“SA CRAI”, GIUSTIZIA, RISPETTO E AMICIZIA NEL LIBRO DI IGOR MELIS

Igor Melis

di CARMEN SALIS

Igor Melis è al suo esordio letterario con SA CRAI – Edizioni Amicolibro, un libro che racconta la lealtà e la voglia di giustizia di un uomo di settant’anni, oltre al rispetto e all’amore che lo legano alla sua terra.

Giginu Buttinu ha un conto in sospeso da risolvere . Giginu Buttinu ha un conto in sospeso da più di vent’anni, scacciato dalle sue terre per fare spazio al “progresso” con la nascita di una fabbrica di esplosivi, che lo costringe prima a combattere contro i soprusi, e poi, sconfitto a ritirarsi tra i monti, dove costruirà la sua dimora e quella del suo gregge.  Dopo vent’anni la sorella Anna, che sovente va all’ovile a trovarlo, gli porta una notizia che riaccende in lui la scintilla della battaglia mai assopita veramente, che lo porterà in un viaggio alla ricerca di se stesso e della verità. Tutto questo insieme all’amico fraterno Angiuleddu, che non lo abbandonerà mai in questa avventura.

Su stiddiu, nel comune di Sanrocco, in Sardegna, è il luogo dove hai scelto di ambientare la storia. La valle de su Stiddiu, un luogo selvaggio e pieno di insidie, immerso nella foresta de Guttureddu e attraversato dal fiume Nieddu, nasconde posti di rara bellezza e pericolosità.  Un luogo misterioso a un passo della famigerata gola di Calamixi.  Su Tiddiu, un luogo difficilmente raggiungibile senza una guida esperta del territorio, le sue gole e i suoi anfratti e le sue storie tramandate di generazione in generazione rendono questo pezzo di territorio magico.  Qui ho scelto di ambientare una parte del romanzo, e qui, in un luogo incontaminato, perso nel tempo, non colonizzato, non depredato, lontano dal progresso, dall’inquinamento e dalle mani devastanti dell’uomo. Qui, in questo luogo, la magia della natura mi ha rapito.

Un territorio diventato alla fine degli anni sessanta il fulcro della produzione bellica di tutto il mediterraneo. La fabbrica di esplosivi che viene trasportata nel romanzo ai giorni nostri, rappresenta la prima “colonizzazione” industriale di un territorio che negli anni a seguire ha visto la nascita della più grande e produttiva industria petrolchimica di tutto il bacino del mediterraneo.  Eppure, già con la fabbrica di esplosivi, il paese subì la “disamistade” nascosta, ma mai effettivamente scomparsa. Le divisioni e la paura del cambiamento accesero un dibattito tra la popolazione dell’epoca, nel romanzo le incongruenze dell’epoca riemergono in tutta la drammaticità, il tutto in un paese mai realmente domo, dove le tradizioni resistono nonostante il progresso.

I personaggi riportano l’attenzione su mestieri dimenticati. Nonostante il progresso inteso come opere materiali e opere mentali, le tradizioni resistono, vivono sotto la cenere.  Il servo pastore, che nella tradizione sarda viene visto con stereotipi di sudditanza e per certi versi ignoranza, qui nel romanzo viene riportato al valore che merita, come amico fraterno, intelligente, scaltro, rispettoso ma mai succube delle persone e degli eventi.  Lascio nel romanzo un paese nella transizione tra antico e moderno o viceversa.  Un paese che è stato, che è, e che probabilmente vorrebbe essere, ma un paese meraviglioso, con gente meravigliosa e un territorio da favola, unico per la sua diversità.  Lascio in queste un territorio che si ammanta di mistero, dove neanche la storia scritta riesce a venirne a capo.  Solo la memoria degli anziani può riportare alla luce ciò che il tempo ha sviato e nascosto.

Un romanzo che ci dovrebbe far riflettere. Dovremmo riflettere sulle potenzialità dei territori, sulle dinamiche che portano gli stessi a non essere più risorse ambientali, ma a subire la “cannibalizzazione” degli interessi. Dovremmo riflettere sulla memoria storica degli anziani che spesso viene archiviata come imprecisa e sottovalutata dalla storia, l’ascolto dei racconti, le impressioni e i sentimenti di una voce con tanta esperienza alle spalle può cambiare il passato e il futuro di un territorio. Questo romanzo Lascia la porta aperta a diverse interpretazioni, tutte giuste, tutte frutto dell’anima di un paese che aspetta il riscatto senza ricatto.

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