Tullio Locci, il patriarca degli emigrati

di Antonello De Candia

 

Non è voluto mancare neanche all’ultimo appuntamento della Conferenza internazionale sui "Sardi nel mondo", e lo ha fatto in modo dirompente nel momento in cui dava l’addio a questa vita terrena. In pieno congresso dove c’erano tutti, padri e figli, di quel mondo che lui ben conosceva e che era riuscito negli anni, dopo epiche battaglie, a far riemergere dall’indifferenza e dall’oblio di una classe politica regionale all’epoca troppo distratta e troppo poco sensibile ai problemi dei suoi figli lontani, in cerca di lavoro e di dignità , in Italia e in Europa. Quella Italia e quella Europa che offrivano quel che in Sardegna non c’era per tutti, purtroppo: il lavoro. Quella Italia e quella Europa che lui ha percorso in lungo in largo, quando c’era poca informazione, quando i collegamenti erano difficili e costosi, quando tornare in Sardegna per le feste o per le ferie era problematico, tra scioperi e bivacchi sulle banchine dei porti, quando non c’erano telefonini e internet, per cercare i suoi conterranei, per riunirli, per aiutarli a sopravvivere al distacco e alla nostalgia dai loro cari e dalla loro terra, ai sacrifici e al dolore, alla sofferenze e alla miseria. E’ difficile poterlo spiegare e farlo capire a chi non ha conosciuto quei tempi. I tanti giovani delegati presenti alla Conferenza – quel futuro che lui auspicava – non erano nati quando Tullio Locci si adoperava per aiutare i loro padri, per sostenerli nei momenti di grande difficoltà, perché non si arrendessero, perché sperassero in futuro migliore, al di là di un improbabile ritorno. Qualcuno di questi giovani lo avrà sentito nominare, Tullio Locci, ma non potrà mai immaginare quanto abbia fatto questo grande uomo, il vecchio "patriarca" per i suoi fratelli sardi. E non è facile commemorarlo anche per chi come noi lo ha conosciuto e ha partecipato con lui a tanti congressi, alla fondazione di tanti circoli, in Italia e in Europa (i Paesi d’Oltreoceano non erano ancora tutelati dalle leggi e non erano ancora entrati nell’interesse politico della Regione). Eravamo presenti a Savona quando ha festeggiato i cento anni e anche in quella occasione il vecchio Tullio non si è smentito, quando, acclamato da centinaia di amici, autorità, presidenti di circoli e di federazioni, si è limitato a ringraziare tutti per quella grande manifestazione di affetto e di riconoscenza che gli stavano tributando: "non credo di aver fatto nulla di straordinario – disse in quella occasione – se non il mio dovere verso fratelli meno fortunati di me. E che Dio ci aiuti nel nostro futuro. Vi ringrazio tutti". Lì, a Savona, nella stupenda ‘Sala Ross’ del municipio, gremita all’inverosimile, un applauso interminabile, con una platea in piedi, concluse quella festa. A Cagliari, nell’Auditorium del Conservatorio, quando Tonino Mulas – presidente della Fasi, la Federazione dei circoli sardi, all’epoca Lega sarda, fondata proprio da Tullio Locci – è salito sul palco per dare la triste notizia appena ricevuta da Savona, dal figlio Luciano, che è il presidente del circolo ‘Il Nuraghe’, a continuare l’attività che fu del padre, una platea in piedi, in silenzio, gli ha tributato l’ultimo commosso saluto. Grazie Tullio, vecchio patriarca, per tutto quello che hai fatto per il mondo dell’emigrazione. e se anche questa Conferenza internazionale dei "Sardi nel mondo" si è potuta fare è anche per merito tuo, perché le fondamenta che tu hai gettato quasi 40 anni fa, reggono ancora e le nuove generazioni evidentemente hanno davanti a loro quel futuro che tu auspicavi. Sperando e augurandoci che lo sappiano interpretare positivamente e riempire di contenuti e di rivincite per la loro Sardegna lontana e ancora carente di prospettive di lavoro. Perché, se dopo aver dato le migliori braccia all’Italia, all’Europa e al mondo intero, ora emigrano (o scappano) dalla Sardegna anche i cervelli, allora vuol dire che proprio qualcosa non và. Tullio Locci era nato a Villasor nel 1905. Il suo impegno sociale cominciò appena terminati gli studi, quando divenne segretario provinciale del sindacato dei pastori. E’ stato direttore provinciale dell’I.n.a.m. a Cagliari, ma a causa di qualche diversità di vedute con il governo fascista di quegli anni, lui che era socialista, venne trasferito nella penisola, dove ricoprì l’incarico di direttore provinciale, prima ad Imperia, poi a Savona e quindi a Novara. Andato in pensione nel 1971 ha fondato il circolo "Il Nuraghe" a Savona e per 15 anni è stato presidente della Lega dei circoli sardi (oggi FASI) ed è stato uno dei principali artefici della nascita del movimento dell’emigrazione sarda in Italia e in Europa, essendo protagonista di tutti gli eventi, fin dalla prima Conferenza regionale di Alghero, poi quella di Nuoro, fino alla creazione della Consulta dell’emigrazione.

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