LEOKADIA SAS, DALLA POLONIA CON AMORE: IL RACCONTO DI UNA VITA IN VIAGGIO, DALLA GUERRA ALLA LIBERTA’ RITROVATA, ALL’INCONTRO CON NANDO BUFFONI

Leokadia Sas

di LUCIA BECCHERE

Quando nel 1941 la sua famiglia fu fatta prigioniera dai tedeschi e condotta a Karmonki (Sivlesia tedesca), Leokadia Sas Buffoni, nata a Starokrzepice piccolo villaggio nella Polonia centrale, aveva solo 6 mesi. Il padre era costretto a lavorare la terra e la madre a fare la domestica alle dipendenze di grossi proprietari terrieri. Genitori e figli vivevano in una stanza riscaldata da una stufa dotata di un piatto dove poter cucinare, una sola finestra e due letti allineati lungo il muro e quando i russi bombardavano i tedeschi, trovavano rifugio nella cantina fra i sacchi di patate.
Nel gennaio del ’45, liberati dai sovietici, fecero rientro nel proprio villaggio. Ma gli ufficiali russi si erano installati nella loro casa, una delle poche costruite in mattoni mentre la maggior parte erano di legno e paglia, avevano occupato tre stanze lasciando loro a disposizione solo la cucina. Il padre era proprietario di un negozietto alimentare ormai vuoto e, pur avendo qualche soldino rispetto ad altri, non possedeva terre da coltivare. Erano poverissimi. Fame e miseria regnavano sovrane da 6 anni di guerre. “Nonostante tutto – ha ricordato Leokadia -, eravamo felici della libertà ritrovata”.
A Starokrzepice ha frequentato elementari e medie, il liceo a Olesno, 80 km da casa. A 17 anni, conseguita la maturità, si era iscritta alla facoltà di Filologia Romanza all’Università Cattolica di Lublino, sede molto rinomata dove il vescovo di Cracovia, futuro papa Wojtyla, insegnava teologia morale e etica. Tutti parlavano di questo vescovo molto bravo che si intratteneva con gli studenti e lei, come tanti altri, si infilava nell’aula per seguire le sue lezioni.
Tutto questo e tanto altro, Leokadia lo racconta nel suo libro “La vita è un viaggio” edizioni EDES, appena dato alle stampe.


Che ricordo ha dei suoi genitori?

“Ho perso mia madre a 18 anni. Una donna dolcissima. Mio padre era una persona straordinaria, amava leggere e s’interessava di politica. Era severo e spesso lo contestavo”.


Come ha conosciuto suo marito, Nando Buffoni?

“Mi sono laureata a 22 anni e subito sono stata assunta al ministero del commercio estero a Varsavia. I lunghi viaggi che il lavoro comportava mi hanno formato e certamente ero destinata ad un brillante carriera nel campo diplomatico se, durante una vacanza ai laghi Mazury nella Prussia orientale, non avessi incontrato Nando Buffoni di Bitti. Laureato in legge con indirizzo economico, si trovava lì per un dottorato sul profitto nei paesi socialisti. Aveva una Mercedes blu con targa straniera e questo catturò l’attenzione di tutti noi giovani. Dopo qualche anno ho lasciato il lavoro per sposarlo e sono venuta a vivere in Sardegna”.


Come ha vissuto questo cambiamento di vita?

“Avere grandi possibilità economiche non mi ha impressionato affatto, solo un forte turbamento iniziale. Rimpiangevo la mia infanzia felice e spensierata a Starokrzepice, i prati fioriti e i concerti di Varsavia. Ero comunista, povera, non parlavo italiano e, cosa non di poco conto, venivo da un paese dove era ammesso il divorzio. Mi indicavano sempre come la moglie di … . Avvertivo in tanti un malcelato disprezzo verso i paesi dell’est e questo mi turbava molto. Quando ci siamo trasferiti a Cagliari le cose sono andate meglio. Ero orgogliosa e ho mantenuto la cittadinanza polacca fino al 2004 anno in cui la Polonia è entrata a far parte dell’UE”.


Lei è una artista affermata, come si è accostata alla pittura?

“Mio marito lavorava in una Banca Asiatica di Sviluppo con sede centrale a Manila, una delle 5 banche internazionali create dalle Nazioni Unite per assistere i paesi in via di sviluppo. Poiché alle mogli dei funzionari era vietato lavorare, per nove anni ho frequentato un corso di pittura cinese col professore Chen Bing Sun di Shangai, famoso pittore e uomo di grande cultura. Questo mi ha permesso anche di apprendere tutta la dottrina orientale”.


Dalla Sardegna, come vive la guerra in Ucraina?

“In modo spaventoso, i miei due fratelli che vivono in Polonia mi tengono informata su tutto. Questa guerra è una follia e deve finire. Il russo e l’ucraino sono la stessa anima, lo stesso popolo, hanno in comune storia, lingua e religione. In Ucraina quasi ogni famiglia ha collegamenti parentali con i russi, non ci può essere una ragione per essere in guerra”.


Un desiderio?

“Poter andare in Polonia e pregare davanti alla tomba dei miei genitori”.

https://www.ortobene.net/

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