Tottus in Pari, 220: dall'altra parte del mondo

Questo scritto non ero designato io a farlo, ma il Presidente Bruno Orrù, tragicamente scomparso quasi un anno fa. La sua morte ha rappresentato una grave perdita per il circolo Shardana, ma i suoi membri si sono promessi di consolidare il coraggio, di abbracciare la determinazione e quant’altro necessario per continuare quel cammino, quel sogno del nostro "Shardana" che ormai ci guarda dall’alto. Oggi rappresento i sardi degli Stati Uniti: il circolo Shardana è fra i più giovani fra le associazioni degli emigrati. La sua integrazione nelle comunità ha viaggiato con innumerevoli difficoltà. Dapprima  con quella per costituirsi come società non a scopo di lucro nello Stato ospitante, contemplando le leggi dello Stato Federale. Poi per conquistare la credibilità dei sardi increduli alla nascita di un sodalizio che mirava a raggruppare i sardi nel vasto territorio statunitense. Ma con la determinazione del nostro leader fondatore Bruno Orrù e con quello che contraddistingue noi sardi, otto anni addietro, si è potuto coronare quel sogno. Oggi possiamo orgogliosamente dire di aver consolidato lo spirito di fierezza regionale e nazionale. Le nostre compagne di viaggio rimangono l’umiltà e la modestia che sono anche fra le componenti che ci ricordano che necessitiamo di motivazione e incoraggiamento. Le comunità italiane degli Stati in cui il circolo Shardana è organizzato, rimangono i nostri più vitali e affezionati sponsor. Gran parte delle comunità sarde negli Stati Uniti, sono costituite per la maggiore da figli e nipoti di emigrati sardi giunti negli USA a cavallo dei due secoli precedenti a questo. Molti di loro nel processo della propria integrazione si sono dovuti confrontare con altre comunità, altre etnie, altre culture. La loro debole consistenza numerica ne ha spesso determinato l’isolamento e la costrizione all’abbandono di molte cose a loro care fra cui la lingua italiana. Oggi si testimonia la sofferenza e l’imbarazzo di molti sardi quando constatano la difficoltà o la resistenza dei propri nipoti a parlare la nostra lingua, per molto tempo esclusa anche dai programmi scolastici come seconda lingua. E sicuramente molte famiglie sono le responsabili del fatto di non aver saputo negli anni, coniugare fra gli insegnamenti il patrimonio linguistico. Dobbiamo lavorare per modificare questo status quo introducendo fra i programmi quello rivolto a risanare questa barriera che isola molti nella partecipazione attiva nel circolo, dove prevale la lingua italiana. L’associazionismo richiede impegno e in un certo qual modo sacrificio del proprio tempo libero. Per i giovani questo fenomeno ha una risonanza più ampia e molto più complessa. Il nostro circolo sicuramente nel prossimo futuro dovrà compiere molti sforzi al fine di raggiungere una consistenza numerica giovanile e curarne i non facili aspetti di questo capitale umano non sempre disposto a convivere con i meno giovani o a riconoscere il ruolo dei loro mentori, nella diversità degli interessi reciproci in seno alla vita associativa. Sicuramente l’intenzione di volerla raggiungere sarà interpretata come un valore aggiunto, e le famiglie dei giovani ne saranno una attiva e importante componente, in questo ambito progetto. Sarà necessario comunicare meglio fra i circoli sparsi nel mondo al fine di alimentare e condividere idee che possono tradursi positivamente. Fra questi sicuramente l’impegno solidale e promuovere l’immagine della Sardegna dal profilo culturale – artistico e quello commerciale nelle varie ramificazioni in cui l’imprenditoria sarda è impegnata. Per questo è indispensabile stabilire un filo conduttore con gli Assessorati perché forniscano quel materiale di supporto necessario per poter esprimere il nostro contributo alle società sarde che intendono essere presenti nel mercato americano. Per il circolo Shardana anche le distanze che ogni socio deve percorrere per raggiungere la sede, costituiscono un ostacolo nella partecipazione della vita associativa. La determinazione, la perseveranza e la volontà di ciascun socio possono fare la differenza per il successo del circolo Shardana. Il direttivo nei mesi futuri incoraggerà la formazione di gruppi di lavoro sparsi nella comunità laddove deve essere ancora scoperta e incoraggiata l’utenza, monitorandone le esigenze individuali. Gianni Deriu

 

 

SARDEGNA A "STELLE A STRISCE": OBIETTIVO IL TURISMO AMERICANO

TOUR OPERATORS U.S.A. NELL’ISOLA PER IL "SYMPOSIUM"

Per la prima volta nella sua storia la Sardegna ospita l’Italy Symposium: direttamente dall’America 300 operatori turistici, agenti di viaggio e giornalisti hanno raggiunto l’Isola per visitare, il territorio regionale. Da Cagliari a Nora, da Maracalagonis a Barumini a Cabras, da Oliena a Orosei alla Costa Smeralda. L’iniziativa è stata promossa dall’assessorato regionale del Turismo, dall’Enit, Agenzia nazionale del turismo Nord America e dall’Itpc (Italian travel promotion council). Italy Symposium è un evento promozionale che ha luogo ogni anno in Italia dal 2001 e che coinvolge molti settori dell’industria turistica americana. Lo scopo principale dell’iniziativa è di promuovere e commercializzare l’offerta turistica delle regioni italiane favorendo l’incontro diretto con tour operators che già vendono destinazioni italiane, agenti di viaggio che hanno in catalogo la località scelta per il symposium e giornalisti. A Pula, la cerimonia di apertura. Ad accogliere gli americani, i suoni della tradizione sarda: le launeddas di Luigi Lai, la mandola di Mauro Palmas, accompagnati dalla chitarra di Marcello Peghin e da Silvano Lobina al basso, hanno eseguito dal vivo alcuni brani originali ispirati alla cultura musicale sarda. Il direttore dell’Enit Strano ha ricordato che la Sardegna è una delle regioni italiane maggiormente promosse sul territorio statunitense, sottolineando il successo riscosso dall’evento "Sardinia in New York". L’assessore regionale Luisa Anna Depau ha sottolineato l’incisività delle azioni promozionali intraprese dalla Regione nel mercato statunitense e sulla grande opportunità rappresentata dall’essere riusciti ad organizzare l’Italy Symposium in Sardegna, grazie alla stretta collaborazione con l’Enit. Quello in Sardegna è l’ottavo Italy Symposium. La regione è stata selezionata tra altre dall’Enit e dall’Itpc in base a determinate caratteristiche dell’offerta che devono corrispondere alle esigenze della domanda americana. Ad esempio: la qualità delle strutture ricettive e il pregio ambientale e culturale della destinazione. A testimoniare l’evento, numerose testate internazionali: New York Daily News, Departures, Yacht Vacations, Rsn Tv, Global Traveler Magazine, Travel e Leisure. La rilevanza della manifestazione va inserita in un quadro generale di maggiore entità: il turismo dal Nord America , infatti, ha assunto negli ultimi anni sempre maggiore importanza riguardo ai flussi verso l’Italia. L’anno sc
orso l’Istat ha registrato quasi 5 milioni di arrivi e 12milioni 700mila presenze di statunitensi. Il mercato americano ha un potenziale di 300 milioni di utenti e la permanenza media dell’americano in Italia è di 15 giorni. E la Sardegna resta una meta privilegiata dai turisti provenienti dagli USA, particolarmente sensibili ad alcuni elementi storici come il patrimonio paesaggistico e culturale e altri contingenti come la sicurezza.
Cinzia Isola

 

 

