STORIA DI UNA SQUADRA CHIAMATA CARBOSARDA, FRA STORIA ECONOMICA, SOCIALE E SPORTIVA

di GIANRAIMONDO FARINA

In onore del ripescaggio della Torres di Sassari in serie C e del suo ritorno in terza serie dopo otto anni, vorrei ricordare questa storia leggendaria e nobile della seconda squadra calcistica in assoluto della Sardegna per risultati conseguiti nel professionismo. Naturalmente dopo il Cagliari. Non è la Torres e neppure l’Olbia. Questa storia riguarda, ora, una delle zone più povere della Sardegna ma, che negli anni cinquanta, per via dell’attività mineraria, era una delle più ricche, dando lavoro ad un terzo degli abitanti dell’isola. E’ la storia del Sulcis, di Carbonia, città-modello sorta nel 1939 e della sua squadra, la mitica Carbosarda che rappresenterà con onore la Sardegna nella Serie C unica nazionale per oltre un decennio, sfiorando la Serie B in ben tre occasioni. Ma partiamo con ordine, anche perché questa non è una storia come le altre, ordinaria, ma è, allo stesso tempo, storia economica, sociale e sportiva di una Sardegna spesso immemore.  Per arrivare alla Carbosarda calcio degli anni Cinquanta o, meglio, al “Gruppo sportivo Carbosarda”, occorre, quindi, ripercorrere, a grandi linee, la storia economica moderna di quel territorio, ora dimenticato, che ne è stata la “culla”, il Sulcis o ,meglio, quel bacino carbonifero compreso fra i comuni di Gonnesa, Carbonia,  Portoscuso e S. Giovanni Suergiu. Una storia iniziata ai primi dell’Ottocento, quando non esisteva neppure la città di Carbonia. Facendo una somma delle produzioni annuali, nelle miniere carbonifere del Sulcis sono stati estratti quasi 30 milioni (29.895.728) di tonnellate di carbone sino al 2015, occupando fino a quasi 20.000 minatori e facendone il più importante bacino d’Italia. Una storia iniziata agli inizi del XIX secolo grazie alle prime segnalazioni ufficiali di presenze carbonifere nel Sulcis fatte dal generale Alberto Della Marmora, che lo attesterà nel suo “Voyage en Sardaigne”. Dalla prima concessione data dal governo sardo nel 1853 fatta a favore della “Tirsi Po'” a questa storia sportiva e sociale sarda passeranno quasi cento anni. Nel mezzo, ci saranno nuove concessioni carbonifere a favore della “Società Anonima Miniera” di Bacu Abis (1874), per arrivare agli anni Trenta del XX secolo con Mussolini , fondatore e realizzatore del “Bacino Carbonifero del Sulcis” ed inauguratore della città – modello di Carbonia (18 dicembre 1938). La vera mente di questa nuova struttura societaria fu però un capitalista di origine ebraica, il piemontese Guido Segre, pluridecorato di guerra, convinto nazionalista e,fino al 1938,nelle “catene di comando” economiche del fascismo prima a Trieste e, poi, nel Sulcis. Fino al 1938, appunto, quando venne colpito dalle famigerate leggi razziali nonostante la personale vicinanza al Duce. Segre sarà seguito nella gestione, ed ecco il collegamento con la società sportiva e calcistica “Carbosarda”, dall’ ing. Mario Carta che, nel 1949,su richiesta della Consulta regionale, elaborerà il secondo piano tecnico di sviluppo del bacino, fondato sull’utilizzazione chimica ed elettrica del carbone sulcitano. Alla sua figura è legata quella del fratello Giorgio Carta, direttore della Carbosarda o S.M.C.S. (Società Mineraria Carbonifera Sarda). E qua la storia esclusivamente mineraria di un territorio, in quel periodo “terra promessa” in un’isola “emigratoria”, si unisce a quella sociale di una “città -modello” ed a quella sportivo-calcistica di una squadra, caso unico in Italia, nata quasi in contemporanea con la fondazione della città. La storia sociale di Carbonia è anche questa, ben raccontata nel bel libro di F. Reina, “Carbonia- Carbosarda- Passione per la squadra biancoblu’ “, (Cirronis edizioni). Pagine in cui si racconta anche di una città- mineraria, modello, che fondata per accogliere cento mila abitanti (al massimo, nel periodo di maggiore sviluppo, ne accoglierà 50 mila), vivrà il decennio “quaranta- cinquanta” come una “piccola Torino in miniatura” che viveva al ritmo delle miniere. Con tanti operai e famiglie provenienti non solo dal resto della Sardegna ma da tante altre parti d’Italia, principalmente Abruzzo, Sicilia, Calabria, terre che con la Sardegna avevano molto in comune sia per le caratteristiche fisiche che per la tempra degli abitanti. A rinsaldare ed unificare in un “idem sentire” questa variegata comunità per farla sentire parte di una storia, ci penserà la Carbosarda. Lo stadio comunale del Littorio, ora dedicato ad una bandiera di quella storia, Carlo Zoboli, la domenica pomeriggio, dopo le fatiche settimanali del lavoro in miniera, si riempiva degli operai accalcati negli spalti per incitare i propri beniamini guidati dall’ indimenticabile Stefano Perati. Quella squadra sfiorerà la promozione in B per ben tre volte. La prima, nella stagione ’47-48, arrivando seconda nel girone P della serie C. Ma è nel 55-56 che il miracolo stava per realizzarsi.

