“S’IMPRENTERI BAGAMUNDU”, OVVERO TZIU ANTONI CUCCU, IL VATE DELLA POESIA SARDA: IL RICORDO NEL CENTENARIO DALLA NASCITA

di GIANRAIMONDO FARINA

Questo e’ uno dei titoli in cui, veramente, si realizza l’antico brocardo latino “nomen omen”, il nome è tutto. Ebbene, tziu Antoni Cuccu, piccolo grande uomo era, in effetti, questo, un “imprenteri bagamundu”, uno stampatore-editore vagabondo di tanta poesia e cultura sarda, come lo ha splendidamente definito l’inossidabile amico poeta di Pattada Lussorio Cambiganu. E’, infatti, grazie al suo indefesso impegno,coadiuvato dall’appoggio di Vittorino, figlio di tziu Antoni che, questo sabato 27 Novemvre il piccolo comune di San Vito (Santu Idu), nel Sarrabus, diventera’, almeno per un giorno, la capitale culturale della poesia in lingua sarda. Un onore che a questa comunita’ campidanese deriva da tutto quello che questo piccolo grande uomo ha fatto per diffondere la poesia in lingua sarda, sia nel dialetto campidanese che in quello logudorese. Lussorio Cambiganu e’, pertanto, da grande organizzatore qual’e’ ed amante della nostra storia e cultura, riuscito, con il beneplacito dei familiari, a mettere su quest’importante giornata che riunira’ a San Vito il meglio della poesia a tavolino ed estemporanea sarda che raggiungera’ il centro agricolo del Sarrabus per rendere omaggio al suo “imprenteri o imprentadori bagamundu”,scomparso nel 2003, ma che per decenni e generazioni, con la sua presenza schiva e rispettosa aveva addolcito le feste paesane di ogni angolo dell’isola, portando seco, a volte distese anche su lenzuolo, il “frutto” di questo tanto girovagare: ossia le poesie da lui debitamente trascritte e stampate dei tanti poeti a tavolino ed estemporanei che hanno segnato la nostra storia sarda. Ma chi era veramente tziu Antoni Cuccu?

VITA DI ANTONI CUCCU. 

Si tratta di un grande figlio di Sardegna che, forse, anzi certamente, avrebbe dovuto avere maggiore considerazione, anche perche’ parabola terrena, intrisa di grandi significati. Un personaggio modesto, schivo, ma caparbio e determinato nel portare avanti quella che lui riteneva una grande missione: diffondere, per essere poi trasmesse ai posteri, le poesie degli improvvisatori sardi, quei poeti estemporanei che anche oggi, continuano a ad animare i palchi delle feste paesane sarde, diffondendo sapere, saggezza, storia e cultura. Un impegno, questo, che, come era nell’intendimento del piccolo grande uomo del  Sarrabus, avrebbe dovuto perpetuare la poetica tradizione orale della nostra isola.

E’ bello pensare a quest’uomo che, come avveniva realmente, girava l’intera Sardegna prima con la sua vecchia Bianchina e poi, mandato in pensione il vecchio mezzo, con una Panda, anch’essa con non pochi acciacchi. Auto che per lui era anche ‘dimora’, in quanto dormiva lì, insieme ad una valigia di cartone piena dei libretti da lui stampati. Era la sua casa-libreria, sempre presente nelle feste, a disposizione di tutti. Ad ogni festa paesana arrivava, stendeva un lenzuolo bianco e ci poggiava sopra le poesie. Riusciva a venderle, ma guadagnandoci poco o nulla, in quanto il guadagno non lo interessava. Il sul motto ed unico vero scopo era un altro, come andava sempre dicendo: “Faccio questo lavoro dal momento che nessun altro lo fa. A me interessa solo salvare la lingua sarda”. Un lavoro che era, dunque, una vera e propria missione, oltreche vocazione. Ecco il vero significato di quel bellissimo “imprenteri o imprentadori bagamundu”, titolo scelto dagli organizzatori per la grande manifestazione di sabato 27 novembre.  

