“L’UOMO DEL MERCATO”, PAOLA CIREDDU E IL SUO PICCOLO GRANDE FILM

Su set de “L’uomo del mercato”. Ph Giulia Camba

di GRAZIELLA MASSI

Paola Cireddu, giornalista, sceneggiatrice, esordiente regista e musicista di Cagliari, appassionata di fotografia e di cinema, laureata all’UNICA in Scienze della Comunicazione, è l’autrice dello script e regista del cortometraggio “L’uomo del mercato”.

Il suo lavoro inizia a raccogliere consensi al “Cantiere delle storie” dove il suo racconto viene premiato come migliore opera. Passa quindi dal foglio allo schermo e come cortometraggio colleziona in pochi mesi di vita numerosi riconoscimenti, il primo alla Festa del Cinema di Roma dove viene ammesso, fuori concorso, alla sezione “Alice nella città” e viene proiettato in prima nazionale alla Nuvola di Fuskas. La motivazione della giuria: ”Un piccolo film in grado di descrivere un mondo attraverso un personaggio autentico ed emozionante. Ci ha colpito molto lo sguardo ossessivo e appassionato dell’autrice in grado di restituire immagini di grande impatto poetico”.

Fanno seguito, negli ultimi mesiPremio Labor del V-Art Festival, Best Regional Short al Figari Film Festival, Miglior Cortometraggio Opere Prime al Pop Corn Festival del Corto, la selezione al Social World Film Festival sul sito di Rai Cinema, Ischia Film Festival e Passaggi d’Autore. Finalmente, dopo la riapertura delle sale cinematografiche, chiuse causa pandemia, al Cinema Odissea di Cagliari all’interno della rassegna “L’Isola delle Donne”.

Abbiamo “rubato” a Paola alcuni minuti che lei molto cortesemente ci dedica per rivelarci il percorso del suo piccolo grande film e le idee e le emozioni che stanno dietro al progetto.

Tanti successi in pochi mesi: Te li aspettavi? “Il percorso de L’uomo del mercato è stato lungo e abbastanza complesso, ha richiesto diversi anni tra scrittura, preparazione, riprese e post-produzione. I riconoscimenti (…) credo che stiano arrivando non solo per la storia in sé, per la bravura di Mario, del cast (tutti straordinari attori non-professionisti del quartiere dove abbiamo girato) e dei professionisti coinvolti, ma anche perché, così ci raccontano i componenti delle giurie che lo valutano e premiano, il lavoro e la cura dei dettagli che ci sono dietro si vedono e danno un importante valore aggiunto alla qualità e allo spessore del film. (…) So quanto lavoro e impegno c’è dietro a L’uomo del mercato, ma non prendo però mai nulla per scontato, a priori. Ma un bel premio che arriva, la selezione o la partecipazione a un festival, a una rassegna, oppure i tantissimi messaggi e commenti sul film che stiamo continuamente ricevendo sono riconoscimenti bellissimi al lavoro di tutti noi e questo non può che rendermi molto felice”.

Quanta emozione essere presente alla “Nuvola” per la Festa del Cinema di Roma?  “Indescrivibile! Dopo diversi anni di tanto impegno e fatica, essere selezionati per la prima volta da un festival così prestigioso come “Alice nella città” all’interno di un evento autorevole come la Festa del Cinema di Roma, ci ha in parte ricompensato. Poter vedere e presentare sul territorio italiano in anteprima assoluta L’uomo del mercato in un megaschermo come quello della Nuvola di Fuskas ci ha spiazzato, letteralmente. Una première così prestigiosa che sì, ovvio, speravamo di poter raggiungere, ma nei nostri sogni. (…) Ricordo ancora i brividi e le lacrime, e quando hanno riacceso le luci, gli applausi del pubblico, gli occhi lucidi e sorridenti dietro la mascherina di Alessio e Maurizio, (Alessio Arrais, coprotagonista e Maurizio Abis, produzione Bibigula – n.d.r.) che mi venivano incontro commossi. (…) Si, forse lì ho volato a due, tre metri da terra, stranamente”.

E’ finalmente arrivata la prima proiezione live in Sardegna. La reazione del pubblico? “Il Cinema Odissea ci ha invitato con grande piacere a giugno all’interno della rassegna L’isola delle donne nella grande Sala Kubrik. (…) Per la prima volta era presente anche il cast al completo. (…) Il riscontro del pubblico è stato fantastico, tanti applausi, tante belle parole spese sul film, commenti, apprezzamenti, tanta commozione, e tanti complimenti. Presentare L’uomo del mercato a Cagliari, nella nostra città, insieme ai protagonisti veri della storia, i ragazzi del quartiere e una rappresentanza della comunità che lo abita, è stato molto bello e molto emozionante. Ma soprattutto vedere Mario, seduto a fianco a me durante la proiezione, commuoversi in un sommesso silenzio, è stata per me una delle cose più belle e commoventi”.

