UN “PRETE SOCIALE” PER IL LOGUDORO ED IL GOCEANO: BIOGRAFIA DI DON GIOVANNI ORTU (1919-1994)

don Giovanni Ortu

di GIANRAIMONDO FARINA

Per delineare la figura e l’impegno ecclesiale di don Giovanni Ortu, bisognerebbe definirla, sostanzialmente, come quella di sacerdote, missionario, scrittore e giornalista. Tutti aspetti che lo coinvolsero in pieno nell’impegno religioso e sociale per le genti del Monteacuto e, soprattutto, del Gocéano, sua terra di adozione. Lui che, in effetti, era originario della Baronia, per la precisione della ricca e dinamica Dorgali (Nu), dove era nato il 19 agosto 1918 da Basilio Ortu e Giovanna Fancello. Purtroppo, fin dall’infanzia, la sua vita sarà tristemente segnata dalla scomparsa prematura del padre: un vuoto incolmabile che, solo in parte, sarà ricoperto dall’affetto e dalla vicinanza delle comunità parrocchiali in cui si profonderà la sua missione pastorale. Per questo motivo seguirà la madre che, per lavoro, si era dovuta spostare nel Gocéano e, per la precisione, nel piccolo comune di Esporlatu, dove si risposerà, garantendo un futuro ed una sicurezza al figlio. Il Gocéano che incontra il piccolo Giovanni, quello a cavallo tra gli anni Venti e Trenta del XX° secolo è la realtà di un po’ tutti i contesti rurali dell’entroterra sardo del tempo, contrassegnati da un’atavica arretratezza culturale, con segni evidenti di malcontento sociale ed economico, solo in parte leniti dall’emigrazione e dalle politiche fasciste per le zone interne. Una delle poche certezze continuava a rimanere la parrocchia, come lo fu quella di San Gavino martire nella piccola Esporlatu. Grazie, infatti, all’impegno di questa piccola e laboriosa comunità goceanina, incastonata all’ombra dell’imponente castello, il piccolo ed adolescente Giovanni maturerà la sua vocazione sacerdotale e missionaria.  Nel concreto, la comunità parrocchiale di Esporlatu sosterrà gli studi di don Ortu, prima nel convitto lassalliano di Olzai, quello, famoso dei Fratelli delle Scuole Cristiane e, poi, nel Seminario maggiore di Cuglieri, grazie anche all’aiuto ed all’impegno dello zio materno, mons. Fancello.  Senza dubbio la formazione e lo spirito lassalliano contribuirono a formare il giovane aspirante sacerdote che, proprio in quello storico convitto barbaricino, propulsore secolare di una fervida presenza cristiana per l’interno della Sardegna, maturerà ulteriormente la sua decisione di diventare sacerdote. Una spiritualità cui don Ortu non rinuncerà mai e che è caratterizzata, fondamentalmente, da un modo di apprezzare e vivere l’esperienza di Dio interamente. Non, quindi, una straordinaria esperienza riservata solamente a “persone sante” o a coloro i quali sono religiosi “di professione”; ma come un dono che Dio ha fatto a ciascun essere umano. La frequenza, quindi, del convitto olzaese, seguita a quella del seminario maggiore di Cuglieri, avvenute in tempi difficili e drammatici come il secondo conflitto mondiale, non faranno altro che corroborare e rinvigorirne l’animo giovanile, ormai sempre più determinato verso il sacerdozio. Negli anni di Olzai e di Cuglieri maturerà e si rinsalderà l’amicizia con alcuni compagni di studio, uno fra tutti il bolotanese mons. Giovanni Pisanu, futuro vescovo di Ozieri, che gli sarà vicino in uno dei suoi momenti più difficili.

