TEMPO DI BILANCI (dopo la Conferenza sull'Emigrazione di Cagliari)

di Tonino Mulas

 

Per capire bene l’importanza di questa Conferenza "I sardi nel mondo" bisogna prima di tutto raccontarla, parlando della partecipazione delle persone, della loro passione. Bisogna capire i sentimenti di quelli venuti da più lontano, che non tornavano da tanto tempo nella loro isola, che hanno gioito con il cuore e con gli occhi per i colori della meravigliosa primavera che hanno trovato a Cagliari. Una bella sensazione corale, quella di 450 persone che si incontrano, si presentano, si ritrovano e insieme si sentono un movimento, una forza, acquistano consapevolezza che quello che fanno faticosamente, con l’aiuto di pochi, nei diversi angoli del mondo, non è nostalgia fuori tempo e residuale. Molti i giovani, molte le donne, un segnale importante grazie anche a quella "imposizione" assessorile, che prescriveva che almeno un delegato per circolo doveva essere un giovane o una donna. Giovani che si sono ritrovati e riconosciuti, che hanno accolto come un inaspettato segnale positivo l’apertura della conferenza da parte di un’Assessore brava, appassionata, vicina a loro per modo di vedere le cose e per età. Siamo stati ben accolti. Ospitalità data non solo dalla qualità alberghiera, dalla bellezza di Cagliari, dai saluti delle autorità, ma anche dal calore umano, dalla spontaneità, dalla semplicità instaurata dall’Assessore Romina Congera e dal Presidente Renato Soru. Forse questa è stata la sorpresa più inaspettata, che ha da una parte smentito una idea di una Sardegna fredda e lontana e ha forse, per molti, soprattutto i più anziani, sancito un risarcimento postumo per una partenza molto spesso sofferta. A lato della conferenza due momenti, diversi fra loro, di intensa partecipazione, il cordoglio per la scomparsa di Tullio Locci, protagonista indimenticabile del movimento degli emigrati e la partecipazione, per una fortunata coincidenza, di una folta delegazione alla manifestazione del 25 aprile, quasi a suggellare simbolicamente il legame con le origini della nostra democrazia, nel 60° della nostra Costituzione e del nostro Statuto autonomo sardo. Ed ora veniamo al bilancio politico. La conferenza ha raggiunto il suo scopo? Il mio personale giudizio è positivo. Dopo 20 anni trascorsi dal precedente appuntamento, è stato rinnovato il patto che lega gli emigranti alla Sardegna. Certo poi dovrà essere scritto nelle leggi e nei principi dello stesso nuovo Statuto dell’unico popolo sardo, ma intanto qui è stato solennemente sancito. C’è stato un buon dibattito che ha evidenziato innanzitutto che una politica per l’emigrazione è oggi attuale e necessaria. E’ stato buono e utile il dibattito nei gruppi di lavoro, soprattutto intorno alla legge, con il professor Fois, nella tavola rotonda, e nell’incontro, sia pure frettoloso, con la Commissione consiliare dell’Emigrazione. C’è stata infine una qualificata interlocuzione: con Padre Segafredo, direttore del Messaggero di Sant’Antonio, il mensile più letto dagli italiani nel mondo, con Giulio Angioni, grande scrittore e antropologo, con Maria Giacobbe, scrittrice nuorese emigrata in Danimarca, con gli esponenti della CGIE, con l’ambasciatore Calamai, che ha ricordato il dramma dei "desaparecidos", con Giovanna Corda, emigrata sarda in Belgio, figlia di minatori, oggi parlamentare europea. Come è stato detto dal Presidente Soru sono caduti gli elementi di diffidenza e di pregiudizio. E questa è la base di ogni dialogo a venire per la costruzione di politiche leggi e programmi partecipati e condivisi. Anche gli argomenti più spinosi, a seguito di interventi di ruvida schiettezza, sono stati presi dal Presidente come spunto per risposte positive e per segnalare l’esigenza di un rapporto fiduciario. Certe azioni di adeguamento vanno messe in campo anche da parte nostra: per il superamento di una mentalità e di una funzione assistenziale, per la qualificazione dell’iniziativa culturale, per l’incentivazione dell’azione di promozione della Sardegna. Un impegno particolare lo dobbiamo mettere per vincere la scommessa di domani: allargare la rappresentanza e costruire un rapporto dei circoli con i sardi di seconda e terza generazione e intercettare i nuovi sardi fuori Sardegna, che magari non si autodefiniscono più emigrati, ma che è necessario coinvolgere, sia per cercare il loro contributo alla crescita del nostro movimento e alla sua maggiore rappresentatività, che per il bene che ne può venire per la nostra isola. Infine vorrei segnalare alcuni limiti, su cui sarà utile discutere e agire per poterli superare: in primo luogo sarebbe stato utile un maggiore coinvolgimento degli intellettuali e degli artisti che vanno già per il mondo come ambasciatori della cultura sarda. Parlo di gente come Paolo Fresu, Marcello Fois, Gianfranco Cabiddu, Salvatore Mereu ed altri andavano invitati; anche un saluto simbolico sarebbe stato importante. C’erano alcuni intellettuali sardi come Pillonca, Macciotta, Lavinio e nella veste di addetti ai lavori, i sociologi. Ma non mi pare francamente sufficiente, considerando il rapporto dei nostri circoli con moltissimi di loro. In secondo luogo erano assenti le forze sociali e gran parte delle forze politiche. Ricordo presenze importanti di esponenti della Giunta come l’assessore Mongiu e l’assessore Dadea, ma erano molto pochi i rappresentanti delle forze politiche, tolti alcuni consiglieri quali gli onorevoli Pisu, Frau, Comodi, Pisano, Dedoni, Cherchi, Giovanna Cerina, il sindaco di Asuni, il sindaco di Nuoro. Forse dimentico qualcuno. Un po’ poco per un incontro ogni vent’anni. In terzo luogo, malgrado alcuni buoni servizi in Tv, c’è stata una presenza insufficiente sia nei quotidiani, nelle radio e nella stampa locale. E sappiamo tutti quanto una buona e capillare informazione sia importante al fine di consolidare i legami con questo nostro mondo. Speriamo di affrontare questi limiti e di superarli nel proseguo dell’azione dei circoli con l’impegno di tutti gli interessati: Presidenza, Assessorato, Consiglio, Commissione Emigrazione, Consulta.

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