Al "Sa Domu Sarda" di Cremona, presentato il libro "A caccia in Sardegna" di Grasselli Barni

di Paolo Pulina

 

A Cremona, sabato 8 novembre 2008, quasi cinquanta persone, in un orario insolito (ore 11 del mattino) e in concomitanza con altre importanti manifestazioni di richiamo, hanno accolto l’invito del locale Circolo sardo "Sa Domu Sarda", presieduto dal cav. Antonio Milia, e hanno preso parte alla presentazione  del volume  "A caccia in Sardegna" (1905, riedito nell’isola nel 2004) dello scrittore cremonese Annibale Grasselli Barni (1870-1940). L’iniziativa è stata promossa dal Circolo sardo in collaborazione con la Biblioteca Statale di Cremona  (diretta da Stefano Campagnolo),  con la  Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato del Lavoro e con la Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (FASI). Dopo i saluti del direttore Castagnolo e del presidente Milia, sono seguiti due interventi: il primo di chi scrive, il secondo di Salvatore Tola, studioso della cultura sarda. Personalmente ho plaudito all’iniziativa del Circolo sardo di Cremona perché  ben pochi cremonesi conoscono il volume scritto dal concittadino Annibale Grasselli Barni, edito la prima volta a Milano nel 1905  col titolo  "In Sardegna (tra una fucilata e l’altra)" e con  numerose fotografie;  pubblicato in seconda edizione, con una lettera-prefazione di Grazia Deledda, senza la specificazione tra parentesi del titolo originale,  sia nel 1911, a Milano,  sia nel 1934, a Firenze; e ultimamente, nel 2004,   riedito in Sardegna, col titolo "A caccia in Sardegna" (con lo scritto deleddiano e con la sola foto Alinari dello scrittore in copertina), nella serie curata da Manlio Brigaglia per la collana "La Biblioteca della Nuova Sardegna", uscita in abbinamento al quotidiano di Sassari (il dott. Odoardo Rizzotti, Amministratore delegato del giornale, ha generosamente messo a disposizione le copie per l’evento cremonese). In Sardegna, il libro è conosciuto  (prima di quest’ultima ripubblicazione, la casa editrice Gia di Cagliari, nel 1989,  aveva procurato una ristampa anastatica dell’edizione milanese del 1911): il sito web della Regione Sardegna, alla voce Cultura-Viaggiatori del Novecento,  dedica una scheda a Grasselli Barni. Salvatore Tola ha ripercorso le pagine dello scrittore cremonese "amico della Sardegna" (come già lo aveva definito la Deledda), mettendo in evidenza come un viaggio  "cinegetico", cioè intrapreso per ragioni di caccia, abbia dato poi il frutto letterario (nel migliore senso dell’aggettivo) di un resoconto che, oltre che certificare il numero degli uccelli finiti nel carniere, dà descrizioni efficaci di paesaggi, di ambienti paesani e urbani, di modi di vita, di singole persone evitando toni dispregiativi  per le arretratezze sociali (specie in campo igienico) ed economiche riscontrate nelle varie tappe dell’itinerario e suggerendo, anzi, soluzioni in particolare nel campo dell’organizzazione agricola.  Oggi quindi anche i cremonesi  più sensibili alla valorizzazione dei personaggi locali hanno potuto prendere familiarità con un autore di cui sembrava essersi persa ogni memoria. Hanno appreso che Annibale Grasselli Barni fu giornalista acuto e scrittore di valore, nato a Cremona nel 1870 da una ricca famiglia di proprietari terrieri. Trattò diversi argomenti, scrisse una raccolta di versi e le biografie di Vittorio Emanuele III e di Margherita di Savoia, ma si occupò soprattutto della questione coloniale italiana, e in particolare dell’espansione in Libia (la Biblioteca Statale di Cremona, nella circostanza,  ha allestito una mostra di tutte le opere  di Grasselli Barni  da essa possedute). Quando sbarcò in Sardegna, a Golfo Aranci, nel 1899, aveva appena ventinove anni. Era un giovane molto ricco, che poteva permettersi un viaggio di piacere, quello della caccia, in un’isola che era un vero e proprio paradiso per i cacciatori. Attraversò la Sardegna fino al golfo di Cagliari,  armato di tutto punto,  accompagnato da una muta di cani; era in grado di pagarsi  il servizio di qualsiasi carrozza o diligenza o la compagnia di guide locali (nelle lunghe marce a piedi)  e i pernottamenti in albergo (per quello che questa parola può significare nei paesi della Sardegna di fine Ottocento). "Tra una fucilata e l’altra", dopo aver di volta in volta abbattuto un numero spropositato di uccelli (specialmente le beccacce, che per il loro volo improvviso sono le più impegnative), Grasselli Barni non fece riposare i suoi occhi indagatori e in questo modo poté annotare sul suo taccuino osservazioni preziose dal punto di vista sociologico e antropologico,  proprie di chi vuol conoscere a fondo un territorio (anche allo scopo di prefigurare un suo miglioramento) e l’anima di un popolo.   

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