Cresce il riciclo dei rifiuti in Sardegna: miglior performance per Fonni

di Pier Giorgio Pinna

 

Sprint finale da record per il riciclo dei rifiuti in Sardegna. Il dato medio tendenziale passa dal 30% d’inizio maggio al 38%. Con un conseguente incremento dei quantitativi smistati per il riuso di plastica, ferro, carta, vetro, sostanze organiche: in tutta l’isola si va da 230mila tonnellate a 300mila. Un’impresa quasi da guinness. Non è l’unica performance degli ultimi mesi in questo settore. Altri dati, infatti, appaiono particolarmente confortanti, almeno secondo il nuovo rapporto sul controllo delle scorie nell’isola. Il dossier rientra nelle attività d’analisi con scadenze annuali promosse dalla Regione. In quest’occasione, per la prima volta, l’inchiesta è stata fatta dagli esperti dell’Arpas. Gli specialisti dell’agenzia istituita due anni fa per la protezione ambientale, radiografando la situazione per conto dell’assessorato, ipotizzano moderni scenari in un quadro di estremo interesse. Soprattutto se si ricorda come il tema dello smaltimento delle scorie urbane abbia spesso arroventato il clima politico anche in Sardegna. Intanto, per la questione generale legata alla tutela del territorio e alla presenza delle discariche (dal dopoguerra non tutte costruite e gestite a norma di legge). In secondo luogo, per la polemica seguita alla decisione di consentire a navi di rifiuti campani lo sbarco nell’isola, per la successiva contestazione pacifica al porto canale di Cagliari e per gli scontri violenti tra gruppi ultras e forze dell’ordine davanti alla villa del governatore Renato Soru a Bonaria, per ore sotto assedio. Infine, per il tema più generale dell’affinamento degli strumenti e dei metodi per smaltire le immondizie in una logica che punta sempre più allo zero-rifiuti. In breve tempo la Sardegna è così divenuta la prima regione meridionale (e la sesta in assoluto) in una campagna che può trasformarsi in eco-business. Sono 31 su 1081 censiti in Italia i comuni sardi più ricicloni dove si supera il 40% della differenziata. Nel presentare il report l’assessore Cicito Morittu si sofferma perciò su alcuni punti molto chiari. Le statistiche attestano un salto di qualità. Specie se si rammenta come nel 2004 il riuso dei materiali di scarto fosse fermo ad appena il 4%. «Col varo del piano regionale sono stati invece stabiliti precisi obiettivi – dice Morittu – Il primo è la progressiva riduzione dei rifiuti urbani. Il secondo, il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata nel 2012. Il terzo, il recupero di materie per la produzione di beni. E, ancora, la valorizzazione energetica del "secco residuo" e lo smaltimento in discarica del solo rifiuto non altrimenti utilizzabile». Con questi progetti sono stati stanziati 23 milioni per realizzare un eco-centro in ogni comune dell’isola. Sono poi previsti contributi «per l’attivazione d’iniziative di compostaggio domestico». Altre risorse sono fissate per interventi tesi a sensibilizzare tutti nell’impegno per la riduzione degli imballaggi e nell’impiego dell’acqua potabile dai rubinetti attraverso l’installazione di erogatori di rete filtrata. Si punta poi alla costituzione di una sola Autorità d’ambito per la gestione unitaria del recupero e dello smaltimento, con tariffa unica in tutta la regione. «La Sardegna è tra le prime regioni d’Italia nell’acquisto di almeno il 50% di carta riciclata e nell’adozione di una politica organica che porti al raggiungimento di una quota di merci verdi non inferiore al 30% del fabbisogno territoriale – chiarisce ancora l’assessore – Grazie alla collaborazione dei cittadini, all’impegno delle amministrazioni e all’eccellenza dei risultati raggiunti la Sardegna è così divenuta un caso di studio nazionale». Dai 200 comuni che sino a metà dell’anno appena trascorso erano già attivi nella battaglia si è arrivati adesso a oltre 320 centri. Restano al palo una cinquantina di paesi e qualche città. Come per esempio Oristano. Nel suo caso, il più volte annunciato avvio delle procedure per la raccolta differenziata dovrebbe trovare finalmente attuazione entro gennaio. Ma alcuni ostacoli e difficoltà dell’ultim’ora invitano comunque alla prudenza: un altro rinvio, insomma, non è da escludere. Oltre ai primati raggiunti da Sassari (per il riuso della carta) e dal consorzio di comuni che fa capo a Gavoi, Ollolai e Tiana (per il riciclo in generale), non va dimenticato l’exploit di Fonni. Assieme a Oliena e Orgosolo, il paese con la maggiore altitudine nell’isola, mille metri sul livello del mare, è infatti risultato il campione 2008 nella lotta per l’eliminazione dei rifiuti speciali. Ossia: frigo, lavatrici, lavastoviglie, apparecchiature elettriche, strumenti elettronici, tv, computer. Tutti, non appena dismessi, capaci di trasformarsi in bombe ecologiche e causare forte degrado, specie in montagna. Bene: analizzati i risultati del lavoro svolto in questo campo da Fonni, Orgosolo e Oliena, i dirigenti di Legambiente hanno dichiarato gli abitanti dei tre centri vincitori assoluti del premio bandito dall’associazione su scala nazionale nel 2008. Un riconoscimento al cuore verde dell’isola. Ma non è solo nelle zone interne che il problema è stato affrontato di petto. Cagliari sta rapidamente recuperando il gap accumulato per il ritardo nella partenza della differenziata. Altri centri sono da tempo all’avanguardia. Soprattutto nel Campidano. È il caso, per esempio, di Elmas. Dove, con metodica svizzera, il ritiro di tutte le tipologie di scorie non subisce mai interruzioni o soste. Perfino durante le ultime festività, assicurano in tanti, non è mai passato un giorno, Natale e Capodanno compresi, senza che gli addetti garantissero puntualmente il servizio. Nel recente passato la provincia più virtuosa in questo processo si è rivelata proprio il Medio Campidano (59,1%). Seguono Ogliastra (42,8%), Oristanese (37,5%), Nuorese (27,7%), Cagliaritano (27,6%), Olbia- Tempio (25,5%), Carbonia-Iglesias (20,2%). Il Sassarese è il fanalino di coda con appena il 19,8%. Un milione e 800mila tonnellate, pari ad altrettanti metri cubi di rifiuti: tra i 2 termovalorizzatori di Macchiareddu e Ottana e 5 tra le maggiori discariche è questa l’attuale capacità di assorbimento degli impianti sardi. Copre le esigenze del milione e 660mila abitanti dell’isola, che spesso durante l’estate raddoppiano. Anche questi numeri compaiono nelle oltre 200 pagine del dossier realizzato dall’Arpas.

 

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