Domenica 15 al circolo "Nazzari" di Bareggio alle ore 17, convegno sull'eutanasia sarda

ci riferisce Ignazio Modica

Interessante dibattito sul tema dell’eutanasia sarda e un confronto tra la Sardegna di ieri e quella attuale, si è svolto al circolo "Nazzari" di Bareggio. Eutanasia, un termine che incute tristezza e rispetto, su cui si sente spesso discutere, che in qualche parte del mondo è permessa, in molte altre decisamente proibita e rifiutata. In Italia, per esempio, non è consentito, per nessun motivo "staccare la spina" e anticipare la morte, neanche quando l’eutanasia è invocata e chiesta dal malato perchè solo questa porrebbe fine a sofferenze atroci ed inumane.. Dopo l’introduzione del presidente dell’associazione, Franco Saddi, c’è stato il saluto delle autorità locali: il sindaco di Bareggio, Monica Gibillini e il sindaco di Cornaredo Pompilio Crivellone. A seguire, la presentazione del libro "Ho visto agire s’Accabadora", sulla prima testimonianza oculare di una persona vivente sull’operato de s’accabadora. cioè di colei che, chiamata dai familiari del malato terminale, dava la buona morte. Una figura, a quanto sembra, realmente esistita in Sardegna che ha esercitato sino alla prima metà del ‘900 nella parte centro-settentrionale dell’isola. Presente al dibattito l’autrice del libro Dolores Turchi di Oliena, studiosa di tradizioni popolari. Ha fondato e dirige il semestrale di cultura "Sardegna Mediterranea" L’opera è stata presentata dalla scrittrice con la partecipazione e il commento del Dottor Gavino Maieli,  Psichiatra dell’Azienda Ospedaliera "Bolognini" di Seriate (BG), Direttore Responsabile della rivista "NUR" Cultura d’Identità della Sardegna e Presidente dell’Associazione Culturale Sarda "Maria Carta" di Bergamo.

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