LA VITA “ON THE ROAD” DI CLELIA MATTANA, VIAGGIATRICE PROFESSIONISTA

http://www.keepcalmandtravel.com/ è il sito di Clelia Mattana


di Martina Marras *

Ha temporeggiato per almeno quindici anni prima di seguire la sua vocazione. Quindici anni per decidere che il momento di fare “il salto nel buio” più meraviglioso della sua vita era arrivato. Clelia Mattana, 37 anni, di professione fa la viaggiatrice. La sua routine è una non routine. Si sveglia in bellissimi resort, trascorre le giornate al mare o passeggiando per città esotiche. Le sue avventure sono archiviate nelle pagine di un blog. Il suo ufficio è internet: un contratto a tempo indeterminato con se stessa e per il futuro un grande punto interrogativo. Difficilmente Clelia guarda più lontano di un mese. Questa vita è iniziata due anni fa quando, sulla spiaggia di Piscinas, prese la decisione di partire. A lungo. Lasciare il lavoro, stravolgere una vita apparentemente perfetta, della quale tutti erano contenti e orgogliosi, meno che lei. «Ero con un amico, anche lui stanco della routine. Gli dissi che avevo intenzione di fare sul serio: niente più sogni a occhi aperti. Volevo andare in Asia. Biglietto di sola andata, per Bangkok. Così, guardando il mio bellissimo mare, ho preso la decisione più bella e più difficile della mia esistenza. Non mi sono mai sentita più viva, felice e terrorizzata in tutta la mia vita».

La chiamano travel bug, la malattia del viaggiatore. Clelia sostiene di esserne affetta. Una malattia incurabile “e bellissima”, precisa. «La mia decisione di diventare una viaggiatrice a tempo indeterminato non è nata dall’oggi al domani. È maturata nel corso degli anni, prima come sogno, che pensavo sarebbe rimasto tale, e poi come progetto vero e proprio. Credo che il fatto che ci sia voluto tanto tempo, dica molto su quanto coraggio ci voglia a mollare una vita convenzionale per inseguire i propri sogni». Il primo passo, quando ancora non sapeva di essere affetta da travel bug, lo fece a 19 anni, quando decise di trasferirsi a Torino per frequentare l’Università. «Ad essere onesta, ciò che volevo davvero era andare via da un’ isola che seppur fantastica, mi andava un po’ stretta. Non poter essere indipendente o saltare sul primo treno per una qualunque destinazione, italiana o europea a caso, per questo sono fuggita». A quattro esami dalla laurea il primo azzardo: Clelia molla tutto per seguire un corso di Marketing e comunicazione. «Dopo varie peripezie, licenziamenti, conto in banca a zero e ostacoli di ogni genere, trovo un impiego fisso come segretaria in un’azienda di moda a Roma, ma mancava qualcosa. Così prendo una decisione rischiosa: lascio il lavoro fisso e decido di tentare la fortuna in Inghilterra, come ragazza alla pari in una famiglia nelle campagne del Sussex, per migliorare la lingua».

L’intenzione era quella di passare qualche mese all’estero per poi tornare in Italia, ma «a trent’anni suonati dopo vari colloqui vengo assunta dalla Burberry. Prima come assistente con contratto temporaneo, poi permanente, con una promozione come coordinatrice di produzione. La mia vita stava finalmente prendendo la direzione ‘giusta’: un ottimo lavoro, uno stipendio più che dignitoso e un monolocale tutto mio in una delle capitali più belle d’Europa. Fidanzato annesso, con il quale convivevo e facevo tanti progetti per il futuro, matrimonio incluso. Proprio nel momento in cui tutto stava andando ‘per il verso giusto’, mi sono resa conto che invece non c’era proprio nulla di giusto nella mia vita».

Clelia non sognava l’abito da sposa, non pensava all’arredamento per la casa, anzi voleva scappare. Sperava di vincere alla lotteria per poter viaggiare liberamente, fotografare e raccontare paesaggi lontani. Dopo anni di invidia nei confronti di chi aveva avuto la fortuna di rilassarsi ai tropici, anche per lei è arrivato il momento di fare la valigia. «Ho un fratello sposato che non ama viaggiare e i miei genitori non hanno mai preso l’aereo. Eppure, credo che siano consapevoli del fatto che ora sono veramente felice». Per realizzare il suo sogno ha dovuto rinunciare al 90% dei suoi beni materiali «ma ho guadagnato qualcosa che non hanno in molti: l’assoluta libertà».

Il blog di Clelia. Non ci sono solo viaggi, nella vita di Clelia. Essendo da sempre appassionata di scrittura, ha colto l’occasione per raccontare e condividere le sue avventure. Keep calm and travel non è nato come progetto di business, lo è diventato quando ha capito di avere un seguito. «Credo di essere riuscita in qualche modo a diventare una fonte di ispirazione per le persone che come me hanno un sogno e pensano che sia troppo grande per realizzarlo. Poco importa se si spera di girare il mondo o di cambiare totalmente carriera. Il messaggio che voglio lanciare è che si può fare. Per quanto spaventoso sia il cambiamento, quando si decide di seguire la propria strada, le cose poi avvengono quasi per magia». Per Clelia, tuttavia, la gestione del blog è diventato un piccolo lavoretto, che le assicura ogni mese uno stipendio. «Guadagno tramite commissioni che mi arrivano quando qualcuno prenota online tramite link sul mio sito, e secondariamente scrivendo articoli sponsorizzati, dove menziono dei prodotti o servizi che ho testato personalmente e che reputo affidabili. Non amo la pubblicità fine a se stessa».

Ma com’è la vita on the road? «È molto difficile da definire», esordisce Clelia. «Chi conduce una vita ‘convenzionale’ fa molta fatica a capire la mia». I punti fermi sui quali ruotava la tua esistenza non esistono più. Niente sveglia la mattina per andare al lavoro, i weekend perdono il loro significato, nessun indirizzo fisso al quale far recapitare la posta. «All’inizio tutto questo è esilarante. Come durante i primi giorni di vacanza, dove tutto è nuovo e da scoprire». Ma i viaggiatori veri, quelli che hanno l’avventura nelle vene, si riconoscono solo dopo diversi mesi di viaggio. «Non avere dei punti fissi diventa la normalità. Dopo un po’ di tempo il viaggio può diventare stancante, quasi e frustrante. È normale, fa parte del pacchetto. Il viaggio è una scelta di vita e come si sa, la vita non è tutta rose e fiori, nemmeno quella dei tuoi sogni».

Ci sono anche i lati negativi. Non dormire troppo a lungo nello stesso letto, organizzare itinerari all’ultimo minuto, lottare con la connessione internet di ostelli di quarta categoria per prenotare un volo aereo. «Ci vuole un grande spirito di adattamento», afferma Clelia.

Biglietto di sola andata. L’obiettivo di Clelia è, prima di tutto, esplorare il continente asiatico. «Oltre ad essere una novità assoluta per me, è anche molto economico. Un esempio concreto: per riuscire a lavorare al mio sito ho deciso di fermarmi 45 giorni in un resort sulla spiaggia nelle Filippine. Spesa totale (inclusi pasti occidentali): 350 euro». Non ama viaggiare in gruppo, perché la cosa più bella dei viaggi sono gli incontri casuali: «Niente convenevoli, nessuna conversazione forzata, cene organizzate, sorrisi di convenienza. Ci si incontra per caso, durante un viaggio interminabile in un bus da rottamare, mentre passeggi sulla spiaggia da sola, nelle sale comuni degli ostelli».

Il futuro di Clelia sarà in giro per il mondo? Al momento non sa dirlo neanche lei. «Se metterò mai radici è una domanda che mi viene fatta spesso. Soprattutto tenendo conto che a 37 anni sono parecchio indietro rispetto agli standard: laurea, lavoro sicuro, comprare casa, matrimonio, figli, vacanze estive, pensione. Probabilmente metterò “radici” in parecchi posti. Come del resto ho già fatto fino ad ora. Passare qualche anno della mia vita in pianta stabile da qualche parte non mi dispiacerebbe». Certamente, quando si è in costante movimento, non è facile gestire gli affetti, pensare al matrimonio o ai figli. «Mettere su famiglia non è mai stata una priorità, ma non la escludo a priori se dovessi trovare una persona con una visione della vita simile alla mia. Anzi, ammetto che l’idea mi affascina. La questione affetti è sicuramente uno dei punti più difficili da digerire per chi ha scelto di vivere come me. È molto difficile, ma non impossibile. Ho visto coppie nate in viaggio che hanno superato parecchie prove e che hanno anche messo su famiglia fermandosi qualche anno per poi riprendere a viaggiare con i figli. Io credo che queste unioni, se durano, siano forse anche più solide di quelle convenzionali. Proprio perché ci vuole tantissimo impegno per tenere in piedi delle relazioni mentre si viaggia».

Il sito di Clelia Mattana http://www.keepcalmandtravel.com/

* La Donna Sarda

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2 commenti

  1. Ciao Clelia. io sono
    Francesco e ti scrivo forse perché nel mio blog, aperto da poco, nessuno ha il coraggio o la voglia di scrivere niente o forse perché mentre leggevo della tua storia mi sono appassionato alla tua passione che è sempre stata anche la mia. Infatti io amo viaggiare cambiare non avere una fissa dimora essere e sentirmi libero come il vento. Infatti ho fatto molti viaggi in passato e anche tuttora ho cambiato diversi lavori conosco 4 lingue forse non bene come la mia lingua madre ma capisco e mi faccio capire. Non sai quanto avrei voluto conoscere una persona come te che la pensasse come me ma non ne ho mai incontrata una per puro caso tu ti chiami come mia madre che ha compiuto da poco 69 anni.
    Ciao Francesco

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