L’ULTIMA RACCOLTA DI GIANFRANCO GARRUCCIU, VATE DI TEMPIO: “DULCI”, LA POESIA IN GALLURESE

Gianfranco Garrucciu

di TONINO OPPES

Gianfranco Garrucciu è un poeta di Tempio apprezzato in tutta l’Isola. Vincitore di numerosi premi nazionali e regionali, a cominciare dal prestigioso Città di Ozieri, fa parte del ristretto gruppo di dieci autori contemporanei citati nel volume curato da Duilio Caocci e Gianluca Corsi. Membro di giuria in vari concorsi letterari in lingua sarda, Garrucciu è anche scrittore prolifico particolarmente impegnato nella difesa della sua variante linguistica.

Con l’ultimo lavoro Dulci, edizioni Edes,(120 pagine, costo 15 euro, disegno in copertina di Daniela Ambrosini) propone oltre cinquanta poesie, tutte rigorosamente in gallurese, accompagnate dalla traduzione in italiano a fronte.

Ci sono sogni, desideri, sentimenti nei suoi versi a schema libero che spesso si avvalgono di figure retoriche e mostrano una ricchezza del linguaggio.

Dulci/ com’una séra calda/ in dì di branu/ com’un trappéddu di néuli/ illu céli/ un bugnu d’abba…Dolce/ come una sera calda/ a primavera… Dolce/ come la prima bacca…dolce/ come le gocce d’acqua/ nel caldo dell’afa…

Qui, come nelle altre poesie, secondo il linguista Simone Pisano, docente all’Università per Stranieri di Siena, “l’autore conferma una notevole capacità di cogliere, in maniera misurata e sempre personale, i fermenti culturali della grande letteratura nazionale e internazionale ma si rivela anche un vero innovatore della varietà gallurese: nel lessico di Garrucciu convivono termini consolidati della tradizione poetica e altri, di uso quotidiano, che acquistano significati nuovi.”

Gianfranco Garrucciu è, dunque, poeta di razza che – per dirla con Giovanni Fiori, nella sua interessante prefazione – “ben si colloca, per robusto spessore lirico e forza espressiva, all’altezza della migliore tradizione poetica della sua terra gallurese.”

Il continuo dialogo con la natura o meglio con le meraviglie della generosa natura di Sardegna è una costante delle opere dell’autore tempiese: un aspetto, questo, che si coglie ancora meglio leggendo le dediche al mare, al sole alla luna, al vento.

Che dire delle poesie “Luci della mia terra” e “Ginepri”, e ancora “I campi di maggio”?

Ed éu currìa/ illi campi di maggju/ figgjulendi fiòri/ in culori di stasgioni/ un ciucciu cuiatu (ed io correvo/ nei campi di maggio/ guardando nei fiori/ il colore della stagione: un ciclamino).

“Ginepri” è un omaggio a un albero caratteristico della flora sarda, piccolo, contorto, ma simbolo di resistenza di una pianta capace di affrontare tutte le intemperie e lunghi periodi di siccità: Dugna ‘ultata di maestrali/ illu tintà di pultacilli/ e furalliachista tarra/ è risciuta sòlu/ volta a volta, a cannucalli/ a dalli essu/ Cussì comu lu sali/ chi da lu mari s’è alzatu/ sill’è caggjatu innantu/ a indurilli… Ogni ventata di maestrale/ nel tentare di sradicarli /e rubarli a questa terra/ è riuscito solo/ volta dopo volta/ a piegarli/ a dargli forma/ Così come il sale/ che si è alzato dal mare/ e gli si è cosparso addosso/ per indurirli.

Non manca uno sguardo al passato “Passatu è lu tempu/ di li canti e li sarài/ cadu era sòlu branu.. e abà so sòlu ammenti…

“E’ passato il tempo/ dei canti e delle feste/ quando era primavera… e ora solo ricordi…Infine… l’attesa/ che arrivi domani/magari con un raggio di sole/all’alba”, quando il poeta, con i suoi versi, ci farà un altro dono meraviglioso. Perché in fondo la Natura cantata da Gianfranco Garrucciu è essenza di vita.

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