Tziu Antoni era uomo schivo, di poche parole; svolgeva la sua missione in silenzio, in qualsiasi stagione e con qualsiasi tempo, senza mai arrendersi, sino al giorno della sua morte, avvenuta nel 2003. In lui, grande amante della poesia e di tutta la cultura isolana, ben si compenetravano le due “anime” della nostra lingua, quella campidanese e quella logudorese. Anime che, non per nulla, gli renderanno onore questo sabato a San Vito, assieme ai tanti amici e poeti provenienti dalle varie localita’.

L’EREDITA’ MORALE E CULTURALE DI TZIU ANTONI CUCCU NELL’AZIONE DI CHEICK TIDIANE DIAGNE.

Non tutto, però, è andato perduto con la sua morte. L’eredità di tziuAntoni Cuccu è stata raccolta da un ragazzo immigrato dal Senegal in Italia negli anni 90, Cheick Tidiane Diagne.  E’, pertanto, importante insistere su questo “proseguimento” del suo lavoro di diffusione della lingua  e della cultura sarda in questo straordinario passaggio culturale. Proprio perche’ quest’eredità è stata raccolta da un ragazzo non sardo. Cheick Tidiane Diagne e’ un uomo colto. Laureato in economia, conosce ben quattro lingue: oltre l’italiano, parla correntemente il francese, l’arabo e lo wolof.  E’ rimasto subito affascinato dalla tenacia e dalla passione di Tziu Antoni che, infaticabile, percorreva in lungo e in largo la Sardegna per trasmettere l’antica cultura sarda, per tramandarla, per rendere edotti i giovani del nostro antico sapere. Per lui il vecchio Antoni era un personaggio straordinario, fuori dal comune, che considerava la sua “povera” biblioteca  alla stregua di un’universita’ dell’antico sapere dei sardi. Grazie a questo ragazzo la “scarna” biblioteca di tziu Antoni non brucerà, non morirà con il suo libraio editore, ma sopravvivrà proprio grazie a Cheick.

Questa e’ la stima del giovane senegalese per per l’uomo che così amabilmente lo aveva accolto al suo arrivo a Nuoro. Legame segnato da profonda amicizia presto trasformatasi  in affetto filiale. Sara’  proprio lui a dare un futuro a quei libri tanto preziosi per la Sardegna e per la sua cultura. Nel campo dell’editoria in sardo c’è, ora, Diagne, che ha deciso, seppure con qualche difficoltà economica, di continuare a stampare quei libri.

Tziu Antoni quest’anno, proprio nei giorni scorsi, avrebbe compiuto 100 anni. Oggi quella logora valigia di cartone, sopravvissuta seppure tanto usub

rata, è diventata, anche grazie a Diagne, uno dei più preziosi luoghi di memoria del popolo sardo. Nei prossimi mesi, grazie al figlio Vittorio e ad un gruppo di artisti, prenderà il via una mostra itinerante in onore di Tziu Antoni. Intanto quegli artisti, sapientemente coordinati dall’inossidabile amico e poeta Lussorio (Rino) Cambiganu,  uno per cui la lingua, la cultura, la storia e la poesia sarda sono “fizas de anima”, sono riusciti laddove le istituzioni regionali non hanno osato: ricordare in una giornata solenne un piccolo grande sardo che ha fatto tanto per la nostra cultura. E’ bello pensare che proprio sabato 27 Novembre, mentre altri e piu’ “alti” scenari cittadini sardi rimangono impegnati nell’ospitare le c.d.”giornate deleddiane” (senza nulla togliere alla grande scrittrice , che verra’ degnamente ricordata a Monza il prossimo dicembre dal Circolo Sardegna, in quanto anche cittadina lombarda), con tanto di patrocini universitari e finanziamenti regionalia gogo’,  per un giorno un piccolo comune del Sarrabus, San Vito, grazie al lavoro di questi artisti, all’appoggio dei familiari e della sola amministrazione comunale, diventera’ la “capitale” culturale dell’isola. E lo fara’ per ricordare, in modo solenne ed originale, il suo “imprenteri/imprentadori bagamundu”.

TZIU ANTONI, “ISTUDIOSU DE SA CULTURA DE SA ZENTE”. IL RICORDO DI LUSSORIO CAMBIGANU.

