INDAGINE PER BANCAROTTA SULLA FAMIGLIA ONORATO: SPESE MILIONARIE E DISSESTO FINANZIARIO, MARE IN TEMPESTA PER I PROPRIETARI DI MOBY E TIRRENIA

Vincenzo Onorato

L’accusa è bancarotta fraudolenta: Vincenzo Onorato e il figlio Achille, presidente e amministratore delegato del Gruppo Moby, sono indagati dalla procura di Milano. A darne notizia sono stati Repubblica e Il Fatto quotidiano. Da tempo il Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza del capoluogo lombardo sta sondando tutte le operazioni della società degli ultimi anni, tra le quali risultano spese anche consistenti che potrebbero risultare del tutto ingiustificate se rapportate alle normali attività di una compagnia di navigazione, tra le quali erogazioni a personaggi e gruppi politici, acquisto e ristrutturazione di una villa a Porto Cervo (Villa Lilyum), ma anche viaggi, regali, il noleggio di un parco auto con vetture di lusso, tutte voci presenti nel piano concordatario depositato da Moby tra i cosiddetti “trasferimenti di denaro meritevoli di attenzione”.
Si tratterebbe di 8,4 di 12 milioni di euro totali presi in esame, tanti specie in considerazione della gravissima situazione finanziaria del Gruppo, che è stato a un passo dal fallimento. A occuparsi dell’indagine che mira a chiarire se quei soldi siano stati dirottati per scopi privati è il pubblico ministero Roberto Fontana, che ad aprile chiese il fallimento di Cin-Tirrenia, la quale poi si vide accordata la procedura concordataria.

La risposta del Gruppo non si è fatta attendere, ma non entra nel merito della questione, mirando piuttosto a rassicurare in un momento tanto delicato e facendo capire che ritiene l’indagine un atto dovuto: «Moby precisa che era a conoscenza di un fascicolo nel quale venivano svolte indagini, rispetto alle quali la Società, sin dal primo momento, ha offerto la più ampia collaborazione e trasparenza –sottolinea la compagnia – Abbiamo affidato alla magistratura la nostra versione dei fatti che riteniamo essere del tutto legittimi. Confidiamo nel lavoro della magistratura rispetto alla quale nutriamo massima fiducia e stima».

Riguardo alla questione dell’indebitamento le cose sembrano essersi messe per il verso giusto per gli armatori: il 15 aprile scorso il tribunale di Milano aveva chiesto il fallimento di Cin Tirrenia, per un rosso di 200 milioni e debiti per oltre 350 milioni tra i quali anche i 180 milioni dovuti a Tirrenia in amministrazione straordinaria; ma il 6 maggio i giudici avevano concesso a Cin un rinvio per avere il tempo di definire un accordo con Tirrenia in amministrazione straordinaria, intesa che sembrava vicina ma che si è poi arenata. Il 15 giugno Cin Tirrenia e Moby avevano formalizzato la richiesta di concordato preventivo allo stesso tribunale di Milano, quindi la svolta del 5 luglio, quando è stata autorizzata la procedura concordataria. Ma proprio quelle criticità (o spese pazze? Questo saranno i magistrati a chiarirlo) che in casa Moby ricordano di aver volontariamente fatto essi stessi presenti in una voluntary disclosure (la procedura di collaborazione per sanare situazioni patrimoniali irregolari) sono ora divenute oggetto di indagine. Per gli Onorato il mare è ancora una volta in tempesta.

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