CINEMA, MUSICA E GASTRONOMIA: CRESCE IL TURISMO U.S.A. NELL’ISOLA

SARDEGNA IN MOSTRA A NEW YORK

Cinema, musica e anche gastronomia. La Sardegna sbarca nella Grande Mela. Per il secondo anno consecutivo l’Isola va a New York. Si è presentata con un ciclo di eventi di cinema, musica, fotografia ed enogastronomia. Se nel 2007 la Regione era stata sponsor del New York Film Festival, – spiega una nota dell’assessorato al Turismo – quest’anno la presenza dell’isola in terra americana é stata inserita in un quadro di appuntamenti molto più articolato. "Sardegna a New York – Sardegna, quasi un continente", questo il titolo dell’iniziativa, che ha ripreso la frase con cui lo scrittore Marcello Serra titolò la sua opera più famosa, trovando una sintesi per descrivere la bellezza e l’unicità dell’Isola. E non a caso il brand della Regione Sardegna a New York risalta con quelle stesse parole: "Sardinia, almost a continent". L’iniziativa è rientrata in una serie di azioni pianificata dall’Assessorato regionale del Turismo, finalizzata alla promozione e al posizionamento della Sardegna sul mercato statunitense come "destinazione di eccellenza" nell’area dei paesi del Mediterraneo. Un progetto partito nel 2007 con la sponsorizzazione del New York Film Festival, proseguito la scorsa primavera a Cagliari con la prima parte dell’Italy Symposium (32 fra tour operator e giornalisti USA delle più importanti agenzie e testate hanno visitato l’Isola), e che ha trovato il suo compimento in questa settimana newyorchese di eventi e nella fase conclusiva dell’Italy Symposium, quando in autunno 300 operatori turistici americani arriveranno in Sardegna per l’incontro italiano annuale del settore. Per il secondo anno consecutivo l’assessorato del Turismo della Regione Autonoma della Sardegna é "co-main sponsor" del New York Film Festival, in programma al Lincoln Center. E’ stato anche proiettato fuori concorso l’ultimo film di Salvatore Mereu, "Sonetaula", alla presenza del regista. Al Walter Reade Theater – Lincoln Center si è tenuto un convegno promosso dalla Regione Sardegna su "Cinema e Turismo". Altro appuntamento importante: al Town Hall è stato presentato "Sonos ‘e Memoria", il film di montaggio di Gianfranco Cabiddu, e con la direzione musicale di Paolo Fresu. La colonna sonora del film, composta appositamente, utilizza frammenti di forme musicali sarde rielaborate all’insegna della modernità e stata eseguita dal vivo da un eccezionale ensemble di musicisti, da Mauro Palmas ad Elena Ledda, da Antonello Salis a Luigi Lai, allo stesso Fresu. Altro appuntamento di prestigio all’Italian Academy della Columbia University la mostra fotografica di Daniela Zedda "Mastros" sulla cultura materiale, tradizioni, arti e mestieri: immagini scattate soprattutto nelle zone dell’interno, nel Nuorese e nelle Barbagie. La rivista "National Geographic Traveler" ha certificato con una speciale classifica pubblicata sul numero novembre-dicembre 2007 che la Sardegna é l’isola italiana più incontaminata. L’Isola si piazza al 31esimo posto nell’elenco generale che comprende le 111 isole più affascinanti del Pianeta staccando notevolmente le altre isole italiane. Il monitoraggio effettuato in collaborazione con la George Washington University ha coinvolto 522 esperti in tutto il mondo che hanno puntato la lente su tradizioni, cultura, paesaggio e ambiente delle isole selezionate. Trecento operatori turistici americani approderanno in ottobre in Sardegna per l’incontro italiano annuale del settore. La visita dei tour operator (anticipata da una prima visita di 32 operatori e giornalisti statunitensi dal 28 aprile al 4 maggio scorsi) consentirà una promozione straordinaria dell’Isola negli Usa e di inserire informazioni e immagini nei più importanti cataloghi turistici e nei giornali specializzati. Il turismo dal Nord America ha assunto negli ultimi anni sempre maggiore importanza riguardo ai flussi verso l’Italia. E la Sardegna resta una meta privilegiata dai turisti provenienti dagli Stati Uniti, particolarmente sensibili ad alcuni elementi storici come il patrimonio paesaggistico e culturale e altri contingenti come la sicurezza.

 

 

LA SARDEGNA AL TOP PER LA "COND’ NAST TRAVELER"

E’ META PREFERITA PER GLI AMERICANI

 

Bisogna che si decidano. Il New York Times la Sardegna l’ha un po’ snobbata: non è tra le mete preferite, dice Il quotidiano della Grande Mela, dei turisti a stelle e strisce. Il "Condè Nast Traveller", il mensile Bibbia del viaggiatore, racconta il contrario. La Sardegna è nella "Playlist" dei lettori che pensano alle vacanze. Nel Readers Choice Awards (in buona sostanza le scelte preferite dai lettori) nella sezione isole europee è nominata insieme a Capri e a Mikonos in Grecia. Tanto per fare capire il quadro della situazione, nella stessa sezione, ci sono posti come Maui (Pacifico), le Bermuda (Atlantico), Bali e Maldive (Oceano Indiano). Una classifica che, per la sezione città, vede in fila New York, Roma, Venezia, Firenze, Bangkok e altre tredici mete considerate da sogno. Insomma, la Sardegna è negli Oscar del turismo americani. Come d’altra parte, al contrario di quella graduatoria del New York Times (che in Sardigna non è andata giù a nessuno), più o meno aveva raccontato qualche settimana fa anche il National Geographic. Verdetto: Sardegna, l’isola del Mediterraneo meno contaminata. Trentunesimo posto nell’elenco generale che comprende le 111 isole più affascinanti del pianeta. Con tanti saluti a Capri, Sicilia e compagnia bella. Il monitoraggio effettuato in collaborazione con la George Washington University aveva coinvolto oltre cinquecento esperti di tutto il mondo. Gente che aveva preso in esame, per l’elaborazione del rating, tradizioni, cultura, paesaggio e ambiente delle isole selezionate. Il risultato finale è stato sintetizzato in un punteggio: 71 è il voto assegnato alla Sardegna, 87 quello che si meritano le Faroer (sì, quelle della nazionale battuta dall’Italia e dalla Francia nelle gare delle qualificazioni per gli Europei) prime classificate. In fondo alla c
lassifica, Saint Thomas delle Isole Vergini e Ibiza con 37 punti. National Geographic sottolinea che la Sardegna veniva descritta "come una terra con montagne e villaggi nell’interno e chilometri di coste con lunghe spiagge. Senza dimenticare una "ricca e inusuale" cultura locale. Una Sardegna che sta cercando di sfondare nel mercato americano. I voli diretti che partiranno da Cagliari sono visti da chi abita qui come l’occasione per avere l’altra parte del mondo finalmente a portata di mano. Ma soprattutto come una grande occasione per fare arrivare qui i (ricchi) turisti dagli States. Rapporti sempre più intensi. La Regione ha confermato, dopo l’esperienza di quest’anno, che anche nel 2009 sarà al New York Film Festival come sponsor. E così, sempre per non perdere i contatti, la Sardegna sarà il prossimo anno anche alla Fiera congressuale di Chicago. Sardegna nella testa degli americani. Casi che si ripetono. Nel 2006 c’era stato per l’Isola, anche il premio più inaspettato e curioso che mai si potesse aspettare. Quello del Forbes Traveler che premiava la spiaggia di Pula nella classifica dei posti più sexy al mondo. La classifica del mensile di economia e finanza aveva tenuto conto di due parametri: bellezze naturali e vita sociale. Per bellezze naturali non si sa se il giornale si riferisse a quelle in Bikini o a quelle paesaggistiche. Le sabbie della spiaggia erano state definite dai severi giudici "lampeggianti di bianco, le sue cale affascinanti e le sue acque di un blu profondo". Nora, avevano detto i giornalisti, ma anche Chia. Il consiglio americano: fatevi una bella passeggiata in mezzo alle dune.
Massimiliano Perlato

 

 

