Platone, i Shardana, la storia sarda da riscrivere: l'Atlantide ritrovata

di Massimiliano Perlato

 

Essendosi verificati terribili terremoti e inondazioni, nel corso di un giorno e di una terribile notte, tutti i vostri guerrieri sprofondarono insieme dentro la terra e allo stesso modo fu sommersa e scomparve l’isola di Atlantide. Per questo ancora oggi quel mare è diventato impercorribilie e inesplorabile, essendo d’impedimento i bassifondi fangosi che produsse l’isola, sprofondando. Platone

Così scompare una civiltà e dal profondo di un torbido mare nasce il più grande mito di tutti i tempi: la civiltà di Atlantide. La letteratura e la cinematografia su questa leggenda si sprecano, altrettanto numerose sono le ricerche scientifiche, ultima delle quali quella di Robert Sarmast, americano, che l’avrebbe individuata nelle profondità marine tra Cipro ed il Libano. Gli oceanografici che scandagliano da anni la zona sono in disaccordo con le tesi proposte da Sarmast, il quale, ritengono, è stato tratto in inganno da alcune singolarità dei fondali di quella zona. Il mito di Atlantide scompare nuovamente negli abissi profondi. Prima dell’esploratore americano, senza il supporto di sofisticati ecoscandagli e navi oceanografiche, sulle pagine di Repubblica venivano pubblicati stralci del libro del giornalista Sergio Frau, una serie di articoli che erano destinati a far discutere, riflettere, sognare. Cosa sarebbe successo se… La storia di Atlantide raccontata dall’inviato di Repubblica. Come ben noto a chi ha letto il libro "Le colonne d’Ercole – Un’inchiesta" e si è documentato sull’evolversi di tale ricerca, a Sergio Frau, il dubbio che qualcosa potesse essere scappato agli investigatori del tempo, impegnati a cercare Atlantide in luoghi come Creta, Canarie, Penisola Scandinava, nacque dalla vista di una cartina che schematizzava il livello delle acque del Mediterraneo dall’ultima glaciazione fino, all’incirca, ai giorni nostri. Ma è possibile che si siano commessi dei grandi rimaneggiamenti nell’antica geografia, tanto da ingarbugliare le testimonianze più antiche? Frau si è posto lo stesso dubbio, al quale si è dato una risposta svelando un altro grande bluff: quello della terra piatta. Siamo soliti considerare che tale credenza sia nata con l’uomo e cancellata da Cristoforo Colombo, scopritore delle Americhe. Superato il dubbio iniziale in merito agli artifizi storici, si può riproporre il quesito fondamentale di tutta l’opera: "Chi e perché ha spostato le Colonne di Sicilia nello Stretto di Gibiliterra?" Così, in una fatica letteraria lunga ben 678 pagine, l’inchiesta di Frau cerca di dimostrare come la cultura mondiale sia stata ingannata da una mossa di geo-politica, incolpando per tale macchinazione Eratostene che parlando di Atlantide affermava: davanti a quella bocca che viene chiamata, come dite voi, Colonne d’Eracle (Ercole), c’era un’isola… Quell’isola era Atlantide, che per ricchezza, tecnologia, organizzazione sociale e militare, superava qualsiasi altra nazione di quei tempi. La nuova visione del Mediterraneo e le vecchie testimonianze sulla fantastica civiltà, presentavano una novella candidata al titolo di "isola dei beati": la Sardegna. La descrizione di Platone è grandiosa: le descrizioni di una terra attraversata dalla più bella e fertile di tutte le pianure (il Campidano), in cui i raccolti sono abbondanti e le greggi figliano più volte nel corso dell’anno, dove si poteva trovare ogni genere di metalli o materiale da costruzione. Le descrizioni successive continuano a calzare come un guanto, parlando di commerci, di una natura raggiante, dei giochi, delle gare, delle acque termali e degli splendidi palazzi in cui vivevano i "vecchi più vecchi". Ancora oggi, la Sardegna si contende il titolo della longevità con il lontano Giappone. La fame dei sardi ultracentenari è ben nota, tanto da farli entrare nel Guinness dei primati mentre, ritornando alla descrizione di Platone, sono semisconosciuti i suoi palazzi reali. Immaginare che un nuraghe potesse essere stato un castello è difficile, ma se si ha la pazienza di recarsi presso la Reggia Nuragica di "Su Nuraxi" a Barumini, c’è raffigurata una fortezza del tutto simile alle più moderne roccaforti medioevali, ovvero "Su Nuraxi" più di 3mila anni fa, epoca in cui solo le piramidi e pochi altri monumenti, potevano competere con la grandiosità dei nuraghi. I grandi complessi nuragici si possono contare sulla punta delle dita, ma seguendo gli studi di Giovanni Lilliu, simbolo vivente dell’archeologia nuragica moderna e scopritore di "Su Nuraxi", in quei tempi vi era probabilmente un’organizzazione politca cantonale che si riscontra anche nella suddivisione dei grandi complessi nei diversi distretti geografici isolani. Per citare i più famosi: "Palmavera" ad Alghero, "Santu Antine" a Torralba, "Losa" ad Abbasanta e "Sa Sedda e sos Carros" a Oliena. Proseguendo nella lettura del libro inchiesta si rincorrono ancora centinaia d’indizi, confronti e riscontri che dovrebbero sancire, una volta per tutte, che Atlantide non è mai sprofondata nell’Oceano, ma era nel mezzo del Mediterraneo. In sintesi ci si troverebbe davanti ad una grande censura storica, nella quale i nuragici e quindi i sardi, sarebbero stati privati delle loro radici. La questione è spinosa, anche perché l’ipotesi mette in dubbio la ricostruzione