Mai tanta attenzione sulla stampa e nelle tv nazionali: Renato Soru supera anche Mario Melis

di Michele Fioraso

 

Prove tecniche da leader nazionale? Le polemiche dimissioni del presidente della Regione Renato Soru portano sulla ribalta politica italiana la Sardegna e un suo esponente politico con un risalto e un’attenzione che mancava forse dai tempi del compianto Mario Melis. Due interviste televisive – una, molto spigliata, alla trasmissione di Daria Bignardi che precede di pochi giorni la crisi – e una serie di articoli e ritratti su tutti i principali giornali, quasi in coincidenza con i problemi che investono gli amministratori locali targati Pd in mezza Italia: mentre tutti cercano l’Obama made in Italy, il presidente della Regione sarda si concede una presenza mediatica quasi senza precedenti, che eclissa il clamore attirato negli anni passati da alcuni provvedimenti molto discussi (come il decreto salva coste o la tassa sul lusso). A parte il radicale cambiamento di strategia comunicativa da parte di Soru, da sempre un po’ restio nei confronti di telecamere e microfoni, è facile intravedere dietro questo montante interesse la regia del segretario nazionale del Pd Walter Veltroni. I riflettori puntati su Soru sembrano quasi il tentativo di reagire alla perenne crisi del partito con il pesante "endorsement" di un homo novus della politica, almeno su scala nazionale. Il fondatore di Progetto Sardegna però smentisce ambizioni romane: «La mia esperienza politica è in Sardegna», dice nel salotto televisivo di Fabio Fazio. L’eventuale futuro decollo verso la scena politica dei big recentemente era stata ipotizzata, con una bella dose di ironia corrosiva, da un’osservatrice fuori dai soliti schemi e attenta ai meccanismi di certa politica: il 21 novembre la scrittrice Michela Murgia, sul suo sito, aveva quasi profetizzato un futuro «colpo di mano» nel Pd nazionale, con l’ascesa di Soru (favorita dalle vecchie volpi). «Un uomo nuovo, credibile, onesto, mai stato sindaco di Roma, che si sia messo in luce ma senza bruciarsi, che sia popolare e noto a livello nazionale, ma che non venga da una vita di politica – scrive Murgia – e possa dunque riuscire nel doppio miracolo di dare speranza messianica alla gente e farsi sperabilmente usare come fantoccio da uno scaltro apparato partitico di cui sa poco o nulla». A dimissioni fatte, sulla stessa linea si muove Stefano Folli, editorialista del Sole 24ore, in un’intervista rilasciata al quotidiano online "Il Sussidiario.net". Dice Folli: «Soru è portatore di una carica innovativa molto forte». Perciò «mi stupirei se Veltroni non facesse una battaglia fino in fondo per sostenerlo, perché è un personaggio che non deve lasciarsi scappare». Di sicuro non se lo lasciano scappare Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, Sole 24 ore, che dedicano ampie paginate al caso Sardegna, nella gran parte dei casi per lo più semplificando la crisi del governo regionale nell’ottica di uno scontro tra cementificatori e difensori dell’ambiente che viene inserito nel filone della "sinistra immobiliare". Anche L’Espresso in edicola ai primi di dicembre presenta Renato Soru come «unica eccezione alla slavina morale del centrosinistra» e parla di «sfida finale tra due modi di fare politica e costruire il consenso». Da una parte «la pancia del Pd», mossa contro Soru «per logiche di partito più che affaristiche», quando invece il presidente dimissionario, votato alla tutela ambientale, «è pronto a tutto, anche a proseguire senza il Pd». Qualche giorno prima l’equazione dell’Obama de noantri era apparsa nell’editoriale di Internazionale, il settimanale che presenta inchieste e approfondimenti dalla stampa di tutto il mondo. Nell’editoriale del direttore Giovanni De Mauro si legge: «Da noi non è tra i "giovani" del partito democratico che sembra nascondersi l’eventuale Obama italiano. È più estraneo all’establishment politico un ricco imprenditore come Renato Soru, che in televisione è impacciato, suda e sta in silenzio, e in Sardegna fa proposte rivoluzionarie come il divieto di costruire in una fascia di trecento metri dal mare». Piccola inesattezza questa, che si aggiunge a quelle delle altre testate nazionali su aspetti come piano paesaggistico e legge urbanistica. Ad onor del vero, i giornali nazionali sembrano preoccuparsi solo delle luci e dimenticano le ombre dell’era soriana: nessuno fa cenno all’indagine sul caso Saatchi che coinvolge il presidente, alla crisi di Tiscali (di cui Soru rimane azionista di riferimento), al dilemma del conflitto d’interessi sollevato dall’acquisto dell’agonizzante Unità da parte di Soru. Paradossalmente è Fabio Fazio a proporre – con i guanti e all’acqua di rose, com’è suo stile – due di questi temi durante l’intervista a Soru nella trasmissione di Rai 3 "Chetempochefa" del 7 dicembre. Tiscali, risponde il presidente, «non lascerà a casa nessuno» anche in questo «momento difficile per tutte le aziende», almeno «per quello che potrò fare e per quello che potrò suggerire in un’azienda in cui non metto piede da cinque anni». Sul conflitto di interessi – sul quale nei giorni scorsi il giornale "Il Riformista" ha mosso un pesante attacco relativo all’incompatibilità prevista dallo statuto del Pd – Soru ha detto che «chi fa politica ogni giorno ha un conflitto di interessi, sia che nella vita privata sia un imprenditore, un avvocato, un medico o uno che semplicemente ha dei figli e si trova nel conflitto se mandare avanti i figli degli altri o i propri». «Il buon politico – secondo il presidente della Regione – è quello che riesce a mettersi totalmente al servizio e allora avrà superato il conflitto di interessi, farà bene e dormirà con la coscienza tranquilla".

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