SI CHIAMA "DOMUS DE JANAS" IL CIRCOLO SARDO DI AUCKLAND

"CENSIMENTO" IN NUOVA ZELANDA PER RIVIVERE LA SARDEGNA

Il circolo culturale sardo "Domus de Janas" è stato costituito ufficialmente in Nuova Zelanda nel 2008 da un gruppo di 15 sardi e simpatizzanti. I soci sono 26, incluso l’Ambasciatore Italiano in Nuova Zelanda, Gioacchino Trizzino. Il circolo  nasce dalla volontà di un piccolo gruppo di sardi residenti in Nuova Zelanda di unire le singole forze per raccontare la propria terra". Da tre anni vivo in Nuova Zelanda (due anni a Christchurch e ora ad Auckland). Da buona sarda sono innamorata della mia terra e ho sempre voluto mantenere un forte legame con essa. Sicura di condividere lo stesso sentimento con gli altri conterranei sparsi nel mondo mi sono rivolta in particolare ai sardi residenti in Nuova Zelanda e ha proposto di formare il circolo. I primi cinque a rispondere all’appello sono stati: Letizia Columbano (poi eletta vice presidente), che aveva ricreato un angolo di Sardegna nel suo giardino di Wellington con piante di corbezzolo, di olivo, di mirto ed un forno sardo antisismico. La bandiera coi 4 Mori sventola a testimoniare che, nonostante i 33 anni in Nuova Zelanda, non si dimentica delle sue radici sarde; Franco Manai (membro del comitato organizzativo), oristanese da 15 anni docente di cultura italiana all’Università di Auckland, aveva da anni introdotto corsi di letteratura italiana regionale incentrati su quella sarda contemporanea, facendo studiare autori quali Giulio Angioni, Salvatore Mannuzzu, Marcello Fois e altri; Federica Mele, laureata in lingue (ne parla 7 incluso logudorese e campidanese), Marcello Magnani, da dieci anni in Nuova Zelanda, oristanese compagno di scuola di Franco Manai, che aveva partecipato a diverse manifestazioni italiane in Nuova Zelanda facendo conoscere la tradizione culinaria sarda; Emma Gallus, mia madre, che ha mi seguito per amore nella mia esperienza agli antipodi, alla tenera età di 77 anni. Questi sei pionieri, insieme ad altri nove simpatizzanti sardi hanno fondato l’associazione culturale sarda "Domus de Janas" come mezzo democratico per diffondere la cultura sarda . E’ il primo circolo sardo in Nuova Zelanda e vuole creare legami fra la Sardegna e Aotearoa, la terra della lunga nuvola bianca, accentuando le somiglianze: la natura isolana, l’allevamento degli ovini, la passione per la vela. Il circolo cerca di essere un punto di riferimento per i pochi sardi in Nuova Zelanda e le loro famiglie, vuole trasportare tradizioni e culture antiche in questa nuova terra e condividerle fra le tante comunità di questa terra. Allo stesso tempo si prefigge anche di far arrivare in Sardegna le esperienze e tradizioni di questo paese ospitale. Infine il circolo, insieme ad altri circoli italiani, celebra la differenza culturale, tradizionale e storica delle regioni italiane, mettendo in evidenza la ricchezza del nostro Bel Paese". Tra le finalità del circolo la promozione della cultura e delle tradizioni della Sardegna; fornire un punto di riferimento e di incontro per i soci della comunità sarda e i suoi simpatizzanti in Nuova Zelanda; creare un legame con i circoli sardi in Australia; collaborare a iniziative culturali italiane che rappresentino le diversità della nostra terra; offrire l’opportunità alla comunità sarda di incontrarsi e di stare insieme. In particolare, si faranno conoscere le peculiarità delle tradizioni culturali sarde, sia ai soci più giovani che alla comunità neozelandese per renderle loro familiari. Tra le finalità principali la promozione dei valori di solidarietà e condivisione tra i sardi fuori e in Sardegna. Tra gli obiettivi anche quello di allacciare un dialogo con la Regione Sarda, per diffondere idee, notizie e informazioni sulla Sardegna. L’esistenza del circolo culturale è stata resa nota a personalità ed Enti pubblici in Nuova Zelanda e in Sardegna. Si è presentato a tutti i circoli nel mondo e in particolare ha aperto un dialogo con i circoli sardi in Australia tramite il loro coordinatore Pietro Schirru. È stato creato il website: www.domusdejanas.co.nz, finestra sul mondo per allacciare dialoghi di interesse comune. In particolare il web vuole essere un punto di riferimento per i sardi che vogliono ricevere informazioni sulla Nuova Zelanda. Il sito è in tre lingue: inglese, italiano e sardo. Il 31 agosto 2008, in occasione dell’Italian Festival di Auckland, manifestazione organizzata dalla Società Dante Alighieri, Domus de Janas ha presentato in pubblico per la prima occasione la Sardegna ai neozelandesi. La manifestazione unicamente italiana e unica per questo a Auckland è giunta alla quarta edizione. Musiche e intrattenimenti hanno fatto da cornice alla presentazione di prodotti italiani (pasta fresca, pane tipico, dolciumi) e di promozione di servizi turistici. Sono state presenti personalità di rilievo delle due nazioni e l’evento è stato pubblicizzato nei quotidiani locali, magazines e radio. In questa cornice "Domus de Janas" ha presentato la Sardegna offrendo una degustazione di prodotti tipici sardi messi a disposizione dall’Istituto Santi di Cagliari e da La Bella Italia (importatori in Nuova Zelanda), con brochure informative e turistiche messe a disposizione dalla Provincia del Medio Campidano e l’ufficio Enit di Sidney. Un piacevole interesse è stato dimostrato anche dall’Ambasciatore d’Italia in Nuova Zelanda Gioachino Trizzino e dal Console Onorario Cav. M Magaraggia. Era inoltre presente Il Ministro degli Affari Etnici neozelandese Chris Carter. La manifestazione ha avuto un notevole flusso di visit
atori.
Susanna Cappai

 

 