Fra il 1940 ed il ’43, in pieno clima bellico, riceverà tutti gli ordini minori (Ostiarato, Lettorato ed Esorcistato), mentre il 20 febbraio 1944, per mano di mons. Adolfo Ciuchini vescovo di Alghero riceverà il Diaconato. L’ordinazione sacerdotale, invece, per mano di mons. Giuseppe Cogoni, vescovo di Ozieri, coronamento sospirato di un duro percorso di vita, di studio e vocazionale, avverrà il 15 agosto dello stesso anno in una piccola parrocchia di Esporlatu gremita all’inverosimile. La vocazione sacerdotale di don Ortu è anche, in questo senso, il frutto ed il risultato della collaborazione unitaria di questa piccola comunità che, fin da piccolo, lo aveva accolto come figlio adottivo ed alla quale sarà particolarmente legato. Un altro degli aspetti più importanti della vita di questo “prete missionario sociale”, proprio segnata dallo spirito formativo lassalliano, sarà l’insegnamento cui, peraltro, non rinuncerà, sia nel Seminario minorile di Ozieri, dove verrà chiamato nel cruciale biennio 1944-45, sia, in seguito, nelle scuole statali delle successive comunità parrocchiali che vedranno e conosceranno i segni della sua azione sociale e pastorale.

La sua missione pastorale inizierà nel novembre 1945 quando prenderà servizio attivo come viceparroco a Berchidda, come coadiutore dell’indimenticato parroco e letterato don Pietro Casu, la cui azione pastorale e, soprattutto, culturale, dedita alla valorizzazione della storia e della lingua sarda, contribuirono ad affinarne anche la vocazione di valido scrittore e giornalista . A Berchidda vi resterà fino al 1949, nonostante fosse stato nominato viceparroco fittizio di Pattada fin dall’aprile 1946.

Agli inizi del 1949, invece, inizierà la sua decennale esperienza pastorale, la prima che lo segnerà significativamente, a Chilivani, frazione di Ozieri, dapprima come cappellano ed, in seguito, come parroco. Un’esperienza importante, questa del piccolo, ma cruciale, borgo, nella cui piana si era già sviluppata, attorno al fondamentale snodo ferroviario del Nord Sardegna, una rilevante e dinamica realtà industriale legata all’agro-zootecnica. E’ proprio in un simile contesto che il giovane don Ortu inizierà a “mettere in pratica” e “seminare” la Parola di Dio, secondo quello spirito lassalliano di messaggio cristiano rivolto ad ogni uomo. E, per don Ortu, gli uomini cui la Parola di Dio si doveva rivolgere, a Chilivani, erano soprattutto gli operai ed i ferrovieri, con le loro famiglie di immigrati da altre parti della Sardegna, che ivi vi avevano trovato lavoro e dignità. Nel concreto contribuirà, in modo fattivo e propulsivo a fare della piccola frazione ozierese una solida ed unita comunità cristiana, aiutato, in questo, anche dall’anziana ed amata madre che, proprio a Chilivani, finirà il suo percorso terreno.

