Nel 2008, 144 aziende isolane hanno chiuso i battenti: affondano le imprese sarde

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Le imprese staccano la spina: game over . Il 2008 sarà ricordato anche per questo: in Italia i fallimenti sono più che raddoppiati (+106%). E la Sardegna non è stata a guardare: l’isola ha registrato in media un balzo del 23,1%, con punte del +110% a Nuoro. È quanto emerge da una elaborazione di Cribis.it, su dati delle Camere di commercio, pubblicati ieri sul Sole 24 Ore. In Sardegna c’è un’eccezione. Nel 2008 la provincia di Oristano è stata l’unica (e una delle poche in Italia) in cui si è registrata una diminuzione dei fallimenti. Motivo? «Si tratta della provincia meno industrializzata della Sardegna», spiega Massimo Putzu, presidente regionale della Confindustria. «L’economia dell’Oristanese è basata in prevalenza sull’agroalimentare: i maggiori fallimenti, invece, si sono verificati nel comparto manifatturiero». E non è un caso che a Nuoro – provincia sferzata dalla crisi di industrie energivore e legate al mondo della chimica – i risultati sono pesanti. Qui l’aumento dei fallimenti è stato del 110% (21 imprese rispetto alle 10 del 2007). Male anche Sassari, con un incremento del 37,5% (22 imprese rispetto alle 16 di due anni fa) e Cagliari con il 17,3% (95 imprese rispetto alle 81 del 2007). Fa caso a sé Oristano, che è l’unica provincia sarda in cui il numero delle chiusure è diminuito: soltanto sei rispetto alle dieci del 2007, con una diminuzione del 40%. I dati, a livello generale, dimostrano che nel 2008 la difficile congiuntura economica ha portato al fallimento quasi 13 mila imprese italiane, più del doppio rispetto all’anno precedente. In testa alla classifica si trovano la provincia di Napoli (1.128 fallimenti e +563% dal 2007 al 2008) e quella di Roma (1.022 e +76%). Ai vertici anche la Lombardia, con in prima fila Milano (806 fallimenti e +47%) e Brescia (468 fallimenti e +271%). «Queste differenze con la Sardegna, in termini assoluti e percentuali, indicano una disparità di sviluppo», precisa Putzu. «Paradossalmente, l’isola – che è molto sviluppata nel comparto dei servizi – risente meno della bufera economica che sta investendo tutte le grandi imprese. Ad ogni modo», aggiunge il presidente della Confindustria sarda, «ci attendiamo un 2009 più difficile per le aziende isolane». L’elaborazione di Cribis.it mette in evidenza l’allarme che vivono le imprese italiane. Nel 2008 sono stati 12.786 gli imprenditori italiani che hanno chiuso i battenti. Ma non solo. I protesti (che è il risultato di debiti non pagati) hanno raggiunto quota 1.397.685. «La crisi è trasversale», aggiunge Massimo Putzu, «ma non dobbiamo farci prendere dallo sconforto e dal pessimismo». Molto dipenderà dalle scelte di politica economica. «In Sardegna – dopo le elezioni – bisognerà tornare a parlare di strategie e di crescita», osserva ancora il presidente regionale di Confindustria. «Per farlo, però, occorrerà mettere da parte le polemiche e le divisioni. Lo sforzo dovrà essere comune».

Una risposta a “Nel 2008, 144 aziende isolane hanno chiuso i battenti: affondano le imprese sarde”

  1. Mi chiamo Francesco Cau, nasco ad Assemini (Cagliari) nel 1947 e lavoro come scultore e intagliatore lego sempre nella mia città natia. Figlio della società rurale, ricca di cultura contadina, mi sono sentito attratto dal legno e dalle sue forme, soprattutto quando sulla riva dei fiumi, sia i tronchi che le radici assumevano forme fantastiche, grazie alla levigatura dell’acqua e all’erosione prodotta dal vento. Levigati nelle foci dei fiumi o contorte dai venti, gli alberi assumevano forme plastiche inverosimili, con sembianze animalesche e persino umane, quasi inchinandosi alla forza dirompente della natura, amica della splendida Isola che è la Sardegna. E’ proprio dall’acuta osservazione che nasce la mia grande voglia di incidere sulle forme e modellare la materia, di cui sono fatti tronchi e radici e fin da bambino mi cimentavo in quest’arte, che diverrà poi la mia compagna per la vita, con un semplice coltellino, fino a quando l’intaglio assume un’importanza quasi rituale. E’ per lo più, alla natura che si ispirano i miei lavori, con occhio attento e con quel pizzico di creatività, che riesce ad ispirare la mia fertile fantasia, ma è anche la vita rurale e contadina fonte di semplice e pura ispirazione. Dalle mie mani cominciano a scaturire forme come cassapanche, mobili e sculture che rispettano la tradizione, raccontando a tratti la meravigliosa natura di cui i luoghi erano ricchi: cinghiali, mufloni, uccelli, tori e la flora del sottobosco, per quello che misento un vero figlio della Sardegna. I mie mobili e le mie sculture sono state esposte in molte parti del mondo e da 20 anni facevo parte dell’Ente I.S.O.L.A. che si occupava di divulgare i mei lavori, ed ovunque incontrano un largo consenso di pubblico. Poi grazie a renato soru nel 2005 chè a fatto chiudere l’ente che dava lavoro a circa 170 bravi artigiani (ora a spasso)anchio ho dovuto chiude bottega.

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