SARDI IN AUSTRALIA, A VENT’ANNI DAL RICONOSCIMENTO REGIONALE

NOI, SARDI DI MELBOURNE…

L’Associazione Culturale Sardo (SCA) è stata fondata nel 1987 e dal 1988 è stato ufficialmente riconosciuto dalla Regione Autonoma della Sardegna (RAS), da cui riceve un finanziamento annuale e il finanziamento per progetti speciali. The SCA recognizes and acknowledges the valuable contribution of the various committees and members of the Sardinian Club and the Sardinian Social Club, both entities which preceded the formation of the SCA.La SCA riconosce e riconosce il prezioso contributo delle varie commissioni e dei membri del club sardo e il sardo Social Club, entrambe le entità che hanno preceduto la formazione della SCA. The SCA acknowledges that we live, work and play on the land of the Aboriginal people, who were the original custodians of this land called Australia, which is now our home.La SCA riconosce che viviamo, lavorare e giocare sulla terra del popolo aborigeno, che sono stati i custodi originale di questa terra chiamato l’Australia, che ora è la nostra casa. More specifically our Clubrooms are in what is widely recognised as land which once belonged to the Wurundjeri Aboriginal tribe. Più specificamente il nostro Clubrooms sono in ciò che è ampiamente riconosciuto come terra che una volta apparteneva alla tribù aborigene Wurundjeri. We of the SCA are extremely proud for being the only Association, Group, Social Club or Government Institution in the Italian community, who has a long standing binding relationship of common trust with members of the Aboriginal community in Victoria Noi del SCA sono estremamente orgoglioso di essere l’unica associazione, gruppo, Social Club governo o istituzione nella comunità italiana, che ha una lunga vincolante rapporto di fiducia comune con i membri della comunità aborigena di Victoria. Currently the SCA has a base of around 300 Members, ‘simpatizzanti’ and ‘Next Generation’ members and calls Australia ‘home’ whilst at the same time being extremely proud of its Sardinian heritage.Attualmente, la SCA ha una base di circa 300 deputati, ‘simpatizzanti’ e ‘Next Generation’ membri e invita l’Australia ‘a casa’, mentre al tempo stesso, sono molto orgogliosa del suo patrimonio sardo. Functions organized vary from traditional ‘casalinga’ style lunches and picnics to major activities such as gala evenings and cultural events. Funzioni organizzato variano da tradizionali ‘casalinga’ stile picnic pranzi e alle principali attività come serate di gala ed eventi culturali. The SCA promotes its wide-ranging activities not only to the Sardinian community, but also to the mainstream Italian and Australian communities. La SCA promuove la sua ampia attività non solo alla comunità sarda, ma anche per il mainstream italiano e australiano comunità. Notable among our activities are the well-established scholarship grants set up with the Assisi Centre, the Italian Australian Institute and previously with Monash University. Tra le nostre attività sono ben stabiliti borse di studio istituita con il Centro di Assisi, l’Istituto italiano e australiano in precedenza con la Monash University.Whilst not politically or religiously motivated, the SCA supports the positive values of the Australian multicultural model as well as having a strong relationship with the indigenous community and compassionate values directed at those less fortunate in society. Anche se non politicamente o religiosamente motivata, la SCA sostiene i valori positivi del modello multiculturale australiana oltre ad avere un rapporto forte con la comunità indigena e compassionevole valori diretti a quelli meno fortunati nella società. SCA also organizes activities directed at young people, pensioners and those with strong community values. The SCA thanks its members, the Autonomous Region of Sardinia, local Italian and Australian authorities, as well as current and past Committee Members for their support.SCA organizza anche attività rivolte ai giovani, pensionati e quelle con una forte comunità di valori. La SCA grazie ai suoi membri, la Regione Autonoma della Sardegna, gli enti locali italiani e autorità australiane, così come attuali e passati membri della commissione per il loro sostegno.

Paolo Lostia

 

 

LA RIFORMA DEL MINISTRO GELMINI RISCHIA DI STRAVOLGERE IL SISTEMA ISOLANO

SCUOLA SARDA, QUALE FUTURO?

Come nel resto del Paese, anche in Sardegna l’avvio dell’anno scolastico è stato accompagnato da una ondata di polemiche, suscitate in particolare dalle determinazioni assunte dal Governo il quale, a colpi di decreto-legge, ha avviato una mini-riforma della scuola destinata a stravolgere nel suo impianto il modello di scuola che abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni. Aldilà di alcune improvvide dichiarazioni del Ministro Gelmini (ricorderemo a lungo le illuminanti considerazioni sugli insegnanti meridionali e sulle scuole del Sud), a far discutere, oltre che le innovazioni legate al sistema complessivo della valutazione, il prospettato ritorno al maestro unico; novità ispirata ufficialmente da motivazioni pedagogiche, in realtà finalizzata a tagliare decine e decine di migliaia di insegnanti. Non si parla, ovviamente, di licenziamenti, considerato che sotto questo aspetto il pubblico impiego è ancora protetto, ma di mancata sostituzione dei tanti insegnanti che andranno in pensione. In ogni caso, un autentico terremoto per la scuola italiana, chiamata, di fatto, a compiere un salto all’indietro verso un modello d’altri tempi. In quest’ambito nazionale, la situazione isolana presenta delle peculiarità che finiscono per accentuare ulteriormente le preoccupazioni. Di questo si è discusso in occasione di un incontro tra l’assessore regionale della Pubblica Istruzione Maria Antonietta Mongiu, la Direzione scolastica regionale, i sindacati confederali, l’Anci e l’Ups, ossia le organizzazioni che rappresentano i Comuni e le Province. Nel corso dell’incontro, l’assessore Mongiu si è detta preoccupata dei possibili effetti negativi sul sistema scolastico sardo, dei recenti provvedimenti varati dal governo nazionale, in considerazione del forte calo della popolazione scolastica sarda, con la diminuzione di circa diecimila studenti in due annualità. La discussione si è incentrata in particolare sui tagli all’organico, che, secondo la Mongiu, a
vrebbero una fortissima incidenza di genere, essendo donne la gran parte degli insegnanti. Grandi preoccupazioni sono state espresse anche in relazione alla riduzione dei posti in organico destinati al sostegno agli alunni portatori di handicap, che vedono messo in discussione il proprio diritto, non soltanto al successo formativo, ma persino alla frequenza. Dal canto suo, la Regione ha evidenziato gli sforzi che sta profondendo al fine di garantire a tutti il concreto esercizio del diritto allo studio, attraverso un investimento definito cospicuo e teso a dar vita a una scuola qualificata, attrattiva ed altamente educante. Confermati in quest’ottica i finanziamenti già concessi nel 2007-2008 per il piano dei laboratori curricolari ed extracurricolari che hanno visto, lo scorso anno, una partecipazione doppia rispetto alle previsioni. La Mongiu ha anche annunciato lo svolgimento ad ottobre, della seconda Conferenza della Scuola della Sardegna. Confermano e rafforzano l’allarme i dati forniti dai Sindacati, che hanno annunciato ben 1281 docenti in meno. Inoltre viene dimezzato il numero delle disponibilità sulle immissioni in ruolo (603 su 1.114 posti disponibili di docenza, dei quali 331 di sostegno) e diminuiscono le cattedre per gli incarichi annuali (con un calo del 30% per quanto riguarda le scuole secondarie di primo e secondo grado e del 50% nella scuola primaria e dell’infanzia). Fortemente ridimensionato il sistema dei Centri Territoriali per l’Educazione Permanente, attraverso i quali si è garantita in questi anni l’istruzione a lavoratori ed immigrati. Il tutto mentre la dispersione scolastica continua a rappresentare una ferita aperta, con il 28,3% degli studenti che abbandonano prematuramente gli studi; dato ben lontano dagli standard fissati a livello europeo. Nessuno può sostenere, in buona fede, che il sistema scolastico funzioni bene così com’è. I dati sulla dispersione da un lato, ed i risultati sui periodici esami riferiti alla preparazione dei nostri studenti lo testimoniano molto chiaramente. Ma è altrettanto in malafede chi, partendo da quei dati, maschera quella che è una pura operazione di carattere contabile, finalizzata a lucrare un saldo positivo per le casse dello Stato, con il tentativo di cambiare lo stato delle cose. Il tutto con lo spettro del federalismo fiscale che potrebbe assestare alla scuola sarda il colpo decisivo. Quello che si intravede in prospettiva è una scuola che tenderà gradualmente ad escludere i deboli, per i quali ci sarà sempre meno la possibilità di garantire la necessaria attenzione. E se non è inclusiva, che scuola pubblica è?

Roberto Scema

 

 

