UN CAPOLAVORO DI DESIGN TRAMANDATO DA GENERAZIONI: LA TRAMA DEL FILINDEU, A VARSAVIA E ZAGABRIA UN ARAZZO DELL’ARCHITETTO ROBERTO VIRDIS

di PAOLO MERLINI

Su Filindeu, la pasta più evocativa e difficile da realizzare della Sardegna, è approdata agli istituti italiani di cultura di due capitali, Varsavia in Polonia e Zagabria in Croazia. È accaduto nell’anno delle celebrazioni del 150esimo anniversario della nascita della scrittrice premio Nobel Grazia Deledda, nuorese come la tradizione di questa pasta di grano duro che richiede un’abilità eccelsa, e rarissima, per realizzarla. Celebrazioni che trovano spazio anche negli istituti di cultura di Varsavia e Zagabria, che con manifesti e note biografiche ricordano la prima e unica donna italiana a ricevere il prestigioso riconoscimento per la letteratura.

Un accostamento inevitabile, quello tra Deledda e Su Filindeu, perché fu proprio la scrittrice la prima a raccontare, nel suo libro sulle tradizioni popolari della Sardegna, significato e procedura di lavorazione di questa pasta antica e misteriosa, a cominciare dal nome che si vuole ricondurre a “fili di Dio”. A portare all’estero i segreti di questa pasta, la sua trama fittissima costituita dall’intreccio tra tre strati sovrapposti di fili sottilissimi, l’architetto e designer Roberto Virdis, studio e solide basi a Sedilo con lo sguardo e un’attività prolifica in tutta l’isola e oltre i suoi confini. L’evento al quale ha partecipato, con un ristrettissimo numero di colleghi della penisola, ha avuto per titolo “Trame creative”, ed è stato inserito nella sesta edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo.

Ed è appunto in questo contesto che Elena Santi, direttore artistico di Open Design, curatrice delle “Trame”, ha voluto rappresentare, più che il gusto in sé, l’eccezionale design di alcune paste italiane, appena sei in realtà rappresentative di altrettante tradizioni gastronomiche regionali. E per mostrare appieno le particolarità costruttive di questi prodotti dell’ingegno collettivo delle varie realtà locali ha abbinato ai manufatti veri e propri una serie di arazzi che ne raccontassero la trama, appunto, e il significato antropologico.

Così, nel tessuto progettato da Virdis, accanto ai segni e le linee sovrapposte e intrecciate che ricordano un quadro dell’Informale, appare la figura di una donna, custode di quest’arte antica e si diceva sempre più rara. Per capirne il laboriosissimo progetto di lavorazione il designer sardo è andato a lezione, per così dire, da una delle ultime depositarie del filindeu, Salvatora Pisanu, nel suo laboratorio a Nuoro. «Per me Su Filindeu – dice Virdis – era la pasta che più di ogni altra poteva raccontare attraverso le sue spettacolari trame la storia di una tradizione antichissima. Trama e ordito. “Creare” è il verbo giusto. Su Filindeu è, per me, una pasta magica: la trama di un tessuto magistrale, intrecciato con la disposizione a losanga (per ottenere più resistenza) dei fili sottilissimi ma allo stesso tempo romanticamente delicato ed effimero».

www.lanuovasardegna.it

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