Per quale motivo hai scelto il tema dell’emarginazione narrando la storia di una persona reale, nascosta e dimenticata? “(…) La storia che io ho scritto e trasposto in un film di finzione adattandola a un personaggio reale mi è venuta incontro come un meteorite. (…) Appena diciottenne andavo in giro a scattare nella periferia, per le strade desolate, gli spazi industriali, le vecchie fabbriche abbandonate, le persone, i luoghi invisibili, fatti di terra, sale, mare, legno vecchio, ruggine e ferro (…) attratta dalle storie ai margini della società e tutto ciò che sa di vero, reale, vivo, autentico, non patinato, abbandonato, cinema compreso. (…) La potenza espressiva di Mario, ma soprattutto la sua dignità, mi hanno colpito sin da subito. Un personaggio lontano da ogni forma di modernità e tecnologia, che vive una condizione di emarginato, ma affronta con surreale stoicismo le sue avversità. È una storia che attinge la sua potenza espressiva dall’esperienza vera, diretta, reale. Come sono veri e pulsanti i palazzi di Piazza Medaglia Miracolosa dove abbiamo girato, confinanti con la periferia isolata e dimenticata dove ho vissuto per tantissimi anni con la mia famiglia. La mia storia si inoltra lì dentro, ne osserva con grande rispetto il disagio, i conflitti e le contraddizioni, si lascia andare alla potenza, alla poesia e alla bellezza di questo personaggio e delle persone che la abitano, protagonisti autentici di quell’universo. Finzione e capacità rivelatrice del cinema per cogliere quegli aspetti più profondi e poetici della realtà. Poi il resto è venuto da sé, l’urgenza di scrivere questa storia e di portare sul grande schermo quel mondo e la forza espressiva di Mario, ma anche di Alessio, Stefano e Ester (tutti bravi attori non professionisti del quartiere), e renderlo “visibile” agli occhi di tutti. Intorno, la frenesia di una città veloce, distratta, e una periferia desolata, in cui si incrociano nel bene e nel male le tante sfaccettature delle sue anime diverse. Si questa è la strada che sento come la più naturale e aderente alla mia personale visione del mondo”.

Quanta difficoltà e coinvolgimento personale nell’avvicinare le persone del quartiere e lo stesso Mario? “Poter comunicare in modo empatico con le persone è sempre stato un aspetto importante, e la fotografia, la musica, la scrittura e il cinema, sono sempre stati per me, timida, spazi molto importanti e potenti strumenti di comunicazione. Andare oltre la superficie è quello che mi interessa più di ogni altra cosa, soprattutto quando si tratta di persone che in qualche modo scelgo o che entrano naturalmente a far parte della mia vita. Il mio coinvolgimento personale nell’avvicinare il protagonista, il quartiere e i personaggi del film quindi è stato totale. (…) Dal set de L’uomo del mercato a un potente sequel di intrecci, esperienze, relazioni e nuovi progetti che da allora porto avanti con loro. Una bella storia, e chissà, un altro film”.

Come continua la vita di Mario dopo il tuo “piccolo grande film” a lui dedicato? “La vita di Mario si svolge come sempre, in modo abitudinario. Ogni giorno percorre lo stesso percorso nella periferia alla ricerca delle cassette da rivendere. Semplicemente ora lo ri-conoscono e lo salutano in tanti. (…) Sono molto felice che molte persone in città e non solo (anche fuori Sardegna), ora lo “vedono”, parlano di lui, gli vogliono bene, e c’è chi ogni giorno gli mette fuori dal proprio negozio le cassette, invitandolo a passare per portarsele via. O chi gli offre una birra, chi gli chiede un autografo, chi lo saluta, lo aiuta, chi si avvicina per scambiare volentieri due chiacchiere, chi gli regala il giornale mostrandogli la sua foto e l’articolo su di lui. So che a Mario tutto questo fa molto piacere, e questa per me è già una piccola forma di riscatto, nella sua vita reale. Essere “visto”, riconosciuto, benvoluto e rispettato. Il cinema ha questo straordinario potere, aiuta a mostrare, a capire e rispettare squarci di vita reale di un pezzo della nostra società nascosta che solitamente non vediamo o che semplicemente non vogliamo vedere, intorno a noi, a due passi da noi”.

Ad maiora, Paola!  Il cinema sardo, molto attivo e di qualità, si sta facendo strada con giovani talenti, fra cui molte donne che offrono sguardi originali conditi di passione e grande sensibilità. L’attenzione delle Istituzioni, auspicabilmente presente anche in futuro, dimostrata nei confronti del corto di Paola Cireddu, fa ben sperare nell’affermazione del Cinema come strumento di crescita culturale, economica e come promozione ambientale per la nostra Isola.

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