PREVENZIONE E REPRESSIONE: ANCHE IL CLIMA GETTA ACQUA SUI ROGHI SARDI

RESPIRA LA TERRA DEL FUOCO

Sono lontani i tempi in cui la Sardegna bruciava a fuoco lento: a gettare acqua sul fuoco degli emuli di Attila i dati confortanti resi noti dall’assessorato all’ambiente e dal Corpo forestale della Regione. Numeri che fanno esultare: quella appena trascorsa, per la campagna antincendi nell’Isola, è stata una delle migliori stagioni degli ultimi trenta anni. Nel corso del 2008 (dati aggiornati al 7 ottobre) sono stati registrati 2.170 roghi, a fronte di una media di 2.662 degli anni scorsi. Le fiamme hanno bruciato 1762 ettari di bosco, rispetto a una media degli anni scorsi di 5381, e 4649 ettari di macchia mediterranea, a fronte di una media di 12.671. Per comprendere meglio la portata dei risultati basta ricordare che negli ultimi trent’anni in Sardegna si sono avuti mediamente 3379 incendi all’anno, con una superficie media bruciata di 10,4 ettari per incendio, ed una superficie forestale percorsa di 7885 ettari. Mentre la media del periodo 2000-2007 è di 2.662 incendi e 18.053 ettari andati in fumo. Un ottimo risultato, quindi. Anche in rapporto al 2007, quando sono stati registrati 3295 incendi, con superficie media bruciata di 10,41 ettari ad incendio e superficie forestale percorsa di 12053 ettari. La Sardegna negli ultimi ha cercato di uscire dalla morsa del fuoco mettendo in campo non solo strategie di contenimento ma anche di prevenzione. Un obiettivo, reso possibile grazie soprattutto all’impegno e alle forze impegnate quotidianamente nella salvaguardia del territorio regionale: sono stati 8mila gli uomini schierati in prima linea nella Campagna antincendi per la stagione 2008. Se la Sardegna è riuscita ad arginare un fenomeno devastante per l’economia del territorio lo si deve in particolare a loro. Grazie al lavoro del Corpo forestale che ha impegnato 1.350 uomini che negli ultimi anni sono aumentati di un terzo e che cresceranno ancora di altre 150 unità nel 2009. Ai Vigili del fuoco hanno messo in campo 1.500 uomini (altri 110 prenderanno servizio lunedì prossimo con i corsi di formazione a Cagliari, Sassari e Nuoro). E ancora, l’Ente foreste che ha contribuito con 3.543 uomini, di cui 745 dislocati nei 252 punti di vedetta. Infine i circa duemila tra volontari della Protezione civile e barracelli. La Regione non ha fatto mancare il necessario supporto logistico: 390 autobotti dell’Ente foreste (15 delle quali dotate di Gps), 11 elicotteri (il noleggio è costato alle casse regionali 5,2 milioni di euro), un elitanker e tre Canadair della Protezione civile nazionale. Mezzi e uomini che, come ha ricordato l’assessore all’ambiente Cicito Morittu, si sono avvalsi di un «sempre migliore coordinamento» sul campo. Ma anche il tempo ha dato una mano: una «buona annata favorita dalle condizioni climatiche», ha sottolineato Morittu. Anche se, va detto, la natura degli incendi è nella maggior parte dei casi dolosa. Quest’anno sono state arrestate sette persone: di queste, quattro sono state sorprese in flagranza di reato. Mentre sono state comunicate alle procure della repubblica isolane 329 notizie di reato: 222 si riferiscono ad incendi dolosi e 62 a incendi colposi. L’assessore all’ambiente Cicito Morittu ha ricordato che nel 2008 «sono state dedicate molte energie per rafforzare le collaborazione con Province e Comuni». Da qui, «il rafforzamento dell’attività di prevenzione». Prevenzione e repressione hanno funzionato, ma Morittu ha evidenziato anche il contributo e il coinvolgimento dei cittadini nella lotta ai roghi. Cinzia Isola

 

 

IL PARCOGEOMINERARIO, CERCA DI RILANCIARE IL TERRITORIO CON IL TURISMO

LA MINIERA SI RIFA’ IL LOOK

Tutti i tipi di minerali sparsi nei 5 Continenti li trovate concentrati in un’isola del Mediterraneo, il "Continente Sardegna" proclamato dall’Unesco – per le sue eccell
enze geologiche – "Patrimonio dell’umanità". A ovest di Cagliari, c’è la collina-gruviera di Monteponi. Ci hanno lavorato fenici e romani. E’ stata l’avamposto della tecnologia mineraria dell’800 europeo. Vista in sezione sembra un palazzo di 30 piani, ognuno con la caratteristica cromatica del piombo, dello zinco e dell’argento. Le gallerie, poi, sono una sorta di intrico di spaghetti in technicolor per uno sviluppo complessivo di oltre 120 km dove l’uomo ha lavorato per oltre 4mila anni", dice il direttore del Parco geominerario Luciano Ottelli, geologo e scrittore, Col Sulcis-Iglesiente, zona leader di questo Parco, tutto il resto della Sardegna è interessato dal Parco. E’ possibile valorizzare questo patrimonio del passato, farlo diventare un richiamo culturale e turistico e – soprattutto – fonte di nuova occupazione e sviluppo economico? E’ la grande sfida affidata al Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna: rendere visitabili i siti di maggiore interesse dopo averli messi in sicurezza  aver effettuato le bonifiche. Consorziato con la Regione Sardegna e con i Comuni, il Parco è strutturato in 8 aree con altrettanti responsabili e una struttura tecnica ridotta all’osso, dovrebbe recuperare le strutture creando poli scientifici e ricettivi e realizzare le opere per farne un grande museo della scienza mineraria mondiale. Già alcuni siti sono visitabili: la galleria mozzafiato di Porto Flavia a picco sul mare e sull’insenatura di Cala Domestica e Pan di Zucchero, Rosas di Narcao, la grande miniera di Serbariu a Carbonia, Villa Marina di Monteponi (sala usata per concerti e reading), la grotta di Santa Barbara (unica al mondo per la molteplicità delle aggregazioni mineralogiche), le gallerie Henry e angloaraba di Buggerru, l’esterno del pozzo Amsicora avamposto di resistenza operaia. A Gadoni la galleria Phènicienne di Funtana Rapinosa vi accoglie al suo interno con una cascata fosforescente e un concerto d’acque segno di Haydn. La posta finanziaria è alta. E qui entra in gioco l’Igea (Iniziative geologiche e ambientali) per le bonifiche dei siti: per quelli di interesse nazionale sono previste spese per 640 milioni di euro, per quelli regionali 100mila. Musei e laboratori nelle viscere della terra per capire la storia della modernizzazione in Europa. Scommessa che il Continente – Sardegna vuol vincere: guardando al futuro con lo sguardo rivolto a 4mila di storia mineraria.
Giacomo Mameli

TOCCANTE POESIA DEDICATA AL PADRE

IL MINATORE

Fumavano nella mia terra le montagne nere tra le vaste distese di macchia mediterranea e di roccia grigie e il respiro nell’aria di cenere e paure impenetrabili. Con la lanterna in mano e l’elmetto in capo con la paura di non dover più risalire mio padre entrava nella bocca spalancata della miniera a discendere nelle oscure viscere della terra umida
chiuso nella gabbia d’acciaio. E scricchiolava la carrucola rugginosa all’infrangersi sulle lente catene. La galleria n.46 era tutta da smembrare ma per un pezzo di pane caldo a casa da portare il minatore sfiatava le pareti di diamante nero con il sudore della fronte, la vanga e il piccone e di polvere maligna riempiva i suoi polmoni. Sul carrello della funivia caricava ad uno ad uno il gioiello scuro che alla luce nasceva con borbottio d’argano e nella valle dalla pelle bruna risplendeva d’arcobaleno il minerale che il ventre della terra aveva partorito. E lo vide la casa sotto la collina ritornare anche quel giorno in risonanza si spandeva l’eco di un padre minatore e della sua vita riportata.
Marinella Fois    

 

