PAOLO NIEDDU E IL SOGNO HOLLYWOODIANO: DA OLBIA ALLA MECCA DEL CINEMA CON I COSTUMI PER I FILM DA OSCAR

Paolo Nieddu

di ALESSANDRO PIRINA

Da sempre si discute se l’american dream sia realtà o utopia. La parabola di Paolo Nieddu fa propendere per la prima ipotesi, anche se questo è il sogno americano di una famiglia che dopo la guerra decide di lasciare la Sardegna e varcare l’Atlantico. Peppino Nieddu e la moglie Paolina Demontis, con due figli appena nati, Maria Antonietta e Paolo – il terzogenito, Joe, vedrà la luce negli Usa – lasciano Olbia e dopo una lunga traversata raggiungono Detroit, dove aprono una sartoria, Paolina’s Draperies. Settant’anni dopo quell’attività esiste ancora, a gestirla è il figlio Paolo con la moglie. Ed è in mezzo a quel mondo di taglia e cuci, bozzetti e disegni, che è cresciuto il loro figlio, anche lui Paolo, oggi tra i costumisti più promettenti del cinema hollywoodiano. La nomination agli Oscar, questa volta, non è arrivata, anche se tutte le riviste di settore lo indicavano tra i papabili, ma a correre per l’ambita statuetta come migliore attrice era Andra Day, la protagonista del film su Billie Holiday grazie al quale si è aggiudicata il Golden Globe. A firmare tutti i costumi del film è proprio Paolo Nieddu, che per l’occasione ha coinvolto una maison d’alta moda come Prada. «E pensare che il cinema non è mai stato il mio sogno – racconta –. All’inizio io volevo fare il fashion editor. Lavoravo come addetto alle vendite nella boutique Patricia Field a Soho, un negozio iconico. Poi sono stato preso come stagista a Interview Magazine e ho lavorato come assistente stilista dell’allora direttore della moda. È stata poi la stessa Patricia a chiedermi di lavorare per il primo film di “Sex and the City”. Da quel momento ho continuato a lavorare nel cinema e nella tv».

A Hollywood Field è un nome che conta, portano la sua firma i look di serie come “Sex and the City” e “Ugly Betty” e film come “Il diavolo veste Prada”. Lavorare al suo fianco è stato per Paolo il lasciapassare per il cinema che conta. Arrivano i film con Eva Longoria, Cameron Diaz, Queen Latifah, Lisa Kudrow, Andra Day. «Sono stato molto fortunato – racconta –. Sono tutte icone con carriere straordinarie. Avere potuto condividere un’esperienza con loro è stato meraviglioso». E ora sogna di disegnare i costumi per Sophia Loren, Tilda Swinton e Cher. Nell’attesa si gode il successo di “The United States VS Billie Holiday”. «Un’esperienza incredibile, una storia potente da raccontare. Era la mia prima esperienza in un film in costume. Ma soprattutto è stato un onore avere la possibilità di fare parte di un’opera di Lee Daniels. È un regista anticonformista e visionario».

Paolo, nonostante il cognome sardo, è americanissimo di Detroit. Eppure quando parla di Olbia gli si illuminano gli occhi. «Mio nonno e mia nonna sono cresciuti lì, mio padre è nato lì. Quando ero piccolo ho sempre immaginato come sarebbe stato andarci. Mi è sempre sembrato un posto esotico, quasi uscito da un film». Il padre e gli zii hanno mantenuto un legame strettissimo con la Sardegna, almeno ogni anno, massimo due, tornano a Olbia, dove ci sono i parenti: Piro, De Luca, Demontis, Cittadini, Rasenti, Buchicchio. Zii e cugini con cui Paolo condivide le radici, tanto che, quando è arrivato anche lui a Olbia, li ha voluti incontrare uno per uno. «Ancora ricordo la grande emozione che ho provato la prima volta che sono stato a Olbia – racconta –. Sono andato a vedere la chiesa di San Paolo, dove si sono sposati mio nonno e mia nonna. E poi la scuola che frequentavano, la casa in cui è nato mio padre in piazza Matteotti. Ho pensato: wow, questo posto è rimasto com’era, è quello che cercavo. E poi non ho mai visto niente di incredibilmente bello come il mare della Sardegna. E infine i miei cugini, i miei zii, le mie zie: davvero non potevo chiedere di più. Sono stati così accoglienti, mi hanno trattato come se fossimo cresciuti insieme». E a Olbia è scoccata la scintilla anche con la cucina isolana. «La adoro. Amo i frutti di mare, le sardine, i moscardini, il pesce. E anche il vermentino». Nei suoi progetti c’è un ritorno a Olbia quando il mondo riprenderà a girare nel verso giusto. «Questa pandemia è stata dura, spaventosa. Mi manca viaggiare, vedere gli amici, ma sono felice che sia io che i miei familiari siamo in salute. Non appena le cose torneranno alla normalità in cima alla lista ci sarà un viaggio in Sardegna».

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