OMINES BALENTIA – FEMINAS POBIDDIA: MOSTRA SUGLI UOMINI E LE DONNE DI UN TEMPO PRESSO IL MUSEO ETNOGRAFICO DI OSILO

Palazzotto Satta, museo etnografico, Osilo. 

di ANTONIO STRINNA

Curata da Doloretta Manca e Frabrizio Sonnu e con il Patrocinio del Comune di Osilo, l’Associazione folclorica culturale “A manu tenta” ha organizzato una esposizione dedicata agli usi e costumi locali antici: al lavoro maschile, al codice d’onore (balentìa) e alle attività artigianali, in particolare filatura e tessitura delle donne (pobiddìa). La mostra si è svolta nel suggestivo e accogliente palazzotto Satta, sede del Museo etnografico, dal 6 al 12 agosto e ha riscosso un notevole successo, molti i visitatori provenienti da Sassari e da gran parte della Sardegna. 

La prima sala è incentrata sulla Corsa all’anello, sono esposti finimenti antichi, staffe, briglie e speroni e una sella d’epoca con coprisella in cuoio. La sella è una Mesa Reale, una sella particolare e di pregio. Nella stessa sala sono ospitati alcuni costumi di Narni, comune con il quale Osilo si è gemellato di recente. Sia pure in sintesi, nella sala è presente la storia della Corsa all’anello, oltre a notizie e informazioni che la riguardano.

La seconda sala, suddivisa in diverse teche, è dedicata alla balentìa degli uomini. Nella prima teca troviamo un manichino con cappotto lungo di orbace, su cappottone, usato prevalentemente d’inverno. Nella seconda teca sono ospitati due manichini, uno in piedi e l’altro seduto, indossano due abiti originali, senza cappottino, per mettere in risalto su dossu, il corpetto, e sos calzones de fresi, pantaloni in orbace. Ai loro piedi, un antico organetto originale, quindi sa razzula e infine lo stendardo di san Giovanni Battista, risalente ai primi del ‘900. La terza teca ospita un abito completo, originale, con alla cintola sa leppa de chintu, un coltello usato sino ai primi del ‘900. Ai suoi piedi sa lattada, una corda intrecciata in lana usata per legare i sacchi di grano ai cavalli durante la trebbiatura; infine, sa pala d’entulare, una pala in legno utilizzata nella trebbiatura. Altre due teche completano l’esposizione raccontando la balentia degli uomini.

La terza sala è dedicata alle attività domestiche delle donne, come la filatura e la tessitura. Nella prima teca troviamo un manichino vestito a metà per far risaltare le parti coperte dell’abito: sottogonna, camicia, corpetto e busto ricamati. Inoltre, ai suoi piedi, fanno bella mostra un corpetto in terziopelo a fiori, su groppittu, e una cuffietta ricamata di battesimo, sa caretta. Nella seconda teca troviamo un manichino vestito con una foggia ritrovata, composta da un fazzoletto/scialletto giallo a frange, legato sul capo, di importazione estera e risalente al 1870/1890. Non è presente il velo (il fazzoletto è legato sopra la cuffietta), troviamo invece una camicia intima, un corpetto in terziopelo viola con una bottoniera in filigrana d’argento, un busto, una gonna in panno e un grembiule in seta. Nella terza teca  troviamo due manichini vestiti con l’abito da sposa, sa capitta ruja; il primo manichino indossa un abito risalente al 1890/1910 ed è composto da una cappa da portare in testa di panno rosso ricamata a fiores minudos, con piccoli fiori, un velo di tulle ricamato, una camicia intima, sa camija a trinza, un corpetto in terziopelo a fiori, una bottoniera in argento con bottoni lisci, sa buttonera a buccia, un busto, un rosario in filigrana d’argento, una gonna in velluto rosso con una balza di raso ricamata. Il secondo manichino indossa un abito risalente al 1920/1950 ed è composto da una cappa, portata in testa, in velluto rosso ricamata a fiores mannos, a fiori grandi, un velo in tulle ricamato, un corpetto in terziopelo rosso, una bottoniera in argento con bottoni in filigrana d’argento, un busto ricamato in oro, una gonna di velluto rosso con una balza di raso ricamata. Infine, ai loro piedi, uno scialle a frange nero, un bellissimo velo in tulle intagliato ed un rosario in filigrana d’argento. 

Tanto impegno profuso dall’Associazione A manu tenta, a iniziare dalla fase di ricerca e poi di allestimento, è stato sicuramente ripagato dalla partecipazione di un pubblico piuttosto attento e numeroso e dall’apprezzamento dimostrato durante la settimana di visite guidate. Inoltre, non si può certo trascurare l’apporto fattivo fornito dagli abitanti di Osilo nel mettere a disposizione della Mostra anche oggetti importanti, a cui sono profondamente legati. 

In definitiva, un prezioso viaggio nel passato, con il suo carico di tempo e di memoria, ecco che cosa è emerso di una comunità che ancora oggi è orgogliosa di mostrare le sue trtadizioni e la sua storia; attraverso il suo Gruppo folk, a manu tenta, anche nella penisola e all’estero. A maggior ragione il suo patrimonio deve essere proposto nei luoghi che simbolicamente più la rappresentano – il palazzotto Satta, sede del museo etnografico – nel cuore del centro storico.          

La chiusura della Mostra ha coinciso con lo svolgimento della Corsa all’anello. Ecco i risultati. Il primo Premio è andato a Gavino Manca, di Nulvi, che aveva già vinto la Corsa nel 2015. In sella all’anglo-arabo Sherkan ha totalizzato 4 centri. Ha vinto il secondo Premio l’osilese Mario Cidda, primo classificato nel 2017, il quale ha totalizzato 3 centri. Il terzo Premio è andato a un altro osilese, Pietro Migheli, ugualmente con 3 centri ma con tempi meno veloci; aveva già vinto due primi Premi nel 2011 e nel 2016. Tre centri hanno fatto anche Marco Bitti di Ossi e gli osilesi Luigi Fedeli e Daniele Loriga, con tempi più lunghi. Infine, Giulia Carzedda, l’amazzone che ha corso – sospinta da grande passione – con l’abito tradizionale femminile osilese; una prima assoluta in questa Corsa. Una esibizione, la sua, particolarmente applaudita.

Hanno gareggiato anche alcuni cavalieri provenienti dai comuni gemellati con Osilo e che, come Osilo, fanno parte della Rete Europea delle Giostre Equestri: Tommaso Suadoni di Narni, Bernardino Cristian Ecca e Davide Fiori di Oristano.     

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