RICORDO BIOGRAFICO DI GIOVANNI MOI, SCRITTORE E SAGGISTA DI SEULO

La Barbagia di Seulo

La Barbagia di Seulo


di Cristoforo Puddu

Seùlo, paese montagnino che dà il nome all’omonima area della Barbagia, annovera diversi illustri personaggi come il sarto Giuseppe Ligas (Seùlo 1902 – Torino 1992), Cavaliere del Lavoro e riconosciuto “cultore appassionato dell’arte sartoriale moderna”, e il letterato scrittore-saggista Giovanni Moi (Seùlo 1910 – Cagliari 1996). E proprio di quest’ultimo, ricorrendo il centenario della nascita, tracciamo una breve biografia. Giovanni Moi plasmato dalla dura vita di paese e di campagna -fu contadino e pastore fino ai 28 anni- dimostra in gioventù elevate doti intellettuali e una forte predisposizione verso lo studio. Nel 1938, con il sostegno economico ed incoraggiamento dei familiari, consegue il diploma magistrale che l’anno successivo lo portano ad iniziare a lavorare come maestro. Sviluppa e coltiva una particolare sensibilità e comprensione verso le problematiche sociali ed umane del mondo contadino e della classe operaia. Il naturale percorso è un’adesione agli ideali del PCI, di cui diviene attivo militante clandestino, e per l’impegno antifascista istillatogli “dal prete Carta, un canonico seùlese illuminato, che operava in Ogliastra”; idealità condivise con altri giovani paesani, particolarmente con Giacomo e Salvatore Murgia, e rafforzate dalla frequentazione di comunisti passati attraverso l’esperienza del carcere e confino per motivi politici. Essendo sprovvisto dell’obbligatoria tessera di adesione al fascio rischia di compromettere il lavoro di dipendente scolastico: il provvidenziale intervento del canonico Carta annulla il provvedimento di licenziamento già avviato. Richiamato militare nel 1941, partecipa agli eventi bellici. L’attività politica è ripresa solo nel 1946 con una convinta battagliera propaganda a sostegno della Repubblica e per lo schieramento di sinistra nella Costituente. Negli anni ’50 s’impegna amministrativamente per la propria comunità, di cui diviene consigliere comunale e vicesindaco. Intanto intensifica la scrittura di poesie in lingua sarda, caratterizzate da temi sociali di attualità e di lotta, nella convinzione che il riscatto popolare si possa costruire con lo strumento primario della cultura. Nel 1950 consegue un’importante consacrazione poetica al “Premio Cattolica”, concorso nazionale vernacolare promosso dalla rivista “Calendario del Popolo” e con una prestigiosa giuria composta, tra gli altri, da Eduardo de Filippo, Salvatore Quasimodo e il critico letterario Luigi Russo. Colse il massimo riconoscimento per la lirica Su pitzinnu mutiladu -Il bambino mutilato- (De sa manu no aiat mancu friniga/ su scoppiu ‘e s’arma ‘e gherra de issu urtada/ mentre allegru fit de giogu in fatiga/ si nde l’aiat tot’in fumu leada./…), tradotta successivamente in italiano da Quasimodo. Nel 1953 si  stabilisce con la famiglia a Carbonia, dove verrà eletto consigliere comunale per il PCI. Insegnante a Quartu Sant’Elena e a Cagliari, dove aderirà a diversi movimenti culturali cittadini degli anni ’60 (“Centro di cultura democratica” e “Centro arti visive”). L’opera letteraria complessiva di Giovanni Moi, composta da versi, favole e saggi, è accomunata “da vibrante passione umana, per la sapienza e il rigore etico”; ricordiamo le pubblicazioni Lumachina (1961), Faulaberu (1971), Problemi di vita e soluzioni (1977), Come nasce il diavolo (1990), Attitidus (1992) e Luna di miele amaro (1993).

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2 commenti

  1. Luigi Demontis

    Sono stato scolaro di Tonino Mameli nel 61-65: potete inviarmi il testo completo della poesia,
    che ricordo a memoria avendola studiata a 9 anni? Vi ringrazio. Cordiali saluti, Luigi Demontis

  2. Luigi Demontis

    Sono stato scolaro di Tonino Mameli nel 61-65: potete inviarmi il testo completo della poesia, che so a memoria avendola studiata a 9 anni; vi ringrazio. Cordiali saluti, Luigi Demontis

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