ANTONIO GRAMSCI, L’UOMO FILOSOFO: GIANNI FRESU E LA LOTTA DI CLASSE CHE E’ BEN LUNGI DALL’ESSER FINITA NEL DIMENTICATOIO DELLA MEMORIA

di SERGIO PORTAS

Devo essere sincero, avrei scommesso la camicia che il sassarese Gianni Fresu, professore di filosofia politica UFU (Universidade Federal de Uberlandia), Minas Gerais, Brasile, socio fondatore ed ex presidente International Gramsci Society Brasil, avrebbe levato alti peana (canti di guerra o di vittoria, N.d.r.) dopo la vittoria di Lula da Silva nelle elezioni presidenziali del più grande paese dell’America Latina. E invece mi ritrovo un suo articolo sul “Manifesto” di martedì 1° novembre che definirei “moderato” sopratutto nei toni, se non nei contenuti specifici, con una chiusa che invita a considerare “ …un quadro politico preoccupante non solo per il Brasile, perché, in una fase storica segnata dalla crisi organica internazionale dell’economia, che è insieme crisi di egemonia di classi dirigenti e ideologie tradizionali, il laboratorio politico di Bolsonaro potrebbe essere non solo un bizzarro fenomeno esotico, ma l’anticipazione di un nuovo tipo di radicalismo reazionario potenzialmente in grado di attecchire anche altrove”. Per “vedere” dove sta andando il mondo e azzardare una qualche conclusione sull’esito che ne seguirà, Fresu inforca gli occhialini di Antonio Gramsci, e trovo che sia un ottimo espediente, perché come lui sono convinto che le idee lasciateci in eredità dal pensatore di Ales, Sorgono e Ghilarza, le tappe sarde della sua fanciullezza ( quelle che contano  di più nella formazione della personalità umana secondo Sigmund Freud) , sono tutt’ora uno strumento prezioso di indagine critica della realtà, in campo politico e sociale. Ho in mano il suo: “Antonio Gramsci, l’uomo filosofo” per AIPSA Edizioni, Cagliari, 2019 e saltando a pag.248 delle sue oltre 400 vado a leggervi: “…l’opera di Gramsci è ancora attuale perché “egli è stato interprete di un mondo che, nella sua essenza, continua ad essere il nostro mondo di oggi” (Carlos Nelson Coutinho, Il pensiero politico di Gramsci, Unicopol 2006)”…Nei “Quaderni” emerge il rigore politico e insieme la spietata concretezza, con la quale l’intellettuale sardo fa i conti con il crollo del sistema liberale in Italia e con esso il travolgimento del movimento operaio e del proprio campo politico…I “Quaderni dal carcere” sono uno strumento chiave per leggere anche l’attualità, costituiscono ancora oggi una bussola utile a orientarsi nelle contraddizioni della modernità, e non è certo un caso se gli studi scientifici di diverse discipline gli abbiano conferito, oggi più di ieri, un posto di assoluto rilievo internazionale tra i grandi pensatori della storia dell’umanità”. Intanto leviamoci una curiosità, visto che dal 2020 è anche Ricercatore di filosofia politica (tramite chiamata diretta dall’estero) presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli studi di Cagliari (leggo dalla biografia della sua “home page” giannifresu.it in internet) chi glielo ha fatto fare di andarsene in Brasile? Sentite come risponde alla notizia della maxi inchiesta per corruzione nella gestione sporca di docenze e concorsi fine 2017, condotta dalla Procura di Firenze, che ha portato all’arresto di sette baroni nelle più importanti Università italiane e all’iscrizione del registro degli indagati di altri ventidue. La butta sullo scherzo, ma neanche tanto: “Mi giungono voci di uno scandalo che starebbe travolgendo il sistema delle abilitazioni scientifiche razionali dell’Università italiana. Non può essere, personalmente non mi ero accorto mai di nulla, del resto se sono venuto in Brasile è solo perché volevo imparare