E’ bello, altresi’, ricordare come si sia arrivati a questo momento, unendo le forze e “partendo dal basso”. Si e’ trattato, infatti, di un vero e proprio “movimento popolare”che ha visto coinvolti quasi tutti i poeti sardi viventi, sia a tavolino che estemporanei, “a bolu”,che, con i loro componimenti, inviati e pubblicati nella pagina fb di Lussorio Cambiganu, chi piu’ chi meno, non ha voluto “mancare” all’appuntamento. Nel concreto, si e’ data veramente attuazione a quella “letteratura popolare” tanto agognata, desiderata e realizzata da tziu Antoni e ben descritta  nelle toccanti considerazioni iniziali, scritte in “limba” da Lussorio Cambiganu.

Un uomo che, “in primis”, ha chiamato “a raccolta” il popolo sardo dandogli dignita’ : “Tiu Antoni Cuccu, non solu at giamadu a regolta su populu sardu, ma est tucadu peri totu sas biddas de s’ Isula nostra pro nos remonire in sa mantessi  lolla, cussa de s’identidade, sa cultura, sa limba, in finis  de contu: sa dignidade”.

Un uomo, stampatore vagabondo, che, piu’ di tutti, si e’ letteralmente donato per la causa della poesia in lingua sarda: “niune che a isse, s’est donadu pro sa causa de sa poesia in limba sarda”.

Un uomo che era anche un “intellettuale naif” del XX secolo, al servizio dei cultori della lingua sarda: “at imprentadu, sighende personalmente sas garas a bolu,   peri sas festas paesanas o fatende chilcas de beru intellettuale naif de su seculu passadu”.

Un uomo, non solo sognatore, ma anche pratico per via della sua scelta imprenditoriale di stampare e diffondere i libretti da lui prodotti. E’ per questo che Lussorio lo definisce “bisadore e pragmaticu”.  Definizione cui accompagna, quasi come fosse un monito, quella ancora piu’ calzante di un idealista contro la cultura dominante delle “accademie” (quale riferimento piu’ attuale di questo in tempi di certe “mega giornatone” celebrative e perequative di fondi regionali?): “(Tziu Antoni) fit “- prosegue l’infaticabile amico e poeta- “idealista contras sa cultura dominante de s’ accademia”. Uno studioso, pero’, a modo suo, conoscitore della vera cultura, quella vera, quella dal basso e popolare, quella nascosta appositamente dalla dalla storia e dal potere economico/finanziario globalizzante e colonizzatore: “a modu sou istudiosu de un’ atera cultura, cussa de sa zente, bera istoria olvidada e semper cuada dae s’iscola de istadu e sos mass-media de su podere politicu, economicu/finanziariu/burocraticu, culturale globalizzante e colonizzadore”.

Un piccolo- grande uomo, gigante fra nani (“zigante inter nanos”) che ha lasciato una profonda impronta (“imprenta funguda”) in tutti.

Uno al quale si deve il merito assoluto di aver di aver salvato e difeso dall’ oblio i grandi della poesia sarda: Padre Luca Cubeddu ( Pattada, 1748-  Oristano, 1828), Giovanni Maria Demela “alias” “Pisurci” (Bantine, Pattada, 1707- 1796), Giovanni Maria Asara, “alias” “Limbudu” (Pattada 1823- 1907), Sebastiano Moretti, “alias Pitanu Morete” (Tresnuraghes, 1868- 1932), Salvatore Poddighe, “alias Bore Poddighe” (Sassari, 1868- Iglesias, 1938) e, forse, il piu’ grande di tutti, Antioco Casula, in arte “Montanaru” ( Desulo, 1878- 1958): “pro custu li devimus render onores non solu oe, ma onzi olta chi legimus operas e autores in limba chi at amparadu, e salvadu dae s’ismentigadolzu. Padre Luca e Pisurci, Limbudu e Morete, Bore Poddighe e gai nende, li sunt torrende gratzias in chelu , pro cantu  at fatu pro issos, comente sos poetes a bolu de palcu, siat in Campidanu che Logudoro, pro aer postu in sas fainas suas garas intreas, chi si fint perdidas”.

