Malu Entu: indipendenza fai da te

di Michela Murgia

 

L’isola di Malu Entu fa parte del comune di Cabras, quindi per me non è uno scoglio qualunque, ma un pezzo di casa, a cui sono legate molte memorie personali. Per esempio  ricordo che in passato i pastori della mia zona portavano all’isola di Malu Entu le pecore a pascolare. Gli uomini ci stavano giorni e giorni, e durante la lunga pastura la noia era così tanta che alla fine hanno cominciato a portarci qualche nidiata di conigli, per farli moltiplicare sul posto e potersi svagare andandone a caccia mentre il bestiame mangiava. I pastori poi a Malu Entu a pascolare le pecore non ci sono più tornati, ma i conigli ci sono rimasti, e siccome non c’è acqua dolce in superficie, e quella piovana è sempre molto scarsa, adesso che non ci sono più le tinozze che venivano lasciate per far bere il bestiame, basta un breve periodo di siccità perché sull’isola i conigli comincino a morire lentamente di sete. Lo sanno bene i diportisti che vanno a Malu Entu a trascorrere una giornata di mare, perché di quando in quando nei giorni più aridi dell’estate se ne trovano le carcasse decomposte ai bordi dei piccoli sentieri. Sarà anche per questo che la cosiddetta dichiarazione di indipendenza dell’isola di Malu Entu non mi ha divertito più di tanto, come invece sarà successo ad altri, sia in Sardegna che oltremare. I più generosi hanno letto in quel gesto una provocazione simbolica, altri semplicemente il delirio di qualcuno con poco senso delle proporzioni. Io appartengo al secondo gruppo, e non certo perché non creda all’autodeterminazione del popolo sardo, anzi. Sono però sempre stata convinta che l’indipendenza – prima che alla terra – appartenga alle persone che la calpestano, e da questo punto di vista abbiamo tutti più da imparare che da insegnare ai sassi di Malu Entu, dato che di sardi in grado di reggere non solo il sogno, ma anche il costo personale dell’autodeterminazione ne conosco pochi. Tanti somigliano ai conigli di Malu Entu, sempre in attesa di un’acqua da fuori, e in un contesto in cui questo significa considerare normale farsi raccomandare da un politico per un posto di lavoro, vincere un appalto con una spintarella o saltare la fila alla ASL facendo la telefonata giusta, che senso ha dichiarare indipendenti quattro sassi e due spiagge? Sarebbe interessante capire con esattezza rispetto a cosa si sta dichiarando l’indipendenza, visto che a Malu Entu nemmeno i conigli possono davvero autodeterminarsi, anche se apparentemente non hanno gabbia. Indipendenza non è bastare a sé stessi, quella al massimo è solitudine, almeno finchè dura; piuttosto è la condizione degli uomini realmente liberi, capaci di aprire relazioni paritarie senza sudditanze né debiti di identità. Gli animali inconsapevoli non sono in grado di capire questo, e la terra dal canto suo non ha colpa delle nostre pochezze, anche se spesso ne ha pagato le conseguenze. Dagli uomini e dalle loro giuste aspirazioni alla libertà si ha però il diritto di attendersi qualcosa di meglio di un atto di arbitrio solitario proclamato da uno scoglio senza acqua potabile. Non ci sarà nessuna indipendenza per la Sardegna fino a quando ci sarà qualcuno che penserà di agire da solo, negando di fatto l’interdipendenza tra i sardi, per nominarsi da sè – a beneficio di telecamera – re di niente e signore di nessuno. 

 

DODDORE MELONI E LA SUA REPUBBLICA

L’isola di Mal di ventre che diventa uno Stato indipendente, per l’iniziativa di un autotrasportatore che rileva la proprietà del fazzoletto di terra posto davanti alle coste oristanesi per usucapione. Non è uno scherzo o la fantasiosa trama di un romanzo ambientato in terra sarda. È l’iniziativa di un separatista sardo che punta al riconoscimento dell’isola di Mal di Ventre quale «Repubblica Indipendente di Malu Entu». Salvatore Meloni, che molti conoscono con il nomignolo di Doddore, sembra deciso a fare sul serio, tanto che ha chiesto in questa battaglia il sostengo di un legale. Meloni, 65 anni, autotrasportatore di Ittiri, ma da tempo residente a Terralba, richiama il principio di autodeterminazione dei popoli sancito dalla Carta di San Francisco. L’indipendentista, protagonista in passato di aspre battaglie per l’indipendenza della Sardegna, ha già inviato il progetto sia alle Nazioni Unite che al presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi. Per sostenere la tesi secondo cui è possibile acquisire la titolarità dell’isola per usucapione, Salvatore Meloni, per bocca del proprio avvocato, sostiene di trascorrere «da più di vent’anni gran parte delle sue giornate sull’isoletta assieme ad altri indipendentisti». «Il mio assistito – ha detto l’avvocato Maria Vitalia Anedda – intende avviare una causa civile per l’usucapione dell’isola di Mal di Ventre che, dal 1972, appartiene alla società napoletana Turistica Cabras srl». Secondo il legale Salvatore Meloni da qualche mese ha anche richiesto al comune di Cabras la residenza sull’isola per rafforzare la sua iniziativa. «Non mi risulta che ci sia stata una richiesta di questo tipo – dice Efisio Trincas, che di Cabras è stato sindaco sino a giugno -. In ogni caso non mi sembra proprio che si possa ipotizzare l’usucapione dell’isola». «Mal di Ventre rappresenta un simbolo di riappropriazione dei territori dei sardi, che ci sono stati arbitrariamente sottratti», ha spiegato il legale di Salvatore Meloni, comunicando un messaggio del suo assistito. Salvatore Meloni mercoledì prossimo, in una conferenza stampa, spiegherà le motivazioni della richiesta di indipendenza. Dal luglio del 1974, nell’isola di 81 ettari, gli indipendentisti come veri proprietari occupandosi sia della pulizia che della salvaguardia dell’area marina protetta, a nord dell’isola. «Esistono gli estremi per l’usucapione – ha sottolineato l’avvocato – poichè si tratta di un possesso continuato, pacifico e non interrotto per vent’anni». L’indipendentista di Terralba è stato condannato a nove anni di carcere per cospirazione contro lo Stato a metà degli anni Ottanta. «Un articolo del codice Rocco prevedeva anche la pena di morte – ha raccontato di recente Meloni -. La pena capitale è stata abolita, ma il reato è rimasto. E l’unico condannato della Repubblica sono io. Gli altri li hanno assolti tutti: Rosa dei Venti, Nar, Brigate Rosse. E lo stesso articolo che Papalia ha tentato di rispolverare a Mantova contro Umberto Bossi e tutto è finito in un nulla di fatto». Adesso Salvatore Meloni lavora in una cooperativa da lui fondata insieme a altri otto soci, tutti indipendentisti. Si chiama «Patria Sarda». Tratta vari settori merceologici, dai prodotti agricoli ai salumi, dai dolci ai liquori fino agli abiti ispirati al costume sardo.

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