PROVOCAZIONE DELL’ARMATORE ONORATO CONTRO IL MONOPOLIO TIRRENIA

VIAGGI GRATIS SULLE NAVI DELLA MOBY

La protesta viaggia gratis sulle navi della Moby lines. La singolare provocazione dell’armatore Vincenzo Onorato è stata ufficializzata: viaggio a costo zero per i residenti in Sardegna sui traghetti della compagnia in partenza da e per l’isola, il 20, 21 e 22 ottobre. Un bel biglietto in omaggio per sensibilizzare i sardi sulla continuità territoriale in vista della scadenza a fine anno della convenzione tra Stato e Tirrenia sui collegamenti con l’isola. E per denunciare, ancora una volta, «la situazione di monopolio di fatto». Monopolio garantito dagli aiuti di Stato distribuiti ogni anno alla compagnia napoletana per garantire la continuità territoriale con le isole. Contributi che si aggirano intorno 182 milioni di euro per coprire gli oneri di servizi di cui 46 milioni di euro solo per il collegamento Cagliari-Civitavecchia. «È ingiusto che non ci sia una gara pubblica, non solo tra vettori nazionali ma anche europei, per l’assegnazione dei servizi pubblici», ha sottolineato Vincenzo Onorato. Secondo l’armatore il destino della Sardegna è segnato dalla Tirrenia: «La convenzione Stato-Tirrenia, allo stato attuale, verrà rinnovata», ha profetizzato. In barba alle rassicurazioni offerte questa estate dal ministro dei Trasporti Altero Matteoli al presidente della Regione Sardegna Renato Soru. Una certezza che deriva dalla previsione del collegamento con lo scalo cagliaritano nel Piano industriale 2007-2012 presentato dal Gruppo Tirrenia. In particolare, nel piano di investimenti varato all’amministratore delegato della compagnia, è previsto anche l’acquisto di due traghetti da destinare proprio alla linea Civitavecchia-Cagliari in aggiunta a un terzo da adibire, invece, al nuovo collegamento tra Brindisi e il porto greco di Patrasso. «Esiste già quindi un’ipoteca sul futuro della Sardegna fino al 2012», ha spiegato Onorato che ha sottolineato: «Bandire una gara significa aprire alla concorrenza e, quindi offrire i migliori vettori al prezzo più basso». L’armatore napoletano sul sito della compagnia www.moby.it ha promosso una raccolta di firme:«per far sentire la voce dei sardi e stabilire il livello quantitativo e qualitativo del servizio sovvenzionato». La convenzione Stato-Tirrenia scadrà a fine anno: «È impensabile che venga prorogata con l’attuale sistema che tra l’altro non tiene conto del rapporto efficienza/costo». In una nota la Moby lines sottolinea che «la Tirrenia è l’ultima delle compagnie europee a non essere ancora stata privatizzata». «Già il Governo inglese aveva privatizzato la Compagnia pubblica quasi 30 anni fa. L’Italia ancora una volta fa il fanalino di coda di un’Europa che va avanti e sconta i suoi anacronismi in termini di quantità e qualità di servizi pubblici per le isole». Tuttavia, chi pensa al pericolo di un caso Alitalia bis, si sbaglia. «Nel settore dei marittimi non c’è alcuna crisi occupazionale»,
ha spiegato Onorato. Che per lanciare la promozione del free travel ha avviato anche una campagna pubblicitaria sui maggiori quotidiani locali.

Cinzia Isola

 

 

DALLO STATO SOLO 10 MILIONI MA CON ONERI PESANTI

LA GROTTESCA REPLICA DI TIRRENIA

Non c’è limite alla sfrontatezza della Tirrenia, la compagnia colonialista borbonica che da mezzo secolo è stato il peggior nemico della Sardegna e il suo peggior biglietto da visita per i viaggiatori, specie i turisti che la detestano e la odiano con tutte le loro forze quando sono obbligati a usare i suoi traghetti. Dopo la contestazione dell’Unione Europea che ha dichiarato illegale il suo monopolio in Sardegna in seguito alle denunce della Regione e di Renato Soru in particolare. Dopo la decisione solo annunciata del governo di non rinnovare la concessione, replica in termini grotteschi alla sortita dell’armatore Vincenzo Onorato. «Le affermazioni riportate sulla stampa ed attribuite all’armatore Onorato – afferma una nota della Tirrenia – sono paradossali e basate su dati presentati in modo incongruo ed erroneo». Onorato aveva accusato la compagnia di ricevere dallo Stato contributi per 46 milioni di euro all’anno solo per la gestione di una tratta. «Non corrisponde al vero – affermano i responsabili della compagnia napoletana – che Tirrenia "riceve dallo Stato circa 46 milioni per la sola tratta tra Cagliari e Civitavecchia", atteso che la somma destinata alla intera rete dei collegamenti compresi nella convenzione con lo Stato si riduce a 36 milioni di euro, al netto della remunerazione del capitale. Né va dimenticato che, nel corrispettivo dei servizi svolti, sono inclusi oneri aggiuntivi non attinenti la gestione nautica e sostenuti dalla società, quali agevolazioni tariffarie per particolari destinatari, oneri finanziari per tardivi pagamenti dei corrispettivi, ecc. Senza tali oneri, lo Stato ha corrisposto per il 2007 a Tirrenia circa 10 milioni di euro». Il tema sul quale la replica è del tutto inesistente è che questi oneri che fanno lievitare ben oltre i 10 milioni i contributi dello stato, Onorato – come altre compagnie su diverse rotte – sono pronti ad assumerseli gratis, fornendo un servizio incomparabilmente migliore di quello della compagnia borbonica. E questo non lo dice Onorato ma tutti i viaggiatori.

 

 

L’INVESTIMENTO MIRATO E CREDIBILE NELL’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA

IL PROFITTO CHE FA CULTURA

L’esperienza di Paesi come l’Irlanda mostra chiaramente come sia del tutto possibile, anche se non certo facile, che territori con un passato segnato da un debole sviluppo industriale e caratterizzati da una lunga storia di emigrazione possono acquisire con rapidità un ruolo importante nei nuovi scenari dell’economia della conoscenza. La Sardegna rappresenta, nel contesto italiano, uno dei casi che con maggiore credibilità può aspirare a percorrere negli anni a venire un cammino analogo. I problemi di questa terra sono noti: l’elevato abbandono scolastico, lo spopolamento dei centri dell’interno, la fragilità della cultura imprenditorialità, per limitarsi a qualche esempio. Ma anche le potenzialità sono altrettanto ben note: un territorio che ha saputo preservare gran parte delle sue risorse ambientali e paesistiche, una identità culturale sarda, ricca e consapevole delle proprie radici, un tessuto sociale fondamentalmente sano e poco contaminato dalle logiche del crimine organizzato. In questi ultimi anni la Sardegna ha saputo mettere a frutto parte del suo potenziale avviando un processo di sviluppo estremamente promettente. Al di là delle punte di assoluta eccellenza come il polo scientifico tecnologico di Pula o il campus di Tiscali a Sa Illetta, che rappresentano in vari ambiti un riferimento di livello internazionale che fanno di Cagliari una delle aree metropolitane emergenti del quadrante mediterraneo, la regione è attraversata da una ventata di iniziative in campo scientifico e culturale che, se opportunamente supportate e fatte crescere, potrebbero in pochi anni contribuire in modo decisivo a cambiarne il futuro. Allo stato attuale, secondo i dati della Regione, per l’arco temporale di programmazione 2008 – 2013 sono previsti investimenti in campo culturale che sfiorano i 235 milioni di euro. Cagliari rappresenta a tutti gli effetti non soltanto un importante incubatore di innovazioni, ma anche un vero e proprio laboratorio di innovazione urbanistica e culturale a cui lavoravano alcuni dei maggiori protagonisti della scena internazionale: dal nuovo museo Betile progettato da Zaha Hadid, al masterplan del quartiere Sant’Elia firmato da Rem Koolhaas, alla riconversione dell’area della ex Manifattura Tabacchi in fabbrica della creatività, un centro polifunzionale di produzione culturale che si inserisce nella più interessante corrente di rinnovamento urbano di questi anni. Ma la realtà sarda non si esaurisce nella vitalità della sua città capoluogo. Anche altri territori ospitano progetti ambiziosi e innovativi, come ad esempio il recupero dell’area mineraria di Monteponi, nell’ambito del più vasto progetto del sistema dei parchi geominerari della Regione, o la nuova rete che comprende tra le sue punte il Museo del Novecento e il Museo Tavolara dell’Artigianato e del Design a Sassari, il Museo della Sardegna Giudicale e il Museo della Civiltà Fenicia a Oristano, il Museo delle Identità Sarde nell’ex Mulino Gallisai di Nuoro, che già ospita col Man un museo che ha guadagnato stima e attenzione a livello internazionale, il Museo delle Bonifiche ad Arborea, il Museo Nivola a Orani. Parallelamente alla rete mussale, per cui sono già previsti finanziamenti  per 62 milioni di euro, cresce quella dei festival, che non si limita più ormai ad esempi notissimi come il festival letterario di Gavoi o Time in Jazz di Berchidda, ma si arricchisce ogni anno di nuove tappe significative. Si tratta evidentemente di una situazione di cambiamento che non potrà mantenersi tale a lungo in assenza di interventi che ne consolidano le prospettive di sviluppo e ne permettano la crescita. La Regione sta elaborando col tempo un approccio alla pianificazione culturale ad ampio raggio che crea le condizioni giuste per supportare queste dinamiche e per favorire un processo di utilizzo delle risorse ai fini di uno sviluppo locale culturalmente orientato, ma è evidente un processo economicamente e socialmente sostenibile richiede un parallelo sviluppo e consolidamento di un’iniziativa privata che sappia non soltanto esprimere contenuti di qualità ma anche organizzarsi in forme imprenditoriali innovative, ibridandosi per quanto possibile con le nuove esperienze in corso di sviluppo sul versante scientifico tecnologico e aprendosi a uno scambio internazionale sempre più vasto e sistematico.

