, le sue canzoni che richiamano sensazioni del fado lusitano, si incarica di chiudere la giornata. Prima di lei, noi del coro sardo, ruffianamente scaldiamo la platea con "Procurad’e moderare", un "Isettande" dolce di Pino Martini e un "Laire Lellara" che alla fine canta tutta la sala. Qui davvero poso dire: veniva giù il palco dagli applausi.

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