SERGIO FALCHI, IL PUROSANGUE: REGISTA EMERGENTE, CLASSE 1983, DOPO IL SUCCESSO INIZIALE DI “FLAMINGOS”, ALTRI PROGETTI

Sergio Falchi

di CHRISTINE LAURET

Non mi ricordo come iniziavano le mie giornate prima d’incontrare Sergio Falchi.

Da quando l’ho “scoperto” ho l’impressione che la mia vita sia diventata intensa… almeno per qualche giorno…

In realtà, il tempo di un’intervista…

Sergio Falchi, giovane regista classe ’83, ha accettato la sfida e si accomoda sul nostro divano…

Non c’è mai stata un’intervista tanto attesa!

Perché?

Perché credo ai segni…

Perché le circostanze erano strane, piene di imprevisti sino a darmi l’impressione che prima di poterlo incontrare me lo dovessi meritare.

Perché scegliere il posto in cui vederci è stato come scegliere il luogo per un matrimonio…

Perché sono crollata sotto le informazioni: ogni pagina aperta, ogni sito, ogni post che leggevo mi faceva scoprire una sua nuova sfaccettatura…

Perché il mio intuito mi sussurrava d’incontrare questo personaggio fuori dall’ordinario…

Perché credo sempre al mio intuito…

Scrivere su Sergio Falchi è come voler’ riassumere la storia del cinema in due righe!

Tanto da scoprire! Ogni strato ne nasconde un altro…

Sono stata travolta dal vortice di Sergio…

Un incontro tanto stancante quanto stimolante, un paradosso perfetto!

L’incontro. Un ragazzo grazioso entra nel bar… mantello scuro, portamento nobile, quasi altero. È lui. Sergio Falchi…

Una risata schietta che strizza gli occhi e tocca direttamente il cuore. Ha dormito poco. Lo sguardo è stanco ma penetrante dietro il quale si sente un cervello in effervescenza.

Generoso, sa rendere la sua compagnia piacevole, è anche bravo a trasmettere il suo entusiasmo. Appare come un sincero chiacchierone. Anche ciò che non dovrebbe dire lo dice lo stesso, poi si assicura che non verrà scritto. Un lato ingenuo, toccante. Parla di tutto senza tabù, con gesti e occhi intensi… non si racconta ma si interpreta… è un uomo complicato che si muove nella vita con un certo “senso di colpa”.

Sergio Falchi ha una sola certezza… quella di non averne! È ambivalente, pieno di contraddizioni, a volte irremovibile e un secondo dopo buffo… ha la complessità di una persona sensibile.

Ride spesso… ma dietro queste risate si sente una punta di melanconia, di tristezza direi (anche se so che non gli piacerà) forse per colpa di tutte queste domande senza risposta che si scontrano sotto il suo cranio?

Franco, con qualche citazione in testa detta sempre al momento giusto. Non ostenta le sue conoscenze o la sua cultura, non ne ha bisogno, due parole scambiate e già ho capito che non è un gioco di fumo e specchi.

Sergio è un purosangue, e come tale corre con i pensieri e le parole, si ferma, cambia direzione, galoppa di nuovo come fanno i cavalli un po’ pazzi che corrono, la criniera al vento, ubriachi di libertà. Obbediscono a un’unica cosa: la loro passione.

Quella del Signor Falchi è la regia.

Sergio l’uomo. Dire che è regista è molto riduttivo, però è così che si presenta!

Detto tra di noi, vi posso confidare che scrive storie e poesie, suona la chitarra, corre, ha studiato biologia… infatti è amante della natura e delle lunghe passeggiate col suo cane…

Solitario? Sì, quando lo vuole… altrimenti adora il branco ed è abbastanza popolare tra i suoi amici.

La parola che gli calza a pennello è “emozione”.

Del resto, alla mia domanda perché ha accettato un’intervista con me? Mi risponde “per colpa del nome della vostra rivista! Con un nome così, mi aspettavo un’intervista un po’ speciale“.

E lo è! Sergio è stato sulla poltrona per 3 ore.

