EFFETTO DI SARDI AFFETTI: FRA I SENTIMENTI VISSUTI NEL LIBRO DI STEFANIA PORRINO (NEMAPRESS EDIZIONI)

Stefania Porrino

di MARIA CATERINA FEDERICI

Se è vero che viviamo nella dittatura delle emozioni istantanee, Stefania Porrino con questo libro ci riporta nel regno dei sentimenti, nella vita vera, vissuta, agita negli affetti e nei ricordi, nelle immagini e nei sentimenti, fuori dalla Mediasfera.

Stefania o la forza della memoria, intitolerei questo invito alla lettura. Perché di questo si tratta: invitare a leggere “Effetto di sardi affetti” (Nemapress edizioni) riporta alla mente le parole di Jorge Luis Borges “che altri si vantino delle pagine che hanno scritto, io sono orgoglioso di quelle che ho letto.

Nelle pagine che Stefania offre alla lettura – come il modo migliore di avere uno sguardo di insieme e provare a lavorare sui frammenti come tessere di un mosaico – le parole chiave possono essere identificate in: ricordi, nostalgie, legami, identità, radici, famiglia, interni di famiglia.

Conosco da molti anni Stefania, ne apprezzo le doti professionali, il garbo umano, i sentimenti filiali ma, in effetti, mi sono resa conto che non la conosco affatto!

Ho cominciato a conoscerla quando sono arrivata a p.39 della sua autobiografia ove ho trovato la chiave di lettura del suo percorso. Stefania e l’isola dei puri affetti. La Sardegna, una terra straordinaria che non si conosce mai in pieno. Stefania e l’Argentario, un luogo magico che i francesi definiscono presqu’ile perché ha tutte le caratteristiche di un’isola ma è legata alla terraferma. Stefania e la musica che è nel suo destino ed è il modo migliore per lenire i dolori della vita. Stefania e la ricerca del rapporto con suo padre che ha guidato e guida la sua vita attraverso l’arte musicale e teatrale, la creatività scenica. Stefania e i simboli della sua infanzia, spiriti guida della sua adultità. Stefania donna sarda nella sua caratteristica indipendenza antelitteram ma con forti legami con la tradizione.

E poi la nostalgia del ritorno attraverso le parole del padre, della terra e della cultura sarda che “sente” simile a lei, figlia di un musicista che definisce ne “I Shardana” la Sardegna. “Tu terra di gioia e di dolore vivi eterna nell’inno del cantore”.

Così è per l’Argentario: un legame che si consolida attraverso il mare, profondo, intenso. Il mare che fu una scelta per il padre testimoniata dal “Concerto dell’Argentarola” per chitarra e orchestra e una conferma per la figlia, ancora oggi.

Stefania ha prestato la sua penna ad una storia che non è soltanto la sua, una storia interpersonale, interculturale, intergenerazionale. Si tratta di una scrittura autobiografica che parte dal reale e attraversa il tempo e le sue vicende per permettere alla vera Stefania di palesarsi.

Così procedendo si riscopre e fa riscoprire al lettore quei Valori atavici che sono ancora e sempre dentro ciascuno di noi anche quando non ce ne accorgiamo. Una storia questa che parla di appartenenze, di distanze, di ritorni, di coraggio. Il percorso crea una mitologia della vita, del dove vivere per andare dove non sappiamo con l’inconscio che agisce senza la nostra consapevolezza.

La memoria è un potente motore e lavora dentro di noi. Nella onomatopeia del titolo ci sono anni di vita, di incipit che partono sempre dal forte legame con il padre Ennio, troppo presto perduto e con la terra e la cultura sarda. Ci sono i colori e la natura forte e prepotente, ci sono i nomi di una famiglia intrecciata (Ennio infatti era il cugino del padre di Màlgari, la mamma di Stefania, la giovane e bella Màlgari di cui Ennio si innamora).

Il Padre di Stefania muore prematuramente, improvvisamente, quando lei ha soltanto due anni e mezzo. La foto di copertina testimonia tutto il vuoto della mancanza e il rimpianto per la perdita. “Quel riso, quel sorriso sta nella memoria come un nostalgico richiamo di altre memorie” in un rapporto di amore che si consolida anche attraverso il lavoro.

Nel tempo però si rafforza il legame con la Sardegna, rapporto che si sostanzia e riflette il legame con il padre e, attraverso di lui, quello che ambedue hanno con la tradizione, la cultura e il folklore sardo.  Un amore che Ennio ereditò dalla madre e Stefania dal padre.

Mi piace qui ricordare che Ennio Porrino fu anche co-fondatore dell’Associazione dei Sardi a Roma, il Gremio cui mi lega un forte intento e una progettualità comune attraverso la figura del Presidente Antonio Maria Masia, autore della postfazione.

Un libro dunque da leggere per riscoprire i nostri sentimenti e rileggere le nostre stesse vite, un libro che è stato molto “sofferto” ma che dà anche un importante contributo alla cultura dei sentimenti di cui sentiamo tutti un certo bisogno soprattutto in questa nuova epoca che definiamo “postCovid” dai contorni non ben delineati ma che induce a ri-pensare le nostre vite, le nostre relazioni, il nostro approccio al reale.
Stefania è già un passo avanti e ce ne dà testimonianza.

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