Nel 1961, poi, a seguito della bolla vescovile dell’agosto dello stesso anno, verrà nominato parroco di Anela, prendendone possesso il 14 agosto. Si tratta, sotto ogni aspetto, dell’esperienza pastorale più importante che segnerà positivamente e profondamente tutti gli aspetti della vita sociale, culturale e religiosa del piccolo centro del Gocéano. La nomina a guida della parrocchia dei SS. Cosma e Damiano per lui è come un “ritorno a casa”, nel suo amato Gocéano, che ne ha visto crescere e maturare la vocazione sacerdotale. Senza più la madre al suo fianco, sarà l’intero paese di Anela la “sua” famiglia per dodici ininterrotti anni, dal 1961 al 1973. E don Ortu ci metterà del suo, grazie alla sua indole di disponibilità, di impegno e di apertura verso ognuno, sempre secondo il mai dimenticato spirito lassalliano. Al suo arrivo trova una comunità che sta vivendo importanti momenti di cambiamento sociali e religiosi. Dal primo punto di vista, la situazione sociale di Anela e’ simile a quella degli altri paesi del Gocéano e delle zone interne sarde: una comunità alla ricerca della propria identità, provata dalle precedenti lotte cooperativistiche per l’occupazione delle terre, e nell’attesa, in quel momento agognata,  della realizzazione ed applicazione del Piano Rinascita della Regione Autonoma della Sardegna. Un Piano che, per le genti del Gocéano e della Barbagia, sarebbe dovuto concretizzarsi, come poi è stato, in quello che sarebbe dovuto essere il polo chimico di Ottana: un progetto nato per fermare la piaga del banditismo ma che, poi, si rivelerà un errore geografico e sociale. Don Ortu sarà totalmente partecipe delle lotte e delle aspirazioni lavorative dei suoi parrocchiani. Se ne  farà  portavoce in tutte le sedi, da quelle foranee dei parroci del Gocéano, nelle cui lettere indirizzate ai vari organi di stampa locali e regionali ben si staglia la sua personalità di “prete sociale” agli articoli scritti per il settimanale diocesano di Ozieri “Voce del Logudoro” che, negli ultimi anni della sua vita diventerà la sua “seconda casa”. L’impegno sociale, ad Anela, poi, si connetterà perfettamente con la vocazione pastorale-religiosa e di scrittore.  Quelli saranno gli anni in cui si porterà a compimento, con la solenne consacrazione del 22-23 giugno 1968, la realizzazione dell’odierna chiesa parrocchiale che vedrà don Ortu, impegnato in prima persona, con celebrazioni eucaristiche svolte “in emergenza” o nella chiesa foranea di Santa Maria o in altri luoghi adibiti temporaneamente a ciò. Grazie, poi, al suo fattivo interesse ed impegno si riprenderà , in montagna, il culto di S. Giorgio di Aneletto.  La figura di don Ortu segnerà positivamente anche la partecipazioni degli uomini, dei giovani e delle donne anelesi all’associazionismo cattolico, nel pieno rispetto dello spirito conciliare del tempo. Come sottolineato, il piccolo ambiente di Anela, in cui si prodigherà indefessamente in un’opera importante di pacificazione intra-familiare, fungerà da stimolo decisivo anche per la maturazione completa di don Giovanni Ortu come scrittore e pubblicista. E’ nel piccolo centro del Gocéano, infatti, che troveranno la luce le sue più importanti opere. Si tratta, nell’ordine del “Magistero dell’episcopato sardo: aspetti politico-sociali (1793-1922)”, stampato per la casa editrice Fossataro di Cagliari nel 1968, opera di grande respiro sociale e religioso, “pietra miliare” della storia ecclesiastica sarda. In essa don Ortu ci offre un interessante ed originale spaccato della chiesa isolana dalla fine del XVIII° secolo ai primi due decenni del XX°. Un’opera in cui il sacerdote ben s’inserisce, con liberalità ed originalità nel grande dibattito ecclesiale e sociale della Sardegna, apertosi proprio attorno alla stagione conciliare. Sempre essendo parroco del piccolo centro del Gocéano, don Ortu, nel 1970, darà alle stampe per “Voce del Logudoro” di Ozieri, l’unica, peraltro, opera storica su Anela, ancora valida, suo “dono alla comunità che lo aveva accolto come un figlio, ossia: “Anela: ambiente, uomini, fatti”. Infine, nel 1971 elaborerà un manoscritto proprio in occasione del centenario deleddiano che, però, sempre per la citata casa editrice Fossataro, troverà la luce definitiva nel 1975. Si tratta di uno  dei suoi studi, avente per oggetto la donna sarda, tema centrale, peraltro, del presente lavoro, ossia: “La donna nella società sarda”. Un’ altra opera da segnalare, poco conosciuta, ma non meno importante, che presenta don Ortu anche come tragediografo, è quella intitolata Gonies, composta intorno al 1965, essendo sempre parroco di Anela, e tutta dedicata alla figura di  questa donna sarda- cartaginese, sorella di Josto e figlia, quindi, di Ampsicora, anch’essa protagonista della drammatica ed inutile resistenza sarda ai romani. Una bella recensione di Diodato Pigliaru, fratello di Antonio, proprio su quest’ultima opera citata, apparsa nella Nuova Sardegna di quegli anni, aveva contribuito a far conoscere ed a valorizzare don Ortu anche come tragediografo, invitandolo a continuare in tale campo.