Bellissima e significativa, e quantomai appropriata, poi, l’immagine retorica finale che paragona l’ azione e l’operato di questo piccolo-grande uomo a quella di una maestra di scuola che va’ a cercare, di casa in casa, i bambini piu’ recalcitranti ad andare a lezione. Essi vengono presi dolcemente, quasi guidati, per mano, dato che i genitori non hanno piu’ a cuore il futuro dei figli. Ebbene, “tziu Antoni”per Lussorio e per noi tutti che lo abbiamo conosciuto ed ammirato (veniva anche ad Anela per le feste patronali), era proprio questo. Andando di piazza in piazza, di paese in paese, per tutta la Sardegna, ha insistito, quasi fosse un tarlo, nel farci capire di non voltare le spalle alla lingua ed al nostro immenso patrimonio. Le parole di Lussorio Cambiganu, in questo, sono piu’ eloquenti di ogni altro commento: ” Si b’at una figura retorica de poder simizare a tiu Antoni, aecò, cussa diat essere: de una mastra de iscola chi andat a tzocheddare peri sas domos de sos pitzinnos, chi non cherent andare a leiscione ca sunt leados dae su giogu, e a manu tenta che los gighet a  iscola  pro imparare, dadu chi sos genitores non ant a coro su benidore de sos fizos. Gai Isse est andadu dae piata in piata de totu sa Sardigna pro fagher a cumprendere a totu nois de non boltare sas palas a sa limba e su patrimoniu culturale de Sardigna”

“SARDOS…SI NO BOS SERVIT DE INFADU”. TZIU ANTONI NEL RICORDO DI ANGELO CARBONI.

A coronamento di quest’omaggio a Tziu Antoni Cuccu, vorrei proporre alcuni passi (non autorizzati) della splendida relazione introduttiva scritta, in merito, da Angelo Carboni Capiali che fara’ parte integrante, assieme alle poesie pervenute, dell’elegante volumetto curato da Lussorio Cambiganu per l’occasione ed intitolato “S’imprenteri bagamundu”, con il patrocinio del comune di S. Vito. Per intenderci, Angelo Carboni, non e’ una persona qualunque. Classe 1954, anch’egli di Pattada, “fucina” di poeti e di cultura, gia’ docente di lingua e letteratura inglese presso il Liceo Scientifico di Ozieri, nonche’ grande amante e cultore della lingua sarda per cui ha all’ attivo parecchi libri e pubblicazioni in merito. Dal 2003 lotta contro la SLA e lo fa’ con grande determinazione, attorniato dall’affetto dei suoi e dei suoi amici. Quello che ha scritto in merito alla figura ed all’insegnamento lasciato da tziu Antoni Cuccu e’ quantomai attuale per ogni amante della lingua sarda. Ecco qua alcuni stralci, tradotti in italiano dal sardo dall’amico Lussorio (ovviamente non autorizzati anch’essi) che ben rendono il significato dell’evento che si terra’ sabato 27 Novembre a San Vito: “(…) Il mio è un pensiero sostanziale di stima e riconoscenza per quanto ha fatto e perseguito. A Pattada, alla fine degli anni 60 primi 70, il 9 novembre si festeggiava San Salvatore; mi ritorna in mente la figura di un venditore di libricini e di calendari con le fasi lunari, da cui la gente delle campagne si recava per acquistare quanto esponeva; non sono certo che fosse Zio Antonio, anche se, in quegli anni, era l’unico a svolgere quell’attività attraversando tutte le piazze della Sardegna. Come tutti i ragazzi dell’epoca ero preso da ben altre distrazioni e non mi interessava di stare ad ascoltare sotto il palco le gare di poesia. (…) Certo è che fu proprio lui che incontrai a Porto Torres più di quarant’anni fa sulla scalinata della chiesa romanica di San Gavino, in occasione della festa patronale.