3 ore in cui al posto di parlare dei suoi film, abbiamo affrontato la famiglia, la gioventù, i suoi sogni, quelli persi e quelli da realizzare, delle sue passioni, di amore… nessun campo tralasciato. Lui è stato al gioco con entusiasmo, imbarazzo, gioia e a volte anche con nostalgia.

Sergio il regista. La sua storia col cinema inizia al liceo… sogna già di dedicarsi alla settima arte, ma la vita, la sua giovinezza, le esigenze, la famiglia gli fanno prendere un’altra direzione. Eppure nel cuore rimane quest’affetto per lo schermo. Appena ne ha la possibilità segue un corso di fotografia, un altro di scrittura e inizia a pensare al primo corto metraggio.

Nel 2017 dopo alti e bassi e diverse difficoltà, nasce Sergio il regista con Flamingos il suo primo corto metraggio coronato dal successo a diversi festival.

Ciò che ho fatto una volta, posso farlo di nuovo” è diventato il suo mantra.

Spicca il volo e niente né nessuno lo fermerà.

Un’evidenza s’impone, quella “di essere nel posto giusto al momento giusto“. La sua vita è qui, nel cinema, dietro la cinepresa dove spariscono tutte le sue incertezze, dove sa mostrarsi autoritario quando deve, dove sente battere il suo cuore, dove finalmente ha trovato la felicità. La sua vocazione è là…

Poteva diventare medico, ricercatore, professore… ma il richiamo della regia scorreva nelle sue vene, impossibile resistere.

Armato di questa certezza, a Flamingos segue Senza te (Without you), poi altri due progetti per il 2022.

Sergio-regista è come l’acqua di un fiume che trova dei passaggi e scorre ogni giorno più potente, rinforzata da tutti i ruscelli che la raggiungono.

I migranti, la solitudine, l’amore, sono argomenti che Sergio tratta con maestria ed emozione, con un tocco di pudore dove ciò che viene taciuto è più forte che ciò che viene detto.

Nei suoi film, il regista sa lasciare un posto allo spettatore, all’immaginazione, alle sensazioni alternando i ritmi e usando le metafore… per chi sa leggere tra le righe.

I film di Sergio lo rispecchiano, ricchi di insegnamenti, di riflessioni, sensibili e commuoventi… Potremmo dire che nelle produzioni del giovane regista “Le cose si attaccano… come dei vagoni, la storia va avanti sui binari, il pubblico-viaggiatore rimane nel treno, si lascia guidare dal punto di partenza al terminus e attraversa i paesaggi che sono delle emozioni“…

Il bar si svuota. Rimango sola con Sergio…

Devo lasciarlo andare.

Eppure vorrei tanto ascoltarlo, osservarlo ancora!

Questo pomeriggio ho preso una ventata di freschezza nella sua compagnia. Ho riso tanto, mi sono emozionata un po’, mi ha trascinata fuori degli schemi… molto.

Sono stata in compagnia di un personaggio complesso con l’ingenuità di Forrest Gump, una spolverata della profondità di Anthony Hopkins, il tutto smaltato con la magia di Fellini che gli avrebbe potuto prestare la famosa battuta del regista Guido Anselmi nel film Otto e mezzo: “Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare, mi ridà forza, vita?”…

Il fascino di Sergio Falchi ha agito.

Durante l’intervista ha tenuto “sotto controllo” la sua foga, forse per non dispiacermi?…nessun rischio. Può contare sul suo sorriso accattivante! Però il vero charme di Sergio non è qua, risiede nella sua fragilità accoppiata alla sua vivacità, una personalità brillante che mi ha convinta.

Sono diventata tifosa del purosangue!

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4 commenti

  1. Bravissimo, Sergio! E complimenti a Christine per il pezzo

  2. Articolo interessante, mi ha incuriosita tanto da voler vedere il corto di Sergio Falchi nella veste di regista. Abbiamo necessità di avere giovani ed emergenti registi che riescano a trasmettere valori eterni, ultimamente andati perduti nell’attuale società dove il riferimento è il Dio danaro.

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