La centrale e fruttuosa esperienza anelese si chiuderà nel 1973 quando, con decreto vescovile del 1 aprile dello stesso anno, diverrà parroco di Pattada e farà, ufficialmente il suo ingresso in parrocchia il 17 giugno. Un’esperienza, questa, che si concluderà, purtroppo, bruscamente, con le dimissioni rassegnate il 13 agosto 1976. Don Ortu si troverà, purtroppo, ad operare in un ambiente più grande, più complesso e più difficile rispetto ad Anela, con asti, dissapori e divisioni mai sopite fra le opposte fazioni del paese, non riuscendo in quell’opera di pacificazione che gli era, invece, riuscita nel centro goceanino. Motivo per cui presenterà le proprie dimissioni da parroco e ritornerà nella “sua” Anela in qualità di sacerdote coadiutore, essendo parroco don Gavino Leone, nominato suo successore. La permanenza ad Anela sarà temporanea, fino al 1 febbraio 1978, quando, per decisione di mons. Giovanni Pisanu, nuovo vescovo di Ozieri e suo antico compagno di studi ad Olzai ed a Cuglieri, verrà beneficiato della Cattedrale di Ozieri. A partire dal 1 gennaio 1979, quindi, si trasferirà nella cittadina logudorese, capoluogo dell’omonima diocesi, e continuerà a farsi apprezzare per le sue grandi doti umane e culturali, rimanendo, fino alla morte avvenuta il 20 gennaio 1994, canonico della cattedrale ed officiando le celebrazioni liturgiche nella chiesetta della B.V. di Loreto di Su Redu, molto cara alla religiosità locale

Sarà questo il periodo in cui don Ortu intensificherà maggiormente  la propria  attività pubblicistica di giornalista, maturata sia con “La Nuova Sardegna”, che, soprattutto, con il settimanale diocesano locale “Voce del Logudoro” di Ozieri.  In particolare, sarà proprio un suo pregevole articolo, apparso nella “Nuova Sardegna” nel 1973, a riscoprire, dopo decenni di oblio, la figura e l’impegno politico- parlamentare del grande figlio di Anela, l’onorevole Giuseppe Sanna Sanna (Anela, 1821- Genova, 1875), primo deputato sardo a porre la “questione sarda” in seno al neocostituito Parlamento del Regno d’Italia.  Nelle pubblicazioni, invece, apparse numerosissime in “Voce del Logudoro”, a cavallo fra anni ’70, ’80 e primi anni ’90, l’attenzione di questo sacerdote sociale (come amava definirsi) era tutta dedita a raccontare le condizioni sociali, storiche ed economiche del Logudoro e, soprattutto, del “suo” Gocéano, che, per lui dorgalese di nascita, ne è stata la sua terra adottiva. Si ricordano, in particolare, i tanti articoli tesi a descrivere, nei primi anni ’70 la difficile situazione lavorativa del Gocéano, con lui, parroco di Anela, impegnato in prima linea nella difesa e nella tutela degli operai della zona per il loro inserimento nelle appena costituite fabbriche della piana di Ottana. E si ricordano, infine, tutta una serie di articoli giornalistici, di carattere storico-locale, pubblicati a cadenza settimanale su “Voce del Logudoro” fra la fine degli anni ’80 ed i primi del ’90, ed aventi ad oggetto la medievale “Curatoria di Anela”.

