il carteggio tra il rettore Salvatore Cossu e il canonico Giovanni Spano

di Tore Patatu, Luciano Carta e Paolo Pulina

 

Pubblichiamo le note che seguono, inviateci da Paolo Pulina e inerenti al carteggio a suo tempo intercorso fra il ploaghese canonico Giovanni Spano (autorevole linguista, senatore del Regno) e il chiaramontese Salvatore Cossu, rettore di Ploaghe fino al 1868, anno della sua morte. Paolo Pulina, nato a Ploaghe nel 1948, vive da una trentina d’anni a Santa Giuletta, nell’Oltrepo Pavese. Responsabile del Servizio biblioteche, musei e pubblicazioni dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Pavia, è giornalista pubblicista, autore di saggi e pubblicazioni varie, con occhio sempre attento alla cultura e alle tradizioni della Sardegna. Con riferimento particolare alla sua Ploaghe.

 

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Tore Patatu a Paolo Pulina

 

Carissimo Paolo, ho letto nel Blog  http://tottusinpari.blog.tiscali.it/ , diretto da Massimiliano  Perlato, e nel collegato giornale on line "Tottus in Pari", il tuo articolo "Cristoforo Colombo era nato in Sardegna?" che dà conto delle ricerche della studiosa spagnola Marisa Azuara in materia

e ho pensato a una moda di Raimondo Piras, in cui, citando i natali di sant’Ignazio da Laconi, il cui luogo di nascita è più che certo, dice che altrettanto non si può dire per altri personaggi famosi: "sette tzitades grecas pro un’Omero" e altrettante per Cristoforo Colombo. I Corsi, partendo dal fatto che la Corsica, dal 1284 fino al 1768, appartenne alla Repubblica di Genova, fanno nascere il nostro navigatore  nella loro isola, ma non solo in una città. Per cui gli hanno dato i natali Calvi, Sartene, Bastia, ecc. A Calvi, addirittura, fanno visitare la casa natale (bella faccia tosta). A queste si aggiungano Genova e Barcellona, adesso la Sardegna e, magari, non in una sola città o paese. Comunque la tesi è quantomeno affascinante.
Mi congratulo per il puntuale lavoro svolto da te sul carteggio fra Giorgio Asproni e  Giovanni Spano e ti voglio proporre un quesito. Esistono circa 300 lettere che Giovanni Spano ha scritto al rettore Salvatore Cossu e non ne esiste una scritta dal rettore allo Spano. Come si può spiegare questo fatto? Il Canonico non era uomo che amasse buttare la sua corrispondenza. M’interessa il tuo parere.
Ti saluto con cordialità e affetto, ciao,

Tore Patatu

 

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Paolo Pulina a Tore Patatu

 

Per rispondere al tuo quesito sul carteggio Cossu-Spano, mi sono rivolto a Luciano Carta, che sta curando la pubblicazione, anno per anno, giorno per giorno, dei carteggi dello Spano con i suoi numerosissimi corrispondenti (oltre tremila lettere).
Ti trascrivo la sua risposta, che sono stato autorizzato a rendere pubblica.
Un carissimo saluto
Paolo Pulina
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Luciano Carta a Paolo Pulina

 

Caro Paolo Pulina,
rispondo  al quesito che mi poni relativo al rettore di Ploaghe Salvatore Cossu. Le sue lettere oggi presenti nel Fondo Spano della Biblioteca Universitaria di Cagliari, di cui gran parte in lingua sarda, sono una trentina. Ma, come scrive lo stesso Spano nella biografia del rettore, dovevano essere qualche centinaio: quindi dobbiamo desumere che la gran parte delle lettere del Cossu sono andate disperse. Queste lettere, che iniziano nel 1834, io le ho tutte trascritte e commentate e una parte cospicua è presente nel primo volume dell’opera che sta per uscire. Per ovviare al disastro che ti ho detto sopra, io ho provveduto a pubblicare anche quei brevi stralci che lo Spano pubblica nella biografia a stampa del Cossu, soprattutto a dimostrazione che quanto dice lo Spano sul loro originario numero è vero. Questo per quanto attiene all’esistente.
Ma il quesito che ti pone il chiaramontese, paesano del Cossu, Salvatore Patatu, suona: "Come mai si sono conservate le lettere di Spano al rettore  Cossu e non si trovano invece quelle di Cossu a Spano?". Mi pare che il quesito, sulla base di quanto oggi conosciamo,  vada rovesciato, cioè: "Come mai si sono conservate le lettere del rettore Cossu a Spano e non si trovano invece quelle di Spano a Cossu?". Il motivo è molto semplice: lo Spano ha diligentemente archiviato e conservato le lettere dei suoi corrispondenti (fra cui quelle del Cossu) e le ha donate (come tu stesso scrivi) alla Biblioteca Universitaria di Cagliari poco prima della morte, anche se disgraziatamente, nel caso del Cossu, ci si chiede come mai le lettere del Cossu siano così poco numerose, dal momento che dovevano essere qualche centinaio. Se ci fossero state tutte, si sarebbe trattato di un giacimento culturale di grande interesse, perché avremmo avuto un corpus documentario che ci avrebbe consentito di conoscere dal vivo la vita del paese di Ploaghe e la vita stessa dell’isola tutta dal 1834 al 1868, anno della morte del Cossu.
Le lettere dello Spano al Cossu saranno state in possesso del Cossu stesso e bisogna vedere se egli le ha conservate con la stessa cura con cui lo Spano ha conservato le sue. Occorrerebbe (non si sa mai) verificare se ci sono a Chiaramonti o a Ploaghe dei lontani eredi o discendenti del Cossu e se tramite questi eredi si riesce a sapere se le lettere del famoso canonico ploaghese sono state conservate o quantomeno se siano esistite e fino a quale periodo. Perché, se putacaso solo dubitassimo che esse esistono veramente, sono sicuro che l’indomani stesso tu ed io ci fionderemmo a Chiaramonti o a Ploaghe per vedere sa meravizza! Ma credo che ormai non ci sia nulla da fare e che le lettere siano andate per sempre, purtroppo, perdute.
Cordiali saluti
Luciano Carta

Una risposta a “il carteggio tra il rettore Salvatore Cossu e il canonico Giovanni Spano”

  1. Mi permetto d’intervenire, riguardo la documentazione del Rettore Cossu, di cui in pagina. La corposa corrispondenza avvenuta tra i due, ovvero Cossu e Spano, a mia modesta opinione, potrebbe -uso il condizionale- non essere stata consegnata – o custodita- ai soli parenti chiaramontesi, bensì anche ai nipoti ploaghesi. Quelli a Lui più vicino. Me lo fa pensare questa corrispondenza: l’annuncio della sua dipartita, al Vicario Generale e Capitolare dell’Arcidiocesi turritana, che venne sottoscritta, ed inoltrata, (il 21 sett. 1868, subito dopo il decesso) dal marito della nipote Giuliana: Salvatore Congiatu. Gli altri nipoti erano: Salvatore, Giammaria e Pietro Migaleddu-Cossu e Caterinangela maritata Salvatore Lai-Nuvoli.
    Tale parentado (sette) è indicato nella lapide posta nel Cimitero Monumentale in Plaoghe, di cui si erano pregiati far commissionare in onore dell’illustre zio.
    Detto ciò: tentar….

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