Dagli Stati Uniti, lettera a Renato Soru

di Pietro Porcella

Caro Soru, quale cittadino americano, nato e cresciuto a Cagliari, vi confesso che sono molto dispiaciuto (e preoccupato) per le vostre dimissioni. A meno che questa non sia una manovra calcolata per accelerare le nuove incombenti elezioni del 2009. Oserei dire,   I’m so Soru. Nel senso che io sono uno dei vostri tifosi per ciò che avete fatto internazionalmente quale manager di Tiscali così come per il grande impatto che avete avuto nel mondo della politica, diventando il nostro forte Governatore. In quattro anni avete rinnovato e risollevato la nostra amministrazione e i nostri sistemi informativi, creando anche un archivio digitale. Avete soprattutto messo in atto una legge per proteggere il tesoro rappresentato dalle nostre coste, che serve d’esempio anche fuori dalla Sardegna. Io vi supporto e vi supporterò fino a quando sarete coinvolti in politica, fondamentalmente perché credo negli stessi princìpi di protezione del nostro ambiente e quelli di conservazione e valorizzazione del nostro territorio. Con tutta onestà, quale sardo emigrato all’estero e spesso in giro per il mondo, io mi sento molto protetto dalla ‘legge salvacoste’  e dalla maniera con la quale lei difende la nostra terra, i nostri monumenti, la nostra cultura. E’ una ‘febbre’ simile a quella che ho appena sperimentato i due mesi precedenti, dove ho sostenuto la candidatura di Obama per cambiare l’America. Con voi è più un fatto di orgoglio di veri sardi che amano la propria terra. Anche noi potremmo ‘dividere la ricchezza intorno’ (‘ spread the wealth around’ come dice Obama ndr)  se solo fossimo capaci di creare ricchezza dalle nostre risorse naturali. Dovremmo drasticamente passare da una industria chimica giunta ad un binario morto ad una tanto richiesta industria di energie rinnovabili. Dovremmo promuovere, tutto l’anno, un turismo sostenibile relazionato alla nostra natura e cultura, riducendo drasticamente il tasso di disoccupazione. Sempre più sento il bisogno di rientrare a tempo pieno in Sardegna, per aiutare dove posso questo processo, mettendo a disposizione l’esperienza maturata all’estero. Molti dei miei amici non credono nelle sue azioni. Mi attaccano ferocemente quando ripeto il mio slogan ‘Meglio male accompagnati da Soru che…’  e cercano di convincermi che lei agisce sempre per interessi personali. Non sono mai stato d’accordo e fortunatamente i fatti parlano in vostro favore. Sarò un ingenuo, ma sono profondamente convinto che il vostro primo obiettivo sia quello di fare il meglio per la Sardegna e per i sardi ed essere ricordato per quello che avete fatto in questi quattro anni come Presidente e quello che (speriamo) farete nei prossimi quattro in Sardegna. Magari come amministratore politico anche in Italia e in Europa in futuro. In questo lei mi ricorda un pochino mio nonno, Luigi Crespellani, al quale associa anche una vaga somiglianza fisica. Da ragazzino ricordo come ammiravo la sua elegante figura quando divenne Senatore della Repubblica. Ero colpito dal suo forte background culturale e dal suo grande cuore al fianco della gente povera, sempre conservando uno grande stile ed eleganza con i VIP e gli ospiti speciali in Sardegna.
Certo era un mondo politico e sociale completamente diverso 60 anni fa, quando nonno aveva lavorato duramente e onestamente come primo Presidente della neonata Regione Autonoma della Sardegna.
Avevamo la malaria da sconfiggere e ci stavamo ancora risollevando dalle ferite della II  Guerra Mondiale.
L’obiettivo principale, allora, era quello di portare l’acqua, le strade e l’elettricità nei paesi. L’agricoltura era la nostra unica risorsa. Oggi siamo chiamati ad una nuova ‘partenza’ nel mondo globale, ed anche se lei  ha un carattere ben differente da Nonno Crespellani,  credo sia l’uomo giusto a poterci guidare in questa nuova era. Ovviamente nel gioco sporco che è diventata la politica oggi è impossibile fare sempre bene, specialmente in Sardegna dove l’innovazione (soprattutto in politica) procede molto lentamente. Se c’è qualcuno che lo puà fare, questo è lei ! Non molli, tenga il fiato e riparta da capo. Aloha e a si biri.
Ma sigumenti mancai  ameriganu  seu prima de dottu unu sardu fieru, e mi seu arrosciu de fueddai ingresu, di ollu nai callincuna cosa in  prusu,  si mi pirmitti Presidenti. Seus connottus cumenti ‘centu concas centu berrittas’. Du prefergiu una conca scetti, chi funzionara beni . cumenti cussa de fusteti, (mancai  pertiazzeddu). Po praxieri,su Presidenti, faeis allestru. Torrandi in s’arena po accabbai sa legislatura o convocai sa prossima elezioni de pressi ki custa borta c’è de si spassai (po no prangi). Cun rispettu

Una risposta a “Dagli Stati Uniti, lettera a Renato Soru”

  1. Caro Porcella ma non è che anche lei sta cercando un posto al sole??? e questa sviolinata ha tutto lo stile del classico “paracularo”…altrimenti ci svuole spiegare le sue assidue frequentazioni nel palazzo comunale di Cagliari notoriamente non in sintonia con il suo Governatore, che le hanno garantito un certo sostegno economico con le sue manifestazioni…

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