IL RACCONTO DEI NURAGHI: INCONTRO AL CIRCOLO “MONTANARU” DI UDINE ALL’INDOMANI DEL CONGRESSO F.A.S.I.

di PAOLO CERNO

Nonostante i tempi di pandemia altalenante che, ci si augura non debba arrivare fino all’Omega dell’alfabeto greco, il Circolo dei Sardi “MONTANARU” di Udine ha organizzato il tradizionale incontro dei Soci.

Il presidente Domenico Mannoni, reduce dal congresso nazionale della FASI, dopo i saluti di benvenuto ai non numerosi Soci presenti, ha reso un breve sunto di quanto discusso ed ascoltato sulla vita dei vari circoli dei Sardi sparsi per l’Italia.

Pur con l’attuale generalizzata situazione di “magra”, per quanto riguarda il nostro Circolo, si è espresso con un cauto ottimismo, udite le difficoltà di molti dei nostri circoli confratelli, alcuni sull’orlo della chiusura, ed altri ai limiti dell’operatività.

Noi di Udine, pur con tutti gli inevitabili difetti di ogni sodalizio umano in cui sono sempre i “soliti noti” a darsi da fare, se non possiamo gioire, non dobbiamo nemmeno piangere. Dopo aver doverosamente ringraziato, appunto, in modo particolare l’indispensabile segretaria Graziella, e l’altrettanto efficientissimo Salvatore, e gli altri collaboratori sempre pronti ad ogni chiamata, ha ricordato che anche la carica di Presidente è in scadenza, e lui, personalmente, si sente più “stanco” di quanto già annunciato, auspica pertanto che qualche “giovane” si faccia avanti e si accolli gli oneri e gli onori della carica.

Poi, come auspicato in seno al convegno della FASI, su esplicita richiesta della regione Sardegna di valorizzare il patrimonio della civiltà nuragica, si dà visione di un esaustivo filmato appunto sui Nuraghi, magistralmente spiegato dall’archeologo prof. Giacobbe Manca che abbiamo avuto gradito ospite non più di un mese addietro, quale fine relatore di “Una storia dell’archeologia in Sardegna”, con particolare riferimento all’archeologo udinese prof. Antonio Taramelli (Udine 1868/Roma 1939) Senatore del Regno, fu direttore del Museo nazionale di Cagliari e sovrintendente alle antichità della Sardegna. Venne definito: “l’uomo dal piccone con la punta luccicante”, come scrupoloso archeologo sempre “sul campo” e non dietro una scrivania, che tutto puntigliosamente annotava e pubblicava a stampa, con i relativi schizzi documentali dei reperti rinvenuti, uomo veramente innamorato della Sardegna, complice, si sussurra, qualche bellezza sarda dagli occhi di “madreperla”! Tant’è.

Spartano ma, non misero visti i tempi, l’assaggio dei rustici prodotti sardi, addolcito alla fine dal dorato profumo di un panettone sardo e di una notevole Malvasia di Dolianova che, con i brindisi, cordialmente si sono scambiati i Soci rimasti con gli auguri di un miglior 2022.

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