di gran parte delle vicende storiche del Mediterraneo Occidentale, almeno fino al 1000 aC. In merito si sono sollevate polemiche e scontri tra alcuni settori dell’ambiente scientifico ed i sostenitori della teoria di Sergio Frau. In generale, c’è chi è propenso a credere allo spostamento delle Colonne e all’Atlantide Sarda, altri ritengono verosimile solo la prima ipotesi ed altri ancora che avversano l’intera teoria. Giovanni Ugas, Archeologo dell’Università di Cagliari afferma che "non vi sono misteri nella vicenda nuragica, ma buchi di conoscenza storica, che vanno colmati con la ricerca scientifica". Lo stesso ha cercato di risolvere gli interrogativi sulla mancanza di documentazione storica della Nazione Nuragica, sovrapponendo i Sardi a quei Shardana dei Popoli del Mare, affermando con certezza che con le conoscenze attuali i due possono essere identificati come lo stesso popolo. Sergio Frau rincara la dose, confermando una forte componente caucasica nel Dna dei sardi, accontentando anche chi ritiene gli Shardana siano di esclusiva provenienza orientale. I popoli del mare erano una confederazione di stati, ricordati soprattutto per la grandiosa avanzata operata intorno al XII aC quando devastarono Cipro, la Sicilia, contribuendo alla caduta dell’impero Ittita ed infine, scontrandosi con l’impero del grande faraone Ramsesse III, che li bloccò e li respinse. I geroglifici del tempio di Medinet in Egitto, davanti ai famosi templi di Luxor e Karnak, raccontano di un popolo che si muoveva e combatteva con a seguito carri, donne e bambini; geroglifici che narrano e raffigurano guerrieri, identici a quelli dei bronzetti sardi. Che i sardi potessero essere avvezzi al mare più di quanto si credeva, lo aveva già rivelato Giovanni Lilliu nel testo "Sardegna Nuragica" del 1996 parlando delle ricchezze derivate dai commerci oltremare. Nel libro Lilliu rovescia l’idea dei sardi spaventati dal mare, che aveva a lungo abbracciato e divulgato. Seguendo le mappe
della diffusione dell’ossidiana del monte Arci nel resto d’Europa ed in alcune aree dell’Africa settentrionale, si sposta la data dei grandi traffici marini mediterranei, molto più indietro di quanto si credesse. Seppure i sardi fossero stati gli Shardana o gli Atlantidei e se, comunque, hanno occupato un posto di tale rilievo nella preistoria e nella storia del Mediterraneo, bisogna domandarsi perché quella civiltà sia lentamente caduta in rovina nei secoli dopo il 1000 aC, soccombendo ai Cartaginesi ed ai Romani, arrocandosi nelle alture più impervie ed acquistando la fama di gente chiusa e bellicosa, che è ancora cucita intorno ai popoli barbaricini. L’ipotesi di Sergio Frau, che nelle prime battute aveva dell’incredibile, sale ancora d’intensità quando le parole di Platone sulla fine di Atlantide sono intrecciate con i geroglifici di Medinet: i popoli del settentrione complottavano nelle loro isole, ma, proprio allora, la tempesta inghiottì il loro paese… la loro capitale è devastata, annientata. In questi passi, l’epica fine del "paese delle meraviglie" s’incastra con la storia degli Shardana. Il grande cataclisma colpevole di tanta distruzione, uno Tsunami, ossia, l’onda anomala che si verifica in caso di terremoti sottomarini, frane lungo le coste o durante le eruzioni vulcaniche. Sarebbe stato questo fenomeno naturale a causare la fine della grande civiltà nuragica: improvviso, implacabile, che in un giorno imprecisato tra il 1178 ed il 1175 aC non lasciò scampo alle popolazioni occupanti gli oltre 100 chilometri del Campidano, la più grande pianura isolana, risparmiando tutto ciò che si trovava sulle alture circostanti, ma trascinando tanto fango da sommergere il più grande monumento nuragico dell’isola: "Su Nuraxi" situato a circa 60 km dalla costa ed oltre 200 metri sopra il livello del mare.  Il cerchio si chiude in un’attenta analisi, si fanno quadrare le cifre sugli anni della civiltà atlantidea e la disperata migrazione Shardana; inoltre, sempre in base ai racconti di Platone, si calcola l’estensione della pianura atlantidea, che si sovrappone quasi perfettamente al Campidano. Sergio Frau è più sicuro che mai, la questione fondamentale non è lo spostamento delle Colonne d’Ercole, ma è la storia antica di mezzo Mediterraneo che va riscritta.

2 risposte a “Platone, i Shardana, la storia sarda da riscrivere: l'Atlantide ritrovata”

  1. Immagino che il cognome dell’autore sia uno scherzo, altrimenti sarebbe una bella coincidenza: il signor Perlata che scrive una Pirlata!

  2. Qualche anno fà, nel 2004 se non ricordo male, ho avuto il piacere di partecipare all’esposizione e varie conferenze all’Unesco qui a Parigi, proprio su queste “ipotesi” dove avevano partecipato anche molti specialisti (storici,geologi archeologi ecc.)italiani e europei. Interventi interessanti, carichi di punti di interrogazione, concordanze e discordanze storiche con ancora molti punti imprecisi o inesatti. Da sviluppare certamente per quanto riguarda il passato nella STORIA nel mediterraneo.Che le colonne siano di Ercole o no, spesso provoca eccessi di protesta. Per me vale la pena fare altre ipotesi, rimettendo in discussione tanti altri elementi, perché è possibile che qualcuno abbia già mentito nel passato, ed è sicuramente quest’ultimo punto che disturba maggiormente…….

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