 

 

PAESAGGIO SENSIBILE DA TUTELARE

TUVIXEDDU, PER LA SARDEGNA

Italia Nostra ha individuato i dieci principali paesaggi urbani, naturali e culturali che lo sfascio ambientale -e soprattutto l’insensibilità politica, l’azione speculativa e l’espansione edilizia- minaccia di far scomparire definitivamente dalla penisola. Tra i paesaggi sensibili, a cui verranno dedicati dibattiti, mostre ed escursioni a partire dal 20 settembre, figurano il paesaggio urbano di Torino, il Parco di Monza, le opere del Palladio a Vicenza, il Lago di Garda, il Delta del Po, la campagna Senese, l’Appia Antica, la Murgia Materana, lo Stretto Sicilia-Calabria e per la Sardegna il luogo simbolo rappresentato dalla necropoli punica di Tuvixeddu a Cagliari; oltre duemila tombe, in un’area trasformata in parte a discarica, ed interessata ad un progetto che potrebbe far sorgere un nuovo mega quartiere. Il Consiglio di Stato ha bocciato i vincoli tutelativi predisposti dalla Regione Sarda che, con la Direzione regionale dei Beni Culturali, intendevano contrastarne la lottizzazione. La necropoli di Tuvixeddu rappresenta la massima presenza fenicio-punica esistente nel bacino Mediterraneo e l’interesse edilizio è puntato alla realizzazione di un significativo Centro Residenziale nell’area tra via Is Maglias e il viale Sant’Avendrace. Il progetto edilizio, al centro del vivace combattivo dibattito politico e di numerose mozioni, prevede ville residenziali a schiera, edifici per abitazioni civili e professionali private, una nuova Casa dello Studente, un Centro Direzionale e chissà che altro ancora. E’ dell’ultimora un’interrogazione presentata al Senato per chiedere al governo "un provvedimento urgente che confermi definitivamente il complesso paesaggistico e culturale di Tuvixeddu e Tuvumannu quale sito di preminente interesse pubblico", mentre in Consiglio regionale è stata avanzata la richiesta dell’istituzione di una commissione d’inchiesta. Cristoforo Puddu

 

IL CENTRO GLOBALE DEI COLLEGAMENTI TRANSOCEANICI CON MEGANAVI

RINASCE A CAGLIARI IL "PORTO CANALE"

Da New York a Singapore. E da Anversa a Karachi. Passeranno tutte da Cagliari le rotte della Grand Alliance. Le sorelle multinazionali portacontainer contano di lasciare sulle banchine di Macchiareddu anche 800.000 container l’anno da movimentare. E garantiscono di farlo a lungo. E mentre le autorità locali si fregano trasversalmente le mani per le opportunità di sviluppo all’orizzonte, i genitori dei lavoratori della Cict spediti a lavorare a Tangeri o ad Amburgo, adesso vedranno tornare a casa loro figli. È forse il momento più toccante dell’intera vicenda porto canale. È l’unico momento di emozione nel corso del convegno "Cagliari-Porto Canale: un nuovo hub della rete del trasporto mondiale ed euromediterraneo". Nel corso del quale Hapag Lloyd, la compagnia tedesca, (una delle cinque più grandi al mondo nel transhipment) ha descritto i collegamenti attuali dello scalo industriale cagliaritano e dipinto gli scenari del futuro. Hapag Lloyd è anche leader della Grand Alliance, il gruppo di sei compagnie (Hamburg Sud, Hapag Lloyd, Senator Line, Misc, O.O.C.C. e N.Y.K.) che hanno stipulato con Contship un contratto volto a fissare la reti feeder di collegamento tra il porto cagliaritano e 47 porti d’oltremare e 33 nel Mediterraneo. Per un totale di 800 scali di navi all’anno. Lo scalo merci di Cagliari diventerà un "hub", ovvero una piazza di trasbordo nella quale vengono raccolti i flussi di merce e ordinati in tutte le direzioni per regioni di destinazione e trasbordati. Nello specifico il capoluogo isolano è collegato con Istanbul, una seconda rotta stabilisce un collegamento con Mar Nero-Bulgaria-Romania-Ucraina (la porta della Russia), poi Beirut e quindi Israele-Alessandria d’Egitto. Con queste è già attiva una rotta con Salonicco e un’altra con il porto del Pireo. E infine due tutte italiane. La prima suddivisa in tre zone: nord (Genova, La Spezia, Livorno), centro (Napoli e Palermo) e sud (quest’ultima mista Trapani, Malta e Tunisi) e la seconda con di connessione con l’Adriatico. Ci sono poi le rotte internazionali: i collegamenti oceanici. Oggi parte il servizio MCS tra il Mediterraneo e il Canada. Con Cagliari che subentra a Gioia Tauro. La rotta sarà Montreal, Cagliari, Salerno, Genova, Fos, Montreal. Ma presto saranno attivati anche le altre. Una collegherà i porti del Nord Europa (Amburgo, Le Havre, Sauthampton e Anversa) con Singapore e Jeddah. Una seconda partirà da Cagliari, in direzione Messico e la costa statunitense del Pacifico per concludere il viaggio in Spagna. Un altra parte dal Nord Europa arriva a Cagliari prosegue verso Emirati Arabi, Karachi e l’India per far poi ritorno in Sardegna. Ma la più redditizia è quella che parte dagli scali del Canada e della costa atlantica degli Stati Uniti (Halifax, New York e Savannah) fa tappa a Cagliari per concludere il viaggio in estremo Oriente (Singapore). E ora i sindacati chiedono certezze per il futuro e investimenti. Il prossimo obiettivo è la zona franca. Mentre il porto canale vedrà il dragaggio del fondale a un pescaggio di 18 metri, una nuova banchina di 380 metri e un piazzale nuovo di 500.000 metri quadrati. Le imprese sarde chiedono invece un collegamento ferroviario intermodale con il mondo dell’industria regionale. Ennio Neri

 

