CON “L’ULTIMO PUGNO DI TERRA”, IL PROGETTO DEL DOCUMENTARISTA FIORENZO SERRA: IL CONTRIBUTO INTELLETTUALE AL PRIMO PIANO DI RINASCITA

Fiorenzo Serra

Lavorava a un progetto, Fiorenzo Serra, una di quelle idee che nascono da una instancabile passione per il lavoro e per il cinema, ma anche dal desiderio di riappropriarsi di un’opera girata negli anni Sessanta per darle nuovo vigore, arricchirla di immagini e contributi, offrirle l’opportunità di confrontarsi con le moderne tecnologie, come il digitale, e proporla a un pubblico nuovo.

Il documentarista sardo voleva rimettersi a lavorare al suo “L’ultimo pugno di terra”, film nato “come contributo intellettuale al primo Piano di Rinascita”, con la collaborazione di alcuni dei più importanti intellettuali sardi: Antonio Pigliaru, Emilio Lussu, Manlio Brigaglia, Giuseppe Fiori, Michelangelo Pira, Salvatore Mannuzzu, Luca Pinna e con la supervisione di Cesare Zavattini.

Fiorenzo Serra se ne è andato, a ottantaquattro anni, prima di riuscire a realizzare il progetto per cui era pronto a trasferirsi a Roma per chiudersi in una sala montaggio e rimettersi a lavorare sul film che, nel 1966, gli aveva consegnato il premio Agis al Festival dei Popoli di Firenze, una delle più prestigiose vetrine internazionali del cinema documentario.

La Sardegna perde un grande documentarista che, negli anni Cinquanta e Sessanta, seppe cogliere e mostrare con il suo cinema sociale ed etnografico le contraddizioni e i mutamenti dell’Isola.

Fiorenzo Serra era nato a Porto Torres nel 1921 e aveva studiato Scienze naturali all’Università di Firenze.

Si considerava “un vero autodidatta” del cinema e proprio sull’Arno aveva girato i suoi primi documentari come la “Barca sul fiume”.

In Sardegna era tornato nel 1945 e, dopo qualche anno di lavoro all’Università, aveva deciso di dedicarsi a tempo pieno al cinema.

Dal 1949 al 1982 ha girato 58 cortometraggi, in gran parte dedicati alla cultura tradizionale della Sardegna.

Ricordiamo “Alba sulla Nurra”, “San Costantino”, documentario sull’Ardia di Sedilo, “Nei paesi dell’argilla”, descrizione del Campidano di Oristano, “Fame di pietre” sulla costruzione di nuove strade nelle zone delle bonifiche agrarie della provincia di Cagliari, “Artigiani della creta” sulla produzione artigianale e la cultura materiale dell’argilla, “Desulo”.

Molti documentari furono prodotti o finanziati dalla Regione o da enti regionali come l’Etfas, l’attuale Ersat, anche se Fiorenzo Serra difese sempre la sua libertà di espressione.

Accadde anche per “l’Ultimo pugno di terra” che la richiesta di girare questa opera arrivasse dall’assessorato alla Programmazione, che “voleva un documentario celebrativo del primo Piano di rinascita”, racconta Fiorenzo Serra in un’intervista al critico cinematografico Gianni Olla: “Proposi di documentare la situazione attuale, di “fermare il tempo” con il cinema, di riflettere sulla memoria della Sardegna, prima di intraprendere il cambiamento”.

Il regista iniziò a girare nel 1960 e nel 1964 il film fu presentato in anteprima alla Giunta regionale al cinema Fiamma. “Il presidente della giunta Efisio Corrias – ricordava Serra – mi avvicinò e mi disse: complimenti per la qualità tecnica ed artistica delle riprese, ma sul contenuto dovremo riparlarne.

Sembrava molto seccato, non tanto per le immagini, quanto per l’impostazione generale, che era sempre dubbiosa, interrogativa: mostrava il cambiamento, ma senza eccessivi ottimisti, senza panegirici”. Dubbi che volevano fare del bene alla Sardegna, ieri come oggi.

Nel 1968 assume l’incarico di preside del neonato Istituto d’Arte di Nuoro e nel 1973 ad Alghero, dove istituì il corso di grafica.

A lui è dedicato il Film Festival Fiorenzo Serra con il relativo Concorso “Fiorenzo Serra” per film e documentari etnografici che si tine dal 2015 a Sassari.

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