LA F.A.S.I. RICORDA DON FRANCESCO ALBA, EX PRESIDENTE DELLA LEGA SARDA, MORTO A UDINE A 95 ANNI

don Francesco Alba

di BASTIANINO MOSSA con nota di PAOLO PULINA

La F.A.S.I. (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia) piange la scomparsa di Don Francesco Alba, che ha fatto parte fin dal 1982 del Comitato di Presidenza della Lega dei Circoli degli emigrati sardi nell’Italia continentale (o Lega Sarda), della quale poi è stato presidente dal maggio 1991 fino al gennaio 1994, fino a quando, cioè, col primo Congresso svoltosi a Roma nel febbraio 1994, la Lega Sarda ha preso la nuova denominazione di F.A.S.I. (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia). Don Alba ha fatto parte, da marzo 1994 a marzo 1998, anche del Comitato Esecutivo eletto nell’assemblea romana.

Don Alba era nato nel 1926 a Villasalto, in provincia di Cagliari, e fu ordinato sacerdote nel 1949 a Iglesias. Svolse servizio in diverse comunità della Diocesi di Cagliari: i primi sei anni di ministero li svolse a Domus de Maria, poi servì per tre anni la comunità di Ballao. Nel 1958 iniziò un breve servizio nella Curia cagliaritana, prima di un nuovo ministero come parroco a S. Eusebio, nel capoluogo sardo, dove restò per 11 anni. In quegli anni si dedicò molto al laicato, promuovendo la locale Azione cattolica e istituendo uno dei primi Consigli pastorali parrocchiali.

Dopo questo lungo ministero in Sardegna, fu nel 1969 che don Alba strinse il suo legame con la regione Friuli-Venezia Giulia: in quell’anno, infatti, si rese disponibile come cappellano militare, un ruolo che lo portò nell’estremo Nordest d’Italia. Nel 1991, concluso il servizio, restò in Friuli, in qualità di collaboratore della Parrocchia di San Marco a Udine.

Riproduciamo qui di seguito una sua nota del 2020 pubblicata nel volume “La coscienza della propria identità culturale presupposto per la partecipazione degli emigrati alla rinascita della Sardegna: atti del quarto Congresso nazionale della Lega degli emigrati sardi nell’Italia continentale”, Pavia, Aula del Quattrocento dell’Università degli studi, 15-16 novembre 1986 / a cura di Paolo Pulina, Pavia, 2020.

Il quarto Congresso nazionale della Lega Sarda (15-16 novembre 1986) è stato un grande Congresso di svolta, forse il più importante da questo punto di vista.

Ha significato il superamento di un territorio geografico, fino ad allora limitato alla Lombardia.

Ha realizzato un superamento sotto il profilo culturale nel senso che le associazioni fino a quell’appuntamento congressuale erano caratterizzate da una visione operaistica (si faceva fatica ad accettare che in esse ci fossero come socie le impiegate della Standa…).

Con il Congresso di Pavia la Lega Sarda chiede alla Regione Sardegna di non considerare più gli emigrati soltanto come i beneficiari passivi dell’assistenza assicurata dalla legge regionale 10 del 1965 (istitutiva del cosiddetto Fondo Sociale) ma di rapportarsi ad essi, superando questa angusta prospettiva, come portatori dei diritti/doveri e delle capacità di essere protagonisti – anche se non più residenti nell’Isola – dello sviluppo della Sardegna.

Gli emigrati esprimono la consapevolezza di essere degni di essere inseriti nella vita politica regionale: quindi non più relegati in una funzione dipendente ma in una posizione collaborativa.

L’emigrazione vuole lavorare per il superamento della passività (derivante dal rifugiarsi nel bisogno di essere consolati nella nostalgia) e vuole che si tenga conto del ruolo attivo che essa può svolgere se fruisce dell’inclusione – per la parte che le può competere – nel novero dei soggetti che governano i meccanismi decisionali della Regione Autonoma della Sardegna.

In definitiva, non più richiesta di assistenza ma offerta di collaborazione.

Il presidente Tullio Locci è stato un grande personaggio, che a Pavia ha svolto una bellissima relazione introduttiva ma mi permetto di osservare: 1) che, come indiscusso fondatore della Lega Sarda, ha avuto qualche volta la preoccupazione di essere “scavalcato”; 2) che la sua relazione al quarto Congresso disegna per la Lega un futuro che ha il limite di vederla sempre agganciata all’Assessorato regionale del Lavoro, non come interlocutrice di tutti gli assessorati di riferimento per le attività della Lega e magari con qualche suo rappresentante in Consiglio regionale.

A chi mi chiede come ricordo il periodo in cui sono stato presidente della Lega rispondo sempre che io mi sono sentito un presidente di passaggio da un’epoca ad una nuova.

Concludo con un auspicio: questi Atti – anche se riferiti a 35 anni fa – meritano di essere letti e riletti perché costituiscono una traccia storica importante che dà conto del momento in cui l’emigrazione sarda organizzata ha acquisito e manifestato una nuova coscienza.

7 pensieri riguardo “LA F.A.S.I. RICORDA DON FRANCESCO ALBA, EX PRESIDENTE DELLA LEGA SARDA, MORTO A UDINE A 95 ANNI”

  1. Tutto il mondo dell’emigrazione sarda dovrebbe avvertire un senso di tristezza per la scomparsa di Don Alba (come veniva chiamato da tutti noi) nel corso delle riunioni.
    Don, è stato un importante esponente e un punto di riferimento per gli emigrati sardi. Perciò rimarrà nei nostri ricordi come una delle figure nobili da non dimenticare.
    R.I.P. Don.

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