Mi meraviglió quest’uomo, dall’età avanzata col berretto di velluto e la giacca; anche se era una giornata calda di fine maggio, rimasi sorpreso dalla sua valigia di cartone piena di libricini, notando che altre volte li disponeva sopra una tovaglia o un lenzuolo. Mi avvicinai e vidi che erano libri di poesia sarda. Avevo concluso l’università ed iniziato un corso di due anni finanziato dalla Regione e dall’Universitá di Sassari per ricercatore socio-linguistico (…).  Quando si rese conto che stavo osservando i libri di Padre Luca, inizio a recitare: “Sardos, si no bos servit de infadu…” dal poema “Cantone de Sardos” e, subito dopo continuó con: “su mundu est tottu un imbrogliu” di “Limbudu”; allora gli rivelai che ero di Pattada. Mi sembrò che gli si aprisse il cielo e mi mostrò le poesie di Padre Luca, “S’imbrogliu” e “Sa Retratascione” di Limbudu ed altri ancora. Ricordo che rimasi sorpreso perché comprai una decina di quei libretti per poco prezzo (…) “Non si possono salvare dall’oblio migliaia di canzoni, poesie, gare da palco cantate “a lughe ‘e luna” – come ebbe a dire la buon’anima di Paolo Pillonca – se non per lasciare un segno, un’eredità che hanno solo la necessità di essere coltivate (…).

Dal quel primo incontro l’ho visto più volte a Sedilo in occasione dell’Ardia, a Sedini ad Ozieri ed ancora a Porto Torres. Tengo ancora quei libretti, seppur ingialliti dal tempo, custoditi come calici di cristallo.

Dando uno sguardo alle sue opere librarie, vidi che aveva recuperato un gran numero di gare poetiche dei poeti improvvisatori non più viventi, quali:  Gavino Contini, Giuseppe Pirastru  Antonio Cubeddu, Antonio Andrea Cucca, Sebastiano Moretti, Salvatore Poddighe, Scanu,  Caria, Angelo  Sulas  e vari canti logudoresi e campidanesi, mutos e mutetos, prose e testi teatrali, e tanto altro ancora (…) Mi verrebbe spontaneo paragonare il Cuccu, al “sardus pater” Giovanni Lilliu; ciò che uno è stato per la ricerca archeologica, l’ altro lo ha concretizzato in quello letterario. Entrambi minuti e segnati dalle rughe della bontà, saggezza e dall’umiltà ove scorrevano fiumi di conoscenza storica e letteraria; entrambi indomiti guerrieri per la causa dell’intera Sardegna. Anche zio Antonio ha contribuito a farmi amare la poesia e letteratura sarda, la storia, le tradizioni e l’ambiente (…)”. Quantomai significativo, poi il richiamo finale all’insegnamento di don Milani: “(…) Don Milani affermava che non serve avere le mani pulite se si tengono sempre dentro le tasche; è più che mai necessario che ci ripiegassimo le maniche per dare tutti una mano alla lingua sarda, come ha fatto zio Antonio tutta la vita, e non bisogna aspettare che lo faccia la politica, il campo accademico o gli intellettuali già sazi per definizione, sarebbe una attesa vana ed inutile. Perciò rendo onore e ringrazio zio Antonio Cuccu che mi ha lasciato un tesoro conoscitivo con semplicità ed umiltà”.

Semplicita’ ed umilta’, appunto, che legate a sapienza e ad amore per la cultura, devono contribuire a mettere tziu Antoni nel Pantheon della cultura sarda. Pantheon in cui, per i nostri poeti già vi è.

TZIU ANTONI CUCCU UNIFICATORE DELLA LINGUA SARDA.I VERSI IN SUO ONORE DEI POETI LOGUDORESI E CAMPIDANESI.

Un ultimo, ma non tale, aspetto per cui l’opera di tziu Antoni va ricordata, concerne proprio quello della lingua sarda. Laddove, infatti, discutono e diatribano da decenni illustri linguisti ed accademici per dare una giusta uniformita’ alla lingua sarda, e’ riuscito, invece, nella pratica, questo piccolo-grande “imprenteri bagamundu”. Pertanto, mentre le piu’ alte istituzioni regionali della cultura, le due cosiddette universita’ “sarde” e lo stesso mondo dell’associazionismo sardo emigrato sembrano, al momento, piu’ propensi a ricordare presunte grandi manifestazioni d’interesse culturale, con tanto dispendio e dispersione di fondi pubblici, una voce ben precisa, nitida, dal basso, sabato 27 Novembre si stagliera’ come monito, proveniente dal Sarrabus, profondo Campidano. Sara’ quella voce della lingua e cultura sarda popolare, realmente unificata nei suoi due dialetti, il logudorese ed il campidanese, di cui tziu Antoni e’ stato, in tempi non sospetti, antesignano difensore e propugnatore. Una lingua che, come testimoniano i tanti poeti invitati con i loro versi offerti alla memoria, l’eredita’ di tziu Antoni proseguita da Diagne e le belle testimonianze di Lussorio Cambiganu ed Angelo Carboni, e’ lingua viva e vivificante. Ecco, quindi, di seguito tziu Antoni omaggiato in alcuni versi, scelti tra gli altri, di alcuni poeti logudoresi e campidanesi.

