CRISTIAN MANNU, AUTORE DI ‘RITRATTO DI DONNA’, SI RACCONTA

Cristian Mannu (nella foto di Alec Cani)

di FEDERICA CABRAS

Con il suo primo romanzo, Maria di Ìsili (pubblicato nel 2016), vince il Premio Calvino 2015, poi il premio fondazione Megamark ed è finalista al Berto, al Dessì e al premio Opera Prima 2016: dopo sei anni Cristian Mannu torna in libreria con un altro romanzo potente, che sa di Isola e di universo femminile. Ritratto di donna nasce da Maria di Ìsili, così come il prossimo – dice l’autore – nascerà da questo perché “Maria lega tutto”: «Volevo raccontare a me stesso una storia che nessuno mi aveva raccontato. Volevo far rivivere una persona che avevo conosciuto ma non abbastanza e continuo in qualche modo a volerlo fare ogni volta.»

Ma indaghiamo più a fondo: da cosa nasce questo nuovo, prorompente libro? In che modo si muove Mannu, quando si parla di scrittura? Come riesce a penetrare il mondo femminile riportandolo su carta in maniera così reale, così forte, così… dolorosa?

L’ispirazione, racconta, arriva nel 2016, a dicembre: è allora che scrive la prima pagina di Ritratto di donna. Poi, accantona l’idea. «Ho pensato seriamente che non fosse il mio mondo, che il mio mondo non esistesse» commenta. «Poi ci sono state alcune persone che mi hanno fatto cambiare idea. Ho ripreso in mano quella pagina, molto tempo dopo, e quando la pandemia stava per esplodere ho deciso che era arrivato il momento di concluderla.»

Ritrova così la gioia di scrivere, grazie a una nuova storia che si affaccia alla sua mente senza strutture, senza piani. «La prima voce a farsi sentire» racconta «è stata quella della figlia. Poi, solo dopo molto tempo, è arrivata anche quella della madre.»

Sì, perché Ritratto di donna parla dei conflitti che creano delle crepe nei rapporti familiari. Non c’è legame più stretto di quello tra genitori e figli, dicono, e quello tra donne, tra mamma e figlia, ha sempre un nonsoché di irrisolto. Del resto, passare dall’amore all’odio è spesso facile come respirare e l’equilibrio si può distruggere con un solo silenzio, con un solo girarsi dall’altra parte, con una valigia in una mano e lo sguardo altrove. Donne, abbiamo detto: Mannu indaga il loro mondo, i loro pensieri, le pene e i momenti di pace. Lo fa osservando e ascoltando, soprattutto. Gli uomini, in Ritratto di donna – così come è in Maria di Ìsili –, sono assenti e finiscono per morire, salvo qualche eccezione.

«L’universo femminile mi affascina perché è altro da me, ma allo stesso tempo è parte di me. Scrivere mi ha aiutato a rimettermi in contatto proprio con questa parte, che nella vita reale è difficile ascoltare e che spesso noi uomini siamo portati (per educazione) a soffocare, nascondere, far finta che non esista» spiega.  

In Ritratto di donna c’è, al centro, la famiglia, una famiglia che sa essere conforto ma anche pena, dolcezza ma anche tormento. «Famiglia adesso mi fa pensare a pace, ma anche a conflitti» sono le parole di Cristian Mannu. «È un nido, ma può essere anche una prigione. Famiglia è dove mi sento accettato per chi sono davvero, con tutte le mie imperfezioni, ed è dove accetto le imperfezioni e le fragilità di chi mi sta vicino. È il luogo dal quale è necessario scappare, a volte. È il luogo in cui si desidera tornare, sempre.»

Ah, e tra le righe del suo nuovo figlio di carta aleggia l’amata Isola: il cuore di Mannu è diviso tra Ogliastra e Cagliari. «Per me la Sardegna è madre. Una madre dalla quale non riesco a separarmi. Si insinua sempre in quello che scrivo. Finisce per diventare un personaggio, anche quando, come in questo caso, sembrava che la storia dovesse svolgersi in Francia. Ma la Sardegna chiama ogni volta e io, ogni volta, torno da lei.»

Per quanto riguarda un eventuale insegnamento presente nel libro, lo scrittore è chiaro: «C’è, se chi legge ne trova uno. Io, rileggendo l’opera dopo averla scritta, mi sono ricordato che la vita è troppo breve per sprecarla rimuginando sul passato e che devo ricordarmi di vivere sempre qui e ora, e provare sempre a costruire e mai a distruggere.»

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