RIMANDI ALLA CULTURA SARDA: CON “INGHIRIOS”, LE BALENTES INTRECCIANO MELODIE, STORIE, AMORI, ARTE E ARTIGIANI

le Balentes

di ANNA MARIA TURRA

. Nel nuovo progetto del trio femminile Balentes si unisce una tecnica virtuosistica alla conoscenza della musica popolare, i ritmi e gli accenti delle modalità e delle varie forme di canto propongono Inghirios: ultimo disco denso di rimandi alle tradizioni e alla cultura di Sardegna. Coriste di Piero Marras, che ne determina la prima formazione nel 1991, le Balentes sono oggi le tre cantanti sarde impegnate a presentare il loro nuovo disco, Inghirios. Il titolo tratta di certe volute dell’anima, della sete costante, di orecchie che vogliono intendere quel suono magnetico che è il raggiro che il cuore già conosce. Di come ognuno voglia ascoltare la stessa cosa, quell’imbroglio dell’amore che truffa, raggira e occupa il nostro tempo migliore.

«Siamo andate letteralmente in giro a raccogliere storie e leggende e schegge di vita quotidiana, – spiega la cantante Stefania Liori – così come le usanze che si stanno smarrendo». E infatti in Inghirios si intrecciano storie, amori, arte e artigiani. «Sono narrazioni di gente comune come quella della più anziana lavoratrice di asfodelo, a Ollolai dove il procedimento della lavorazione artigianale dei cestini intrecciati è una pratica che si intende conservare e tramandare. È un fatto d’amore, qui esiste infatti l’imperdibile Museo dell’asfodelo; nel brano si sente una voce di fondo che, come un mantra, fa ricorrere le fasi di lavorazione, i punti con l’ago, gli intrecci. Il fare e il parlare vengono scanditi in musica e trascritti fedelmente dalla voce della lavoratrice che avremmo voluto inserire nel disco. Malauguratamente la qualità pessima dell’audio ci ha costretto a conservare gelosamente la registrazione riproducendola con le nostre voci».

Il disco è uscito in aprile, dopo numerose presentazioni, è stato protagonista dell’estate 2022 a San Teodoro nel corso del Cala D’Ambra Music Festival, dove è stato fortemente voluto dall’ associazione culturale La Jacia che l’ha riacciuffato dopo una data rinviata per maltempo. Ma San Teodoro, con la sua La terrazza dell’Esagono, è stata solo una tappa della tournée sull’isola che vede il gruppo cagliaritano da Meana Sardo a Macomer e a Carbonia e, il 23 settembre, all’appuntamento di Cagliari al Parco di Monte Claro. Sotto i riflettori le cantanti Stefania Liori, Pamela Lorico e Federica Putzolu intrecciano melodie e racconti, accompagnate dallo schieramento di Fabrizio Lai, chitarre e bouzouki, Fabio Useli al basso e chitarra, Antonio Pisano alla batteria e percussioni e da Pierpaolo Liori, fratello di Stefania, alla fisarmonica e chitarra, tra sonorità antiche e contemporanee.

«Ogni luogo ha la sua storia. Poco importa l’angolo del mondo in cui si trova o il tipo di vita che i suoi abitanti conducono; è certo che, dai bambini che muovono i primi passi nelle strade polverose, agli anziani che li seguono con sguardi profondi, tutti si sentono legati da sottili trame di vita e tradizioni» – si legge nella presentazione. Si tratta di un’antologia di canzoni originali, di un progetto forte, raffinato, identitario e universale. Liriche che raccontano di antiche consuetudini. Ogni brano è uno shoot fotografico, un racconto auto concluso e l’enigma complesso arginato da suoni e armonie.

«Il lavoro di ricerca su storie e tradizioni si racchiude in un racconto che cambia voce e ambientazione – spiega Stefania Liori – si contamina di invenzioni nostre, storie che attingono di fondo all’usanza intrecciata alla magia della Sardegna». Ma Inghirios è anche uno spettacolo teatrale in cui i racconti si alternano tra le raffinate invenzioni polifoniche e le musiche del disco, dove trovano spazio alcune rivisitazioni di brani del repertorio storico e canti seducenti. Tra il repertorio classico è riconoscibile il brano “Sa Prima Pandela” rivisitato tra i dieci brani originali in un omaggio ad Andrea Parodi, tra sonorità mediterranee e raffinati arrangiamenti emerge la straordinaria vocalità delle tre Balentes. Pandela è la rivendicazione di una donna alla guida della corsa equestre che rompe con la tradizione dando un’inedita affermazione della parità di genere.

Come tenuto in ostaggio in un unico grande racconto, il trio al femminile, cambia voce e ambientazione, intreccia tradizioni e lingue; il tabarchino, il barbaricino e il campidanese scorrono in Inghirios, ne fanno la spada e la navicella spaziale di un crescendo destinato ad arrivare decisamente oltre mare, sicuramente al di là dell’orizzonte odierno. Le Balentes sono in grado di evocazioni sorprendenti, di disegni intriganti tra la civiltà agropastorale e marinara, tra memorie nuragiche, “janas” minuscole e “giganti” guardiani, soprusi e epopee di banditi, stagliando un affresco del ricco patrimonio dell’isola. E in una tecnica e una conoscenza della musica popolare, rimandando a tradizioni della terra antica nel cuore del Mediterraneo, aprono a dialoghi antichissimi e a prospettive che sanno di futuro.

www.costasmeralda.it

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