Alla figura di don Ortu, sacerdote, missionario, giornalista e scrittore, il 24 aprile 2004, è stato dedicato, a dieci anni dalla scomparsa, dall’allora Amministrazione comunale guidata dal dott. Giovanni Flore, in collaborazione con la parrocchia guidata da don Luigi Delogu, un fondamentale convegno di studi. A ricostruire il variegato impegno culturale che ha caratterizzato l’esperienza sacerdotale di don Ortu, erano stati chiamati, mons. Tonino Cabizzosu, con una relazione su “Il Magistero dell’episcopato sardo (793- 1922)” ed il prof. Manlio Brigaglia, che ha parlato sul tema della donna nella società sarda. Ad essi si sono aggiunte le relazioni della prof.ssa Giuseppina Tanda sulla monografia su Anela e del prof. Andrea Fenu sull’attività giornalistica di don Ortu per “Voce del Logudoro”. Don Giovanni Ortu è stata, quindi, una figura di sacerdote-totale, che ha vissuto interamente e pienamente il suo tempo, come lo dimostrano chiaramente queste sue frasi scritte, che ne fanno trapelare anche una grande fede, definendosi in Lui (Dio) “profondamente ottimista anche sul progresso del mondo, sulla fraternità e sull’amore umano”.

7 risposte a “UN “PRETE SOCIALE” PER IL LOGUDORO ED IL GOCEANO: BIOGRAFIA DI DON GIOVANNI ORTU (1919-1994)”

  1. La foto di Don Ortu,Mons. Cogoni ed il Consiglio Comunale (c’e’ anche mio Padre)
    e’stata scattata da Peppino Gromme.
    Don Ortu e” stàto un un Buon Prete dalle larghe aperture mentali e sociali ed un Grande Intellettuale . Lo ricorderemo con affetto.

  2. Ero al liceo e zoppicavo in latino. Lui non era più il parroco di Anela ma viveva in paese, assistito da Zia Domiana, la Perpetua di sempre. Abitava in Via Garibaldi. Ci venne in mente, a me e ad altri due amici, di chiedergli se ci poteva dare delle lezioni di latino. A dire il vero furono i nostri genitori a chiederglielo e lui accettò volentieri. Aveva una grande pazienza e conosceva la materia alla perfezione. Mi ricordo che ci offriva tutti i giorni i biscotti sardi e qualche bibita. Si vedeva che gli faceva piacere adempiere a questa incombenza quotidiana. La cosa si protrasse per qualche mese. Finito il periodo delle lezioni i nostri genitori gli chiesero quanto fosse il dovuto. Non ci fu verso di fargli accettare un compenso. Non aveva più una Parrocchia ma aveva scelto Anela come comunità nella quale stabilirsi da comune cittadino. Eravamo la sua Gente.

  3. Rallegramenti, di vero cuore, al giovane collega, prof. Gianraimondo Farina, caro figliuolo dei miei amici docenti, Mario e Giovanna Nobile (a loro lascio qui un saluto commosso).
    Direi, l’abile prof. Gianraimondo ci ha fatto un’ottima sorpresa, in Goceano, nel mondo della Diocesi di Ozieri, e direi fra la “intellighentia” delle cose sarde e dei problemi sociali del secondo Novecento.
    La fatica del collega Gianraimondo appare esaustiva, per i cenni biografici su don Giovanni Ortu, articolati e a tratti “corposi”: è stato un ritrovare una Figura autorevole ad Anela, Goceano e Logudoro, e perchè a me cara, è come un ritrovare me stesso, e la franca, aperta amicizia che mi stringeva a don Ortu.
    Grazie! Bravo, caro prof Gianraimondo ! Ad Multa.

  4. Carissimo Gianraimondo.
    Leggo tutti i tuoi scritti sulla Sardegna e che toccano il nostro paese; anzi, veramente ne faccio una raccolta.
    Grazie.
    Un abbraccio e stringendo te mi par di stringere tutta la Sardegna!
    Augurioso e bona Pasca. Zio Natalino

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