Fuga irresponsabile, corsa indecente dei migranti istituzionale al Consiglio d'oro

di Maria Letizia Pruna

 

Se il rinnovamento è l’obiettivo dichiarato di questa accelerata campagna elettorale, forse è il momento giusto per imporre più rigore nei percorsi politici e istituzionali. Il panorama è piuttosto sconcertante da questo punto di vista: in questi giorni assistiamo ad una incredibile rincorsa ad abbandonare ruoli istituzionali di vario livello (comuni, provincia, perfino il parlamento) per poter avere un posto nelle liste dei candidati al consiglio regionale, interrompendo palesemente per ambizioni personali – non certo per interesse collettivo – l’incarico politico ricevuto dai cittadini dopo averlo chiesto e sollecitato con dispendiose – per lo più – campagne elettorali. Sarebbe interessante andare a rileggere gli impegni assunti a suo tempo da questi amministratori pubblici con i propri elettori e con intere comunità, e valutare quanto inaffidabili e inconsistenti risultano le loro parole a distanza di poco tempo. All’ irresponsabilità individuale di questi soggetti si somma purtroppo l’insipienza dei partiti che non solo non sanzionano tali comportamenti ma a volte addirittura li premiano aprendo le porte dell’assemblea regionale ai fuggitivi dalle varie cariche. Quanto costa questo assurdo turnover nelle cariche pubbliche? I costi da calcolare non sono solo economici, naturalmente; anzi, riguardano soprattutto la fiducia dei cittadini nella politica e nelle istituzioni. Anche la concentrazione di incarichi sulle medesime persone è diventata francamente intollerabile: dimostra una limitata apertura alla partecipazione, ed è poco convincente la spiegazione che il sindaco e il consigliere provinciale e regionale sono impegni perfettamente conciliabili. Si è ormai formata una categoria di persone sempre con il piede in qualche staffa (spesso, appunto, più di una), e riuscire ad avere sempre qualche staffa in cui infilare il piede è diventato un mestiere, probabilmente gratificante ma sicuramente poco utile alla collettività. Un’altra categoria inquietante della politica è quella – fortemente in crescita – dei perenni erranti, che passano da un partito all’altro senza soluzione di continuità, senza neppure il cenno di una pausa di riflessione, a volte segnando evoluzioni politiche piuttosto ardite, ma in fondo facilmente spiegabili con la banalissima inconsistenza delle idee a cui si richiamano e il solidissimo opportunismo che li guida. Anche in questo caso, sono i partiti che consentono e alimentano queste stravaganti migrazioni, a volte annunciate e altre volte improvvise, spesso rancorose, capricciose, e quasi mai definitive. I partiti accolgono i transfughi di qualsiasi parte in modo pressoché automatico, e a volte li fanno immediatamente assurgere a ruoli di rilievo. Il trasformismo politico dovrebbe essere riconosciuto come arte circense (di basso profilo). Anche in questa campagna elettorale sono già in corso le migrazioni politiche, in tutte le direzioni, come si trattasse di uccelli impazziti. E sono, naturalmente, migrazioni finalizzate ad uno scambio immediato: i transfughi ritengono di portarsi via dal partito di provenienza i propri voti e li scambiano nel partito di arrivo con un posto nelle liste per il consiglio regionale. Gli elettori dovrebbero castigarli, costringerli alla desolante nudità delle loro idee prive di consenso elettorale. Una fattispecie di questo fenomeno particolarmente disgustosa è la migrazione interna al consiglio regionale: dopo essere stati eletti in un partito, alcuni (troppi) cambiano posizione in corso di legislatura e passano ad altri schieramenti o al refugium peccatorum di qualche sorta di gruppo misto, da cui ricattare in varia misura le diverse parti politiche in precisi momenti. E’ possibile sperare in una norma che impedisca questi comportamenti? E’ giusto cambiare idea, e data l’inconsistenza di quelle in circolazione è facile che ciò avvenga, ma in questo caso bisognerebbe dimettersi dal consiglio regionale e non cambiare poltrona: il rispetto delle scelte degli elettori può continuare ad avere così poca importanza? Facciamo dunque un elenco degli irresponsabili, dei trasformisti e dei capricciosi e chiediamo al popolo di non votarli più per nessuna ragione al mondo. Ci piacerebbe che in questa campagna elettorale la caccia al voto e il compromesso politico si giocassero su livelli alti.

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