GRAZIA DELEDDA, DON GIOVANNI ORTU E LA DONNA NELLA SOCIETA’ SARDA: A 150 ANNI DALLA NASCITA DEL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA

don Giovanni Ortu e Grazia Deledda

di GIANRAIMONDO FARINA

Il cinquantenario di un’opera dell’indimenticato don Giovanni Ortu,

ex parroco di Anela, “La donna nella società sarda” (1971)

In questo periodo di celebrazioni dell’anno deleddiano, che trova il proprio fulcro nella giornata del 28 Settembre, mi viene da ricordare tale evento, facendo riferimento ad un’altra data che, come anelesi, sardi, e non solo, avremmo dovuto tenere ben presente in quest’anno, il 2021, ricco di tante ricorrenze. E, che, purtroppo, anch’essa è passata inosservata. Si tratta del cinquantenario dalla stesura di un’opera, La donna nella società sarda, del compianto don Giovanni Ortu (1919- 1994), parroco di Anela dal 1962 al 1973. Per la precisione, l’opera fu scritta proprio in occasione del Centenario deleddiano, il 1971, per cui l’argomento fu proposto per il concorso letterario bandito per quell’occasione, e troverà la stampa definitiva, nel 1975, per la casa editrice Fossataro di Cagliari, in occasione di un’altra ricorrenza importante: l’anno internazionale della donna. Un libro in cui quest’indimenticata figura di sacerdote sociale e scrittore, fin dalla premessa, fa esplicito riferimento alla grande scrittrice Premio Nobel.  Dal suo “buen ritiro” di Anela, che già in precedenza aveva visto le stampe di tutte le altre monografie (Gonies, 1963; Magistero dell’Episcopato Sardo, 1968 ed Anela: ambiente, uomini, fatti, 1970), don Ortu, proprio in riferimento a Grazia Deledda, parla di “donne interpreti singolari del loro tempo e di un costume; donne irreprensibili ed in vario modo impegnate”.  La figura della donna che, proprio in quegli anni Settanta, era al centro di un decisivo, inarrestabile e giusto processo di emancipazione, al cui dibattito don Ortu voleva contribuire con la sua visione illuminata di sacerdote, di cristiano e di sardo. Dopo aver affrontato lo studio generale del ruolo della donna sarda attraverso i secoli, si soffermerà ad esaminarne il ruolo nella complessa ambivalenza tra tradizione e risveglio, per poi concentrarsi fra le due guerre e con l’avvento della democrazia. Gli ultimi, decisivi, capitoli sono dedicati, invece alla crisi, agli anni ’70 e ad un nuovo ruolo all’interno della famiglia. Sullo sfondo, alla lettura di quest’opera pioneristica, rimane, per l’autore, come figura di riferimento, la grande scrittrice nuorese, esempio di donna sarda tenace ed universale, impegnatasi con costanza per conquistare i letterati europei. Don Ortu, nello specifico, parla di Grazia Deledda come di una donna che nasceva in un determinato contesto storico, il 1871, “quando gli analfabeti, per lo più donne, erano l’86 %”. Le uniche donne che sapevano leggere e scrivere erano, per lo più, o nobili o claustrali. L’allora parroco di Anela sottolineava come la Deledda, nelle sue opere, le avesse, sostanzialmente, descritte tutte, nei loro aspetti “coinvolgenti” e“sconvolgenti”, al cospetto delle loro sciagure: molte di loro diventeranno, purtroppo, latitanti temute, “protagoniste altamente drammatiche, angeli o furie”. Grazia Deledda è stata anche questo, racchiudendo in sé “spiritualità, psicologia, letteratura ed arte”, diventando, da autodidatta, una “donna protagonista del vivere e del crescere umano”. Una donna che, sempre seguendo l’originale lettura offertaci da quest’interessante opera, ha saputo sapientemente cogliere, fino in fondo, il senso profondo del contesto storico in cui viveva.  Grazia Deledda, stando a quest’interpretazione, ha vissuto proprio nel suo interno questa “tensione” di donna, prima che di donna sarda, in uno “sviluppo armonico” ed in un’inevitabile dialettica, comprensiva di tutte le componenti dello spirito umano, sia interne che esterne. “Componenti senza le quali” – osserva sempre don Ortu- “ non ci sarebbero la poesia, l’ispirazione artistica, la sublimazione, l’inconscio e conscio della coscienza”. Ecco perché, per capire, la “donna” Grazia, occorrerebbe, “in primis”, partire da quel romanzo autobiografico che è “Cosima” che racconta la storia di una ragazza che soffre nell’infanzia e che lotta, ogni giorno e senza sosta, contro il diffidente ambiente circostante, per portare avanti il suo sogno di scrittrice. Atteggiamento e predisposizione che racchiudono in sé anche gli altri “sogni”, cercati ed ottenuti da Grazia Deledda nel corso della sua vita, e che don Ortu ha sapientemente individuato nel pieno rispetto della sua dignità, nella saldezza della famiglia, nella difesa della vita, nella pace e nella libertà, “per il superamento del sottosviluppo e per la promozione della cultura morale”. 

Un commento su “GRAZIA DELEDDA, DON GIOVANNI ORTU E LA DONNA NELLA SOCIETA’ SARDA: A 150 ANNI DALLA NASCITA DEL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA”

  1. Purtroppo le donne sono Sempre state escluse nellemancipazione culturale e politica. E grazie alle persone illuminate dando loro lo spazio che dovevano avere. Hanno raggiunto quella parità che loro aspettava..

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