Gli isolani biancoblu andarono veramente vicini alla cadetteria arrivando primi all’ultima giornata e venendo battuti nello spareggio di Venezia il 10 giugno 1956. Era la serie C unica nazionale ad un solo girone, da Bolzano a Siracusa, con la presenza di squadre del calibro di Venezia, Sambenedettese, Lecco, Cremonese, Empoli, Pavia, Piacenza. La partita di Venezia del 10 giugno 1956, ultima del girone di ritorno, sarà un vero e proprio spareggio giocato al cospetto di 20 mila tifosi lagunari. La Carbosarda vi arrivava con 43 punti, forte del primato in classifica, con un punto di vantaggio sugli stessi lagunari e con gli stessi punti della Sambenedettese, che poi sarebbe stata promossa assieme al Venezia.  

Sarebbe bastato un pareggio per vedere materializzato un sogno. Così non fu, complice anche l’arbitraggio di parte da parte dell’arbitro Marchetti di Milano. I minerari ritornarono da quella trasferta sconfitti ma con l’orgoglio di essere riusciti a compiere un’impresa che resterà negli annali del calcio sardo. Quella formazione è ancora decantata come un ritornello: Cavallini, Zoboli, Cherugi, Dioli,Molinari, Braccini,Pin, Bicicli, Torriglia, Gennari, Turotti. Allenatore Perati.

Un’altra partita da ricordare per tutti gli amanti del calcio sardo e non solo fu il ritorno di Coppa Italia 1957-58 Carbosarda- Fiorentina, prima partita giocata in notturna in  Sardegna. 15 Mila spettatori provenienti da tutta la Sardegna: 5 Mila dentro lo stadio ed il doppio fuori. La Carbosarda vi arrivava forte del terzo posto in campionato sempre nella C unica, e dopo aver subito un rotondo 4-0 all’andata. Il ritorno a Carbonia, come scritto, fu un evento e la Carbosarda lo onorò perdendo 4-2. Quella non era una Fiorentina qualunque: era la magica squadra dello scudetto del ’55,dei cinque secondi posti e vicecampione d’Europa. Ed anche qui le formazioni restano scolpite nella memoria. Carbosarda: Fumi, Zoboli, Braccini, Pizzi, Busetto,Ravot, Bertoni,  Brugnoli, Savigni, Serena,Turotti. Allenatore Molinari Fiorentina:Soldaini,  Magnini,Cervato,Simoni,Chiappella,Orzan,Scaramucci, Segato,Montuori, Moretti,Rozzoni. Allenatore Bernardini. In quella mitica squadra,quindi, si compenetravano, certamente, gli interessi della società carbonifera, ben rappresentati dal capitale statale (definizione più corretta al posto di quella usata di “capitale non sardo” perché, comunque, anche di capitale isolano si trattava), sapientemente amministrato dal ragionier Martinetti.  Il caso Carbosarda, da studiare sotto tutti i punti di vista, sociale economico e sportivo ha rappresentato un “unicum” irripetibile di squadra di calcio nata con la città e di cui ne ha innervato fino alle radici lo spirito. Questa storia, come tante, purtroppo, avrà un epilogo dettato dalla successiva crisi economica del distretto carbonifero e della partecipata statale Carbosarda. Il tutto, però, era iniziato qualche anno prima, con la gestione del bacino carbonifero da parte dell’A.Ca.I., (Azienda Carboni Italiani), iniziata nel 1935 per concludersi nel 1954, anno in cui l’A.Ca.I. cessò l’attività, per essere rilevata da Carbosarda. La produzione di carbone ebbe un incremento nel dopoguerra, quando il carbone Sulcis diede il suo contributo alla ricostruzione dell’Italia. Già nei primi anni Cinquanta, però, la costituzione della CECA (Comunità Europea Carbone e Acciaio) evidenziò l’antieconomicità del carbone sardo. Così iniziò una lenta ma inarrestabile crisi del settore, che l’intervento dello Stato rese meno drammatica con le sue aziende pubbliche e con risorse finanziarie. Risorse che garantirono anche la persistenza del progetto calcistico, con l’apporto di intelligenze sarde. Con la crisi mineraria finiranno i finanziamenti e finiranno i sogni di una “città -modello”, Carbonia, e della sua mitica squadra che tanto onore ha dato alla Sardegna.

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9 commenti

  1. Salute, bellissimo articolo, conoscevo la storia del Carbonia Calcio anche se avevo mandato nel dimenticatoio i suoi successi a cavallo tra la fine degli anni 40 e tutti gli anni 50 mentre ricordo bene l’altra sua fiammata ossia quella degli anni 80 quando anche allora raggiunse la serie C militando per diversi anni in C2 dove una delle sue bandiere era il nuorese Franco Picconi.
    Il Carbonia al pari di tante altre società sportive è la fotografia della situazione economica del territorio in quel determinato momento. Come si suol dire non si fanno nozze con i fichi secchi.
    Hai fatto bene a scrivere questo bellissimo articolo perché dai l’opportunità di poter parlare e conoscere una gloriosa squadra sarda, nello stesso tempo non sono d’accordo nel riconoscerla come la seconda compagine isolana subito dopo il Cagliari.
    Dopo il Cagliari devi per forza di cose metterci la Torres, sia per numero di campionati ( oltre 40 contro i 17) disputati tra i professionisti sia perché anche i Sassaresi al pari dei sulcitani in più occasioni hanno sfiorato la serie B tra cui una volta perdendo ai play off. Il Carbonia avrei difficoltà a vederlo anche terzo in quanto li se la dovrebbe vedere con l’Olbia che oltre ad aver disputato circa 40 campionati tra i professionisti c’è da dargli atto che i galluresi sono sempre stati una fucina di campioni. Infatti ad Olbia calcisticamente parlando sono cresciuti decine e decine di calciatori che successivamente hanno calcato la massima serie italiana, mentre si perde il conto sul numero che sono arrivati nella serie cadetta.
    Infatti l’Olbia non ha mai potuto contare su ingenti risorse economiche ma ha sempre sfruttato a dovere il proprio settore giovanile e i buoni uffici con società blasonate della penisola che hanno sempre visto Olbia come luogo ideale ove parcheggiare i calciatori che necessitavano di giocare più assiduamente rispetto alla squadra di appartenenza.

  2. Giampiero Casula, Carissimo la Carbosarda è per risultati conseguiti (ben tre volte) ed in proporzione (sommando anche gli anni ottanta) veramente la seconda squadra calcistica sarda per risultati conseguiti nel professionismo. La Serie C in cui giocava era la Serie C unica nazionale. I giocatori che passarono a Carbonia negli anni Cinquanta furono di grandissimo livello. La Torres non ha mai raggiunto quel livello nonostante i 30 campionati di C. Carbonia è arrivata a trenta minuti dalla B il 10 giugno 56! È vero che la Torres raggiunse lo spareggio per la B con la finale persa contro il Grosseto. Ma è anche vero che vi arrivo’ da terza (eguagliando la Carbosarda) e giungendo, poi,quarta con la sconfitta. Con molta stima.

