LEGGERE E STUDIARE NEL NOSTRO PAESE: QUANDO LE FORME DI COMUNICAZIONE DI MASSA, CANCELLANO IL SENSO DELLA LETTURA

di LUCIA BECCHERE

“Comprare un libro è un dovere sociale” scrive Keynes (1883/1946) uno dei maestri del pensiero contemporaneo.

Attorno alle pagine dei libri si costruiscono relazioni, si sviluppano idee e si realizzano progetti politici, economici, religiosi e sportivi. Il libro è una finestra sul mondo, leggerlo è un continuo viaggiare attraverso il passato, il presente e il futuro. Nei Paesi europei il numero dei lettori rapportato al numero degli abitanti pone ai primi posti Svezia, Norvegia e Danimarca, a seguire Germania, Inghilterra e Francia, in fondo alla classifica Italia, Grecia, Portogallo, Bulgaria, Polonia e Romania. Lo stesso ordine corrisponde agli investimenti in scuola, università e ricerca.

I Paesi europei in cui si leggono più libri sono anche quelli dove si evidenzia un basso tasso di disoccupazione e un minor numero di Neet (i giovani che non studiano e non cercano lavoro), quelli con maggior reddito pro capite e crescita più sostenuta dell’economia.

Occorre interrogarsi sul perché in Italia non si investe di più in educazione e cultura di cui i libri sono parte essenziale, un pilastro irrinunciabile per la crescita e lo sviluppo della società. Fin da giovani si dovrebbe acquisire l’abitudine di frequentare biblioteche e librerie, guardare i libri, toccarli, sfogliarli e leggerli con curiosità e passione.

Poiché la buona lettura è la lente che consente di leggere il mondo in profondità, la miopia della classe dirigente che occupa posti di potere più per relazioni sociali e politiche che per meriti, si riflette in tutti i settori dove domina l’incompetenza, l’improvvisazione e il pressapochismo, inclinazioni che poco spazio lasciano all’innovazione, alla formazione, allo sviluppo civile ed economico del nostro Paese. Eppure in Italia non è difficile individuare giovani che possiedono le caratteristiche proprie di una potenziale classe dirigente. Sono giovani che guardano lontano, si nutrono di libri e di giornali, di buone trasmissioni e frequentano le manifestazioni culturali: fiere e saloni del libro, i festival della letteratura, della filosofia, di economia e di storia che hanno luogo in tutte le città italiane.

Frequentano i teatri, i cinema, s’interessano di arte e di musica e partecipano attivamente alla vita pubblica.

Sono studenti e insegnanti, manager e lavoratori dipendenti, impiegati, commercianti, professionisti presenti in ogni ambito, nel sociale, nell’assistenza agli anziani, nel volontariato e in tante atre attività meritorie, sono persone che intendono condividere le proprie conoscenze con gli altri. Questa potenziale élite, con molteplici interessi e differenti convinzioni politiche, ha in comune qualità intellettuali, morali e tecniche per poter governare. La strategia vincente per lo sviluppo di un Paese è investire in cultura, promuovere la lettura nelle scuole e parlare di scuola nei giornali, in televisione e sul web.

Oggi il tempo per la lettura di qualità viene sempre più eroso da altre forme di comunicazione di massa, siamo sempre più sommersi da internet, radio, televisione, computer, cellulari fino ad essere compressi dentro un contenitore di parole e di chiacchiere in cui ciascuno vuole imporsi e nessuno vuole ascoltare.

Parlatori insaziabili impongono inutili prediche come tanti libri abitati soltanto da parole che nessuno leggerà mai.

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