 1) Di Alessandro Vito Orru’, di S. Vito emigrato in Germania.

“A Tziu Antoni Cuccu.

In donnia bidda fiat presenti,

po amostai a su clienti

 siat sa casta che sa chistioni,

de Sardinnia sà Cantzoni,

 milionariu mai est stettiu,

 in su versettu at sempri crettiu,

cussa Ussa, fiat prena

dè Mutettus in Festa allena”.

2) Di Giovanni Fanni  di S. Vito

“Tziu Antóni

Cun Sa Panda Bianca

Carriga de Liburus

Che Una Noa Arca

Sa Sardinna Totu

De Festa in Festa at Girau

Poìta Ca Bòliat

Chi Nisciuna Sarda Poesia o Contu

Fessit Stramancau

Arrennegratzias

Ddi Depèus Torrai

E S’Arregoru Suu

Iscaresci Mai”

3) Di  Peppe Flore di Anela

“At fatu istoria in s’ Isola mia

Ligada a fileddu de cartone pressadu,

Una balisia siddadu ‘e poesia.

Ammentat s’ umile e li faghet onore,

Faeddat de umbra, lughe e colore.

Faeddat de gherra, de paghe e amore,

Faeddat de un’ omine chi at seperadu

De dare ‘oghe a sa sarda zenia.

Chin una balisia de cartone pressadu

Dae festa in festa regalende poesia.

Lu ‘Ido oe, chin tziu Antoni Palitta

Pro sos chent’ annos a festezare;

Tziu Antoni Cuccu a lu dimandare:

“Inoghe Anto’, non b’at bisonzu de banchita,

Si cheres isteddos che nd’at unu mare”.

E li  rispondet chin su risitu sou:

“Fintzas in terra nos ant ammentare,

Est a mentovu in sa bidda mia

De “sa ‘oghe ‘e s’anima” sa bella poesia”.

4) Di Giovanni Juanne Villa di Bitti.

“Resoglias, pinnadellos e marratzos,

Turrone, notzoleddha e durcheria,

Sordateddhos, bambolas e pupatzos;

Antoni Cuccu chin sa poesia

In sas ‘estas pintatas che aratzos,

Sa curtura sol’issu la vattia’

In Santu Idu es’ s’ascusogliu suo

Chi oje potet esser meu e tuo.

Potet esser de donzi amantiosu

Custu siddhatu sardu curturale,

Potet esser de donzi istudiosu

Su travagliu ‘e cust’omine ‘e gabbale.

Donzi sardu ne siet orgogliosu

Rennennela cust’oper’immortale,

In su chentenariu ‘e Antoni Cuccu

Apa s’opera abertu donz’imbiccu”

I poeti campidanesi suoi conterranei, come Fanni ed Orru’ ricordano tziu Antoni proprio per questo suo girare la Sardegna, paragonando, anche simpaticamente come si presenta d’altronde il dialetto campidanese, perfino la sua mitica Panda ad una “Nuova Arca di Noe'”, carica di libri (“In donnia bidda fiat presenti po amostai a su clienti (…) de Sardigna sa Cantzoni (…) Cun sa Panda carriga de liburus che una Noa Arca (…)”)