TELEVISIONE: SCATTA LA RIVOLUZIONE IN SARDEGNA

ADDIO ANALOGICO, E’ L’ERA DEL DECODER

Dopo due anni di polemiche, decoder acquistati e momentaneamente accantonati (nel 2006), scatta il switch off regionale, cioè lo spegnimento della vecchia Tv analogica a vantaggio di quella digitale. La macchina da guerra è in moto da tempo e la Sardegna (assieme alla Valle d’Aosta) è stata scelta per fare l’apripista alla nuova era. Se è un «inganno per i sardi», così come l’aveva definito il presidente Soru nel 2006, se sarà propedeutico per una altro tipo di televisione si saprà solo più avanti. Il processo per il passaggio al digitale si completerà il 31 ottobre. Alla fine, senza il decoder, non si potrà ricevere il segnale televisivo. La Rai e le maggiori televisioni locali si sono attrezzate tecn
icamente per spegnere il segnale analogico e accendere quello in isofrequenza, effettuando investimenti importanti, soprattutto per cambiare il sistema esterno di trasferimento ed emissione del segnale. S’inizia, dunque, dalla Sardegna e dalla Valle d’Aosta, cioè da due regioni «chiuse», una dal mare e l’altra dalle montagne in modo che le nuove trasmissioni non possano disturbare il segnale proveniente da centri vicini. È oggettivamente un passaggio «storico» nella vita della televisione italiana perché mette fine al modo di trasmettere che ha contraddistinto tutte le emittenti per più di mezzo secolo nel caso della Rai e dalla fine degli anni Settanta per le Tv private. Il digitale dovrebbe portare, nelle intenzioni degli ideatori, più qualità e più concorrenza. Ma questo sulla carta. Il progetto del governo nazionale per cambiare il sistema televisivo nasce nel 2004 quando Maurizio Gasparri era ministro delle Telecomunicazioni. Erano i giorni in cui, per volere dell’Unione europea e soprattutto per una sentenza della Corte costituzionale, si era deciso di spostare Rete4 sul satellite. Fu approntato allora dal ministero e dal governo il piano che prevedeva la sperimentazione; per favorire i telespettatori fu anche deciso di finanziare con decine di milioni di euro l’acquisto dei decoder. Un apparecchiatura semplice tecnologicamente ma che era prodotta in Italia da pochissime aziende. In Sardegna s’inizia, a dire il vero, senza molto entusiasmo. La stessa Regione, pur non disdegnando qualsiasi innovazione che può essere positiva sul lungo termine, aveva manifestato molte perplessità. Anche perché non migliorerà l’offerta, nel senso che il mercato resterà chiuso a vantaggio di chi fa già televisione. Ci sono anche timori sulla nitidezza del segnale, in genere ottimo ma addirittura scadente nelle zone infossate.

 

 

UNO STAND DI SARDEGNA RICERCHE CON I LABORATORI TECNOLOGICI DEL DISTRICT

L’ISOLA ALLO SMAU 2008 DI MILANO

Per il secondo anno consecutivo Sardegna Ricerche ha partecipato allo Smau, presso il polo fieristico di Milano City, con uno spazio espositivo dedicato al Distretto tecnologico sardo delle ICT "Sardegna DistrICT" e alle aziende e centri di ricerca che sviluppano applicazioni avanzate per Internet. L’ente pubblico regionale per la ricerca e l’innovazione tecnologica era presente nell’area dedicata ai Percorsi dell’Innovazione, iniziativa ideata da Smau e Nòva24-Il Sole 24 Ore per valorizzare le punte di eccellenza dell’Innovazione "made in Italy". Sardegna DistrICT è un’iniziativa della Regione Autonoma della Sardegna e nasce per favorire la collaborazione tra centri di ricerca, università e imprese che operano nel settore dell’high tech. Punto focale del distretto sono nove laboratori tecnologici, vere e proprie "palestre" di ricerca, sviluppo e sperimentazione, localizzati nel parco tecnologico di Pula (Cagliari) dove vengono prodotti applicazioni e servizi innovativi ad alto potenziale di crescita. Nello stand di Sardegna Ricerche erano presenti i laboratori tecnologici di Sardegna DistrICT e 13 realtà regionali operanti nel settore ICT. I laboratori tecnologici del distretto Sardegna DistrICT, presenti allo Smau erano: il laboratorio Open Media Center, il cui obiettivo è la promozione e lo sviluppo di progetti di ricerca industriale nei campi dell’home entertainment, home automation e delle interfacce uomo-macchina con una particolare attenzione alla usabilità e interazione tecnologica con il mondo open source; il laboratorio di Telemicroscopia industriale, che si propone come obiettivo principale la realizzazione di una rete web based per la condivisione di strumenti scientifici e risorse in remoto; il laboratorio GeoWeb e Mobile User, che si occupa di sviluppare nuove modalità di interazione e interfacce utente per il geo-browsing, di accedere alle risorse geo-referenziate tramite dispositivi mobili, di sviluppare web services e mashup per l’integrazione di informazioni provenienti da sorgenti diverse; il laboratorio di TV collaborativa multi-piattaforma, la cui idea è quella di estendere al contesto televisivo il modello partecipativo di produzione dei contenuti che caratterizza le applicazioni Web 2.0, realizzando e sperimentando delle piattaforme tecnologiche che consentano di attuare tale modello; il laboratorio Produzione di prototipi e nuovi format di contenuti digitali, che intende valorizzare, attraverso la tecnologia, la partecipazione, la creatività, il talento e l’innovazione nel campo dei nuovi media, incoraggiare la sperimentazione e la validazione di nuovi format e nuovi modelli di produzione, distribuzione e fruizione dei contenuti; il laboratorio ICT per la medicina, le cui attività riguardano tecniche innovative per l’acquisizione di dati e l’analisi visuale in ambito clinico, pre-operatorio e chirurgico; tecnologie avanzate per la creazione di infrastrutture distribuite per applicazioni cliniche; tecnologie computazionali per l’analisi di dati provenienti da apparati ad alta processività; il laboratorio di Intelligenza d’Ambiente, si occupa dello sviluppo e della sperimentazione di alcune tecnologie abilitanti (sistemi di visione artificiale, sistemi intelligenti, tecnologie biometriche e multimediali, video sorveglianza, Rfid) per la creazione di ambienti intelligenti; il laboratorio di Visualizzazione di modelli 3D complessi infine, ha come fine l’innovazione e il trasferimento tecnologico di risultati di ricerca attraverso attività dimostrative, formazione, e sviluppo di prototipi software; in particolare si occuperà di acquisire, processare, archiviare, distribuire, visualizzare e riprodurre modelli 3D complessi, della produzione di modelli fisici e della visualizzazione geografica.

 

I PRODOTTI DI QUALITA’ DELLA SARDEGNA PROTAGONISTA ALLA "CITTA’ DEL GUSTO"

A ROMA, L’ISOLA EMBLEMA DEL "GAMBERO ROSSO"

La Sardegna enogastronomica è stata protagonista per due week-end nel mese di ottobre alla Città del Gusto di Roma. I prodotti di qualità sono stati i protagonisti di degustazioni e seminari a tema nella sede principale del Gambero Rosso. Questo prestigioso marchio, conosciuto in tutto il mondo, da più di vent’anni valorizza l’immenso patrimonio agroalimentare e della ristorazione italiana, individuandone il valore culturale e la capacità di inserirsi sulle grandi linee di tendenza del gusto. La manifestazione, curata in collaborazione con l’Assessorato dell’Agricoltura della Regione Sardegna, rientra nel progetto di promozione del paniere dei prodotti di qualità dell’Isola: i due week-end sono stati l’occasione per scoprire i vini, i formaggi, le carni che da millenni imbandiscono le tavole delle case dei sardi ma non solo. Il primo appuntamento si è snodato tra degustazioni, brunch mediterranei e un seminario sul tema "Le denominazioni d’origine in Sardegna", incentrato sui vini più rappresentativi delle migliori denominaz
ioni d’origine e sui prodotti Dop dell’Isola. Nel secondo week end si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, alla quale ha partecipato anche l’assessore regionale dell’Agricoltura, Francesco Foddis.

 

Una risposta a “Tottus in Pari, 220: dall'altra parte del mondo”

  1. Salve, sono un rappresentante del gruppo folk sardo di Fluminimaggiore, con i saluti dal nostro caro paese, colgo l’occasione per informarvi che il 24 ottobre saremo a RHO (Milano), e ci esibiremo nelle piazze del centro storico, poi il 25/26 saremo ospiti della “torino camper” presso la città di Torino…..Venite a vederci e spargete la voce sul nostro arrivo!!!!GRAZIE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *