GIGANTI, LE NOVITA’ IN UNO STUDIO: A CABRAS APPROFONDIMENTO DELL’UNIVERSITA’ DI SASSARI DAL TITOLO “BIOARCHEOLOGIA E MONT ‘E PRAMA”

di RICCARDO LO RE

Il progresso non riguarda solo la scienza, ma è una prerogativa della storia che deve tenersi aggiornata seguendo le tracce del suo passato. E se questo significa scavare affondo alle recenti scoperte, tanto meglio. Durante le due giornate di Verso Archeologika 2022 a Cabras si sono infatti susseguiti tutta una serie di incontri focalizzati sul capitale archeologico presente in Sardegna.

In occasione di questo evento sono emersi alcuni particolari interessanti che riguardano i giganti più conosciuti in Regione: quelli di Mont’e Prama. Cebras è la loro casa da ormai molto tempo, ma sulla loro identità c’è ancora molto da scoprire. In occasione di Bioarcheologia a Mont’e Prama, un gruppo di esperti ha tenuto una conferenza per mostrare le ultime novità emerse dalle ultime ricerche sul campo. Il team, formato dagli esperti del dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari Salvatore Rubino, Luca Bondioli e Raimondo Zucca, ha infatti illustrato il possibile significato che si cela dietro a quelle sculture riemerse dalla necropoli attorno al 1974.

Dopo gli ultimi studi effettuati sta emergendo sempre di più una delle tesi che riguardano quelle statue, costruite vicine alla strada che portava dritto verso la collina. L’ipotesi al momento più accreditata è che la loro realizzazione servisse a omaggiare questi antichi guerrieri che si sono immolati per la comunità dell’epoca. Figure che inizialmente si pensava fossero legate da una stretta parentela, ma che invece condividevano solo quel percorso cucito addosso dal mito di quel periodo.

Di quella storia erano rimasti sono 5178 frammenti, ricomposti con cura nella fase di restauro portando alla luce la presenza di ben 28 statue maschili: 16 pugilatori, 6 arcieri e 6 guerrieri. In più durante gli scavi tra il 1975 e il 1979, e tra il 2014 e il 2017 riemersero anche 16 modelli di nuraghe che sono esposti al Museo archeologico nazionale di Cagliari e al Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras.

L’esperto Salvatore Rubino con i suoi colleghi ha cercato di analizzare gli scheletri che sono stati rinvenuti nella necropoli, utilizzando, come spiega «le stesse tecniche di prelievo dei Ris a partire dalle deposizioni in tombe a pozzetto, più antiche, e in tombe a pozzetto sotto lastrone, più recenti». Questa ricerca si è concentrata su un piccolo campione di reperti scoperti sin qui, ma l’esito ha prodotto dei dati che risultano convergenti e che escludono, almeno per ora, l’idea di un sepolcro familiare dominante: «In quelle aree le sepolture sono tutte di maschi giovani, fra i 15 e i 25 anni, non legati da vincoli familiari, provenienti da diverse aree della Sardegna e sottoposti a stress molto importanti, dai 12 anni di vita in su».

https://www.costasmeralda.it/

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