I poeti logudoresi scelti, invece, gli amici Peppe Flore di Anela e Juanne Villa di Bitti, nelle loro due varianti di tale dialetto, ci fanno “entrare” nella parte “piu’ intima” di tziu Antoni.  Peppe Flore si sofferma sul valore simbolico e profondo della valigia di tziu Antoni (“Sa balisia de tziu Antoni”. Una valigia immaginaria che parla di ombra, luce e colore, di guerra, di pace e di amore, di un uomo che ha dato voce alla gente sarda (” balisia chi faeddat de umbra, lughe e colore, de gherra, de paghe e de amore. De un’omine de dare oghe a sa sarda zenia”). Un quadro che, poi si chiude in quell’intenso dialogo tra i due grandi Antoni, tziu Antoni Cuccu ed Antonio Palitta, altro indimenticato poeta da poco ricordato anche da “Tottus”. Un dialogo che avviene tutto in una “dimensione celeste”: “Qua Anto'”- fa dire a tziu Antoni Cuccu Peppe, rivolto a Palitta- “non hai piu’ bisogno del tavolino (“sa banchitta”) per poetare, hai una marea di stelle” (“Inoghe, Anto’ , no b’at bisonzu de banchitta, si cheres, isteddos che nd’at una marea”). E Palitta, immortalatu con il suo tipico riso, che chiosa come tziu Antoni, sia ricordato a Pattada, suo paese, come la “voce dell’anima” della bella poesia (“est a mentovu in sa bidda mia de sa oghe e s’anima sa bella poesia”.

Una poesia che, per Juanne Villa, e’ cultura, l’unica che, anzi, tziu Antoni, riusciva a portare nelle feste paesane fra le altre “gioiose” distrazioni (” Intra resoglias, pinnadellos, turrone, notzoleddas e durcheria, sa cultura solu issu la vattia chin sa poesia”). Una cultura sarda che trova, anche oggi,emblematicamente in San Vito il suo luogo piu’ prezioso (“ascusogliu”) (“in Santu Idu es s’ascusogliu suo”). “Un tesoro”, quello di tziu Antoni Cuccu, e’ l’augurio del poeta, rivolgentesi ad un immaginario interlocutore, “che potra’ essere di tutti” (“ascusogliu chi oje potet esser meu e tuo”).

IL PROGRAMMA.

Alla luce di cio’ il programma stilato dagli organizzatori per commemorare sabato 27 Novembre a San Vito, presso i locali della palestra comunale, tziu Antoni Cuccu ” S’IMPRENTADORI BAGAMUNDU” si presenta ricco, denso e magistralmente strutturato. Sotto la presentazione di Lussorio Cambiganu e Piersandro Pillonca, s’iniziera’ alle 16 con lo scoprimento di una targa nella sua abitazione. Alle 18 in palestra apriranno la serata i maestri di “launneddas”, lo strumento musicale tipico del Campidano e, dopo i saluti delle istituzioni, dei parenti, e delle associazioni dei poeti, iniziera’ la vera e propria manifestazione nella sua parte “sardo- campidanesa”. In tal senso verra’ declamata una poesia a tavolino in “sardo- campidanese” in onore di tziu Antoni Cuccu, cui seguira’ un canto di poesia campidanesa estemporanea con i poeti Spiga di Quartu, Zuncheddu di Burcei, Atza di Settimo S.Pietro, Zedda di Sinnai.

 Un momento di frammezzo e di riflessione sara’ rappresentato dalla lettura della relazione predisposta da Angelo Carboni. Seguira’, infine, la parte “sardo- logudorese” della manifestazione, introdotta dalla declamazione di una poesia a tavolino in “sardo- logudorese” scritta in onore di tziu Antoni Cuccu, cui un canto di poesia logudoresa estemporanea con i poeti Agus di Gairo, Farina di Orgosolo e Bitti di Oliena, accompagnati dai Tenores di Orgosolo. Concludera’la serata la relazione e la proiezione dell’unica video-intervista rilasciata da tziu Antoni Cuccu a Piersandro Pillonca.

4 risposte a ““S’IMPRENTERI BAGAMUNDU”, OVVERO TZIU ANTONI CUCCU, IL VATE DELLA POESIA SARDA: IL RICORDO NEL CENTENARIO DALLA NASCITA”

  1. Grazie “Totus in Pari”. Ottimo servizio , qualche passo lo leggerò questo pomeriggio durante l’evento. Certamente citerò la testata. Ateros annos menzus. Lussorio (Rino) Caambiganu. P.s. ho inserito l’intero articolo nel libretto stampato appositamente per la commemorazione.

  2. Sono rammaricato di non essermi fermato ad ammirare la sua “libreria” e comprare qualche suo prezioso libro. Ho potuto farlo solo in un secondo tempo quando ne ho percepito la sua vera statura di un grande uomo. Custodisco gelosamente due suoi libretti

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