  3. non contano solo i risultati ma anche le partecipazioni ai campionati. Fare la squadra per 40 volte e finanziarla non è come farlo 17. Contano anche i giocatori lanciati nel calcio professionistico e quelli altrui valorizzati in casa. Se Sassari e Olbia ritornano ciclicamente nei professionisti, dopo qualche incidente di percorso, significa che il territorio regge quelle categorie, cosa che non succede a Carbonia, dove il calcio è in crisi da molti decenni. Tutto ciò per dire che attribuire patentini di seconda squadra sarda, ammesso che sia possibile e che abbia senso, va fatto pesando bene ogni cosa, senza approssimazione e andandoci con ogni cautela.

  4. è la storia che lo dice. Quei risultati ci sono,parlano chiaro e non li ho inventati io. LA CARBOSARDA, per titoli raggiunti nel professionismo, E’ LA SECONDA SQUADRA SARDA. E,poi,ripeto,quella era SERIE C UNICA AD UNICO GIRONE CHE TORRES ED OLBIA NON HANNO MAI DISPUTATO NELLA LORO STORIA CALCISTICA. Senza tralasciare il fatto che per due stagioni, con il Cagliari retrocesso in C,la CARBOSARDA SI FREGIO’ DEL TITOLO DI PRIMA SQUADRA SARDA. RISULTATO MAI RAGGIUNTO DA TORRES ED OLBIA!

  5. Giuseppe Carta la penso come te, vivere di allori lascia il tempo che trova, sarebbe come dire che la Pro Vercelli o il Casale calcisticamente vengono prima di Roma, Lazio, Fiorentina e Napoli. Non cito la Samp perché per lei fate le proporzioni vale la regola del Carbonia, con folate passeggere

  6. Giampiero Casula con rispetto la storia della Carbosarda è unica

  7. Gianraimondo Farina la storia è unica e appunto perché unica non ha senso paragonare realtà molto diverse fra di loro, di epoche diverse. I fatti bisogna saperli comprendere e analizzare, non ragionare a senso unico e mettere il maiuscolo a random. La storia della Carbosarda non dice da nessuna parte che fosse la prima o la seconda realtà dell’isola, né tanto meno che lo fosse di ogni tempo. Si potrebbe obiettare poi che essendo finanziati dallo stato è molto facile fare la squadra e che nessuna realtà sarda si è mai retta principalmente sul finanziamenti pubblici, bensì su risorse di privati. Serve dunque equilibrio per valutare e comprendere la storia: se si “ragiona” con la testa del tifoso o dell’anti-squadra x o y è praticamente impossibile produrre analisi corrette ma si finisce per arrivare necessariamente alla conclusione prefigurata all’inizio dell’analisi.

  8. Giuseppe Carta al tempo tutte le squadre avevano finanziamenti . Per due anni la Carbosarda fu la prima squadra calcistica della Sardegna. Primato che ne’ Torres né Olbia hanno mai raggiunto!
    Non contano solo le partecipazioni ai campionati (spesso anonime) ma i risultati. Ed i risultati parlano chiaro. Non parliamo poi, di finanziamenti statali per offuscare una grande storia per favore. Se vai a vederti le squadre di B e C di quel periodo,e gli sponsor,tutte godevano di sostegno o finanziamento pubblico

  9. Paola Maria Pani

    Quanti ricordi!! Ero una bambina allora e mio padre, Antonio Pani, ricopriva il ruolo di accompagnatore e consigliere della squadra. Partivano in trasferta per giocare fuori casa almeno 2 partite. Una volta persero l’aereo di ritorno che cadde.La radio diede l’annuncio che la squadra del Carbonia era su quel volo. Rientrato sul volo successivo, mio padre entrò in casa quando un’amica di famiglia stava per dare la notizia a mia madre. Si accasciò tra le braccia di mio padre con mia madre che non capiva cosa stesse succedendo

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