LE CARTE DI GRAZIA. PERCORSI DELEDDIANI NELL’ARCHIVIO DI STATO DI NUORO

di ALESSANDRA DERRIU

Nell’anno deleddiano, a 150 anni dalla nascita del Premio Nobel, l’Archivio di Stato di Nuoro propone un progetto didattico che, con visite guidate ai documenti originali, partecipa agli eventi celebrativi valorizzando preziose carte legate alla figura di Grazia Deledda, alla sua famiglia e alle sue opere. Mi onora aver ricevuto l’incarico dalla direttrice la Dott.ssa Michela Poddigue, anima di questa iniziativa, di imbastire e cucire su questi documenti un percorso di conoscenza e di approfondimento.

Creare un percorso significa tracciare una strada, un filo conduttore per seguire orme di storie e di vita che lo scorrere del tempo ha reso poco leggibili.  Percorsi deleddiani, presentato il 27 settembre 2021 durante le Giornate Europee del Patrimonio, è una di queste strade che ho avuto il privilegio di segnare e di descrivere da quando è iniziata la mia collaborazione con l’Archivio di Stato di Nuoro, grazie ad un finanziamento della Direzione Generale per gli Archivi del Ministero della Cultura. Due finalità principali, “entrare in Archivio” e “conoscere il patrimonio”.

L’attività didattica sulle “Carte di Grazia”, documenti ricchi e variegati, permette di percorrere diversi sentieri per entrare in Archivio e al contempo approfondire la conoscenza della scrittrice Premio Nobel.

Le Carte di Grazia sono una delle porte di accesso all’Archivio, in primis permettono un’analisi visiva, archivistica, perché la documentazione, differendo nel supporto (registri, fascicoli, fogli sciolti) permette di comprendere a chi osserva le diversità materiali dei pezzi conservati. Sarà possibile aprire una finestra anche sulle attività di restauro e mettere in evidenza gli interventi che sono stati effettuati.    Diversa è anche la provenienza dei singoli pezzi, versati dagli Uffici periferici dello Stato che operavano ed operano nella provincia di Nuoro, come la Prefettura ed il Tribunale di Nuoro, e la tipologia: atti pubblici e privati, manoscritti, a stampa e dattiloscritti. Testamenti, atti di successione, procedimenti e cause penali, ricevute di pagamento, carteggio, corrispondenza, articoli a stampa, elenchi di beni e fabbricati, ci daranno la possibilità di comprendere come i documenti si sono conservati nel tempo e sono giunti fino a noi.

Passeremo poi dal “contenitore” al “contenuto”, una volta analizzato il supporto, la parte esterna, parleremo di cosa il supporto custodisce e che tipologia di ricerche ci permette di fare.

I documenti deleddiani sono esempi di fonti dirette ed indirette e permettono di capire come si possa effettuare un’indagine d’archivio, in maniera metodica e in maniera fortuita, allo stesso modo nel quale avvengono i ritrovamenti negli scavi archeologici. Da un lato infatti vi sono le carte che potevamo ipotizzare esistessero, e che riguardano direttamente la famiglia Deledda, come il testamento del padre, dall’altro ci sono documenti, come un curioso fascicolo processuale a carico di due delinquenti madre e figlio, accusati di furto, che ci dà la possibilità di capire come a volte, inaspettatamente, si rinviene una notizia che non cercavamo: inaspettatamente una deposizione racconta di un bene appartenuto alla famiglia Deledda, anch’esso rubato ed oggetto di contestazione. E ancora ci sono documenti che attestano i fatti di cronaca, delinquenza e banditismo, che sono stati citati dal Nobel nelle sue opere, riconducibili a lei solo in maniera indiretta in quanto riguardanti le vite di altri e la cronaca del tempo ma che lei ha raccontato con maestria.

I primi ci permettono di avere informazioni sulla vita della scrittrice, sull’ambiente familiare nel quale è cresciuta e che l’ha formata, in modo diretto, come nel caso del testamento del padre, ed indiretto come nel caso del processo ai due ladruncoli, mentre il terzo gruppo ci dà la possibilità di toccare con mano le storie da lei riportate, che sono storie vere, che sono la nostra Storia.

Ma spesso dietro un rinvenimento fortuito c’è un lavoro scientifico, un’attenzione al dato da rilevare, una schedatura analitica fatta da archivisti esperti che permette al ricercatore di accedere non solo dalle porte dirette della conoscenza, quelle dove si ipotizza che un certo dato o notizia sia custodito, ma anche a quelle porte che apparentemente pensiamo non ci conducano da nessuna parte, e invece l’archivista le apre, le apre per noi. Documenti come porte di accesso dunque e archivisti come numi tutelari, padroni di casa che garantiscono l’accoglienza e la ricerca: c’è tanto lavoro di analisi e di studio perché il documento deve essere preparato per poter essere compreso. E qui è doveroso da parte mia un ringraziamento ai tecnici, archivisti esperti, che hanno lavorato e lavorano perché questo sia possibile, e che mi hanno dato la possibilità di creare questo progetto, selezionando la documentazione sulla quale lavorare, un grazie particolare ai colleghi dell’Archivio di Stato di Nuoro, alla Direttrice Michela Poddigue e ai suoi collaboratori, che ci mettono il cuore, come dice Grazia in ‘Canne al vento’: «il rimedio è in noi…» «cuore, bisogna avere, null’altro…».

Il percorso deleddiano creato è questo, un filo che lega documenti diversi, descrivendoli e contestualizzandoli, ma non solo, è un filo che vuole legare alla documentazione l’uditore ed il lettore per rendere questo patrimonio parte della nostra conoscenza e coscienza, del nostro bagaglio culturale, del nostro vissuto, rendendo noi parte di una storia, comune, che forse fino a ieri non pensavamo ci appartenesse.

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