a ballare il samba”. Caro Fresu, torna tra noi ora che il nuovo ministero che si occupa di queste cose è stato rinominato : dell’Istruzione e del Merito, nuovo Ministro quel tal professore Giuseppe Valditara che, scrive Kevin Carboni su “Wired”, già nel’93 nella Fondazione Salvadori di Gianfranco Miglio, l’ideologo in salsa padana che suggeriva a Bossi le parole d’ordine per la scissione della mitica Padania, eletto al Senato nel 2011 tra le fila di Alleanza Nazionale, diventando in seguito relatore della cosiddetta riforma Gelmini ( la Mariastella ex ministra di Berlusconi)  fu causa di 10 miliardi di tagli al bilancio di scuola e università, come riportano diversi studi della Commissione europea…I soldi sottratti al settore educativo della riforma, divisa tra le leggi 133, 169 e 240 sono stati usati per “salvare” Alitalia dall’acquisizione da parte di Air France…I tagli della riforma hanno tolto al sistema di istruzione italiano  10 mila classi, 90 mila cattedre, 30 mila supplenti e 44 mila posti per il personale non docente. Mentre sul fronte universitario portò i finanziamenti sotto la media europea, dimezzando le risorse destinate ai servizi per studenti e studentesse. Solo per sottolineare che la lotta di classe è ben lungi dall’essere finita nel dimenticatoio della memoria ma viene attivamente praticata. E che se anche dobbiamo necessariamente prendere atto che la borghesia capitalista e finanziaria ha mondialmente esteso il suo dominio economico -culturale sulle masse proletarie del pianeta ( a parte Cuba non mi viene in mente nessuna nazione che non ne sia infetta), ciò non toglie che occorre sottolineare sempre, con Gramsci, come “ In una realtà a elevato sviluppo delle forze produttive e con una società civile sviluppata, gli elementi di direzione (intellettuali e apparati privati dell’egemonia) sono preponderanti o, se preferiamo, più decisivi rispetto a quelli immediatamente riconducibili all’esercizio monopolistico della forza (che spetta per definizione allo Stato, N.d.r.) (pag.298). Non siamo più, in Italia, ai tempi in cui le truppe del Re, comandate dal Bava Beccaris, sparavano cannonate alla gente che manifestava per il prezzo esorbitante del pane a Milano, facendo 83 morti, mentre le fucilate ai minatori di Buggerru che protestavano per le condizioni di sicurezza in cui erano costretti a operare ( quattro i morti nel maggio) uccisero nel settembre tre di loro e ne ferirono 13, ben chiari allora i termini di chi comandava e chi era comandato, scrive Giuseppe Fiori nella sua ancora per certi versi insuperata “Vita di Antonio Gramsci”: di un “sistema coloniale instaurato dalle Compagnie minerarie. Alla Sardegna rimanevano solo un po’ di tubercolotici, e chi non sputava rosso era destinato alla vecchiaia precoce, quando non anche alla morte o alla mutilazione per infortunio sul lavoro”(pag.53). Eppure, per tornare ai nostri giorni, la pandemia di covid 19 che ha aggravato la crisi economica partita dagli USA nel 2006, dei famigerati mutui subprime, e mai veramente superata, e pagata dagli strati più umili (i proletari?) della popolazione, ha causato una corrispondente crisi sociale. Che diviene anche alimentare con lo scoppio della guerra di Putin. Si stima che il numero dei senzatetto, quelli che frugano nei cassonetti alla ricerca dei resti di cibo, siano solo nella città di San Paolo ( a proposito di Brasile) intorno ai 40 mila, in base alle indicazioni delle associazioni che lavorano sul territorio. E com’è che gran parte di questi diseredati, sopratutto bianchi, finisce poi per votare Bolsonaro, un negatore del virus  ( tipo Trump) che ha causato centinaia di migliaia di morti: “Secondo Gramsci i gruppi subalterni subiscono costantemente la direzione delle classi dominanti, pertanto, anche nelle diverse manifestazioni della filosofia popolare (linguaggio, senso comune, buon senso, religione popolare, folclore) si possono tracciare frammenti e modi d’essere della divisione del mondo dei gruppi dirigenti (pag.386). E’ la categoria che il pensatore di Ghilarza (il paese di mamma Peppina che tanto influsso ebbe nell’educazione di codesto figliolo, a cui non entrava intesta che uccello si scrive con due c) indica col termine di “egemonia”. Inutile sottolineare come l’egemonia dei nostri tempi sia profondamente “scritta” dai media televisivi, in secondo ordine concorrono i giornali e tutta l’editoria padronale, in Italia il problema è ancora più grave (per una corretta democrazia) perchè dal ’94 con la “discesa in campo” dell’ex Cavaliere che sappiamo, ogni spazio dell’etere è attivamente in mano a un presunto partito politico, vero e proprio clone (classe dirigente compresa) di una società privata: Mediaset. E con l’avvento dei social Network, di cui molti dei giovani d’oggi fanno il loro esclusivo mezzo di informazione, con tutte le problematiche che derivano dalla possibilità di manipolarne i contenuti da parte e di chi ha molte possibilità economiche ma anche degli Stati, l’avvenire si tinge ancor più di grigio se non di nero assoluto. Come abbia fatto Luz Ignazio da Silva, detto Lula, a vincere la presidenza del Brasile ha quasi del miracoloso. Vero è che il suo programma non prevede alcuna “rivoluzione proletaria”, tipo per intenderci quella attuata dai bolscevichi di Lenin nel ’17 del secolo scorso. Eppure sapere che un ex sindacalista ( fondatore del Partito dei lavoratori, trabalhadores, PT, con lui era anche Chico Mendes ), carriera scolastica da quarta elementare, nato nel ’45 in un paesino del nord brasiliano, finito a San Paolo a sette anni a seguire un padre analfabeta che praticamente non aveva mai conosciuto prima, insieme con lui la madre e altri sette fratelli che si accomodarono tutti in una piccola stanza nel retrobottega di un bar, è diventato per la terza volta presidente del Brasile, lui che a 12 anni era lustrascarpe e venditore di strada, mette di buon umore. E’ uno di quelli intellettuali che Gramsci auspica emergano dal “basso”, che ha elaborato una sua visione del mondo vivendo in simbiosi con la gente più umile del suo paese, e ha l’ambizione di cambiare il corso apparentemente immutabile delle loro esistenze, è un “uomo filosofo” capace di agire praticamente. Anche questo c’è nel libro di Gianni Fresu, che altri molti ne ha scritti iniziando da: ”Il diavolo nell’ampolla. Antonio Gramsci, gli intellettuali e il partito” del 2005, e saltandone alcuni “Oltre la parentesi. Fascismo e storia d’Italia nell’interpretazione gramsciana del 2009; “La prima bardana, modernizzazione e conflitto nella Sardegna dell’Ottocento del 2011; “Eugenio Curiel. Il lungo viaggio conro il fascismo del 2013; “Giuseppe Podda. Ritratti di un giornalista integrale” del 2017. Questo suo ultimo che sta traducendo in portoghese: Antonio Gramsci. “O homen filosofo”. Apontamentos para una biografia intelectual, è denso di una scrittura sapienziale, segue le vicende politiche di Gramsci con estremo rigore e, non ci crederete, aiuta a capire perché le nostre “masse popolari” abbiano votato alla grande per il partito di sorella Giorgia, pardon: da circolare ai ministeri, di Carlo Deodato, neo segretario generale, per il signor Presidente del Consiglio dei Ministri, Onorevole Giorgia Meloni. Declinato al maschile, le femministe se ne facciano una ragione.  

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