LA LINEA DELLA BELLA VOCE: DAL CANTO SARDO A WERTHER, FRANCESCO DEMURO, AUTENTICO E SCHIETTO

Francesco Demuru: Photo credit immagine: Elena Cherkashyna

di GIANCARLO ARNABOLDI

Autentico e schietto come la sua terra, Francesco Demuro si è lasciato intervistare a poche ore dal suo debutto in Werther al Teatro Comunale Luciano Pavarotti. Il tenore sardo si misura così con un ruolo di grande impegno vocale e interpretativo, un ruolo che fece la gloria di cantanti della statura di Tito Schipa, Cesare Valletti, Alfredo Kraus… Ovvero i più luminosi esempi del “tenore di grazia” di antico stampo. Giunto alle soglie del teatro d’opera dopo lunghi anni passati a cantare il repertorio folcloristico sardo, Demuro è oggi voce tenorile fra le più idonee a interpretare il repertorio del belcanto donizettiano e belliniano.

Maestro Demuro, a tutti gli effetti la sua vita artistica, seppur non in campo operistico, avvenne in giovanissima età. Un vero bambino prodigio dunque. Sì, nel canto popolare lo sono stato. Ho iniziato a esibirmi nelle piazze a dieci anni, circondato da soli adulti. Ho quindi imparato precocemente ad affrontare il pubblico. Non solo in Sardegna, ma un po’ in tutto il mondo. È stata una bella gavetta.

Come è avvenuta la transizione da cantante “folk” a tenore lirico? Tutto cominciò con una selezione per il Festival di Sanremo. Volevo far conoscere la mia voce al grande pubblico e mi presentai con un brano non facile: “Un amore così grande”. Non fui scelto, ma mi fu fatto notare che la mia voce aveva molte potenzialità. Mi fu consigliato di iscrivermi al Conservatorio, lo feci a Cagliari e così iniziai a sperimentare un uso della voce più impostato. Elisabetta Scano mi diede alcune lezioni e da lì tutto partì in maniera rapidissima. Dopo alcune audizioni debuttai a Parma, nel 2007, con Luisa Miller, opera impegnativa, che affrontai con serietà e una certa dose di incoscienza. Forse, non sapere in quel periodo cosa significasse cantare per il pubblico parmense mi aiutò.

Trova vi sia qualche continuità fra le melodie tradizionali sarde e il mondo del melodramma? La tecnica per cantare il cantu a chiterra è molto solida. Se non hai una respirazione perfetta non lo puoi cantare, oppure lo fai per poco perché poi perdi la voce. Io non ho fatto altro che mantenere quella tecnica di respirazione e dare più spazio e risonanza alla voce, dopodiché il gioco era fatto.

Come definirebbe la sua voce? Forse tenore di grazia? Io possiedo una voce da tenore lirico belcantista. Il repertorio che sto cantando è il mio repertorio. Probabilmente, negli anni la mia voce avrà più spessore, si scurirà un po’. Per il momento mi piacciono molto le opere che canto. Ho una facilità vocale che mi porta agilmente ai sopracuti. La mia voce è abbastanza duttile.

Infatti lei è fra i pochissimi a eseguire dal vivo il fa sopracuto dei Puritani. Come riesce a raggiungere quella nota proibitiva? Le è venuto naturale o è stato faticoso ottenerla? È  stato naturale. Questo grazie anche al percorso fatto con i canti sardi, che mi hanno portato a raggiungere note acutissime, ma in voce piena. Senza falsettare. Ho conquistato così una elasticità vocale molto ampia. Con la musica operistica ho ulteriormente ampliato le mie capacità.

Vi è qualche tenore del passato che è stato un suo modello ispiratore? Non mi sono mai fossilizzato su una voce. Stimo moltissimi cantanti. Pavarotti, Gedda, Kraus, sono quelli che ascolto di più. Porto avanti quelle che sono le mie peculiarità poiché il mio percorso è stato molto particolare.

Lei si trova molto a suo agio nel repertorio di Donizetti e Bellini, ma mi risulta che ami molto anche il repertorio francese. Crede dunque sia possibile interpretare un ruolo come Werther in chiave belcantista? Assolutamente sì. Vi sono momenti di puro belcanto nel Werther. Ovviamente è un’opera che richiede una vocalità a tratti drammatica, ma occorre anche un legato perfetto, una gamma vocale con molte sfaccettature, la capacità di eseguire in pianissimo alcuni passaggi.

Ho ascoltato molte volte Kraus eseguire Werther. La sua totale identificazione con il personaggio era davvero impressionante. Pensa che anche a lei potrebbe capitare qualcosa di simile con questo o altri titoli? Sicuramente Werther sarà uno di quelli, lo sento. Alcuni personaggi mi piacciono molto anche caratterialmente. È la stessa cosa per Arturo dei Puritani. Werther lo sento già nelle mie vene, nei miei sentimenti. Sono sicuro che mi darà le stesse soddisfazioni dei Puritani, dell’Elisir d’amore.

Lei ha cantato anche Les pêcheurs de perles a Berlino, sotto la direzione di Barenboim. Opera di rara esecuzione persino in Francia, stante le difficoltà di scovare un tenore in grado di cantarla. Nessun teatro italiano gliela ha mai proposta? Purtroppo in Italia si accorgono tardi delle tue potenzialità. O, quanto meno, si accorgono dopo che hai avuto successo all’estero. Io vado avanti nella mia carriera con grande umiltà, cercando di fare sempre il meglio possibile.

I suoi rapporti con il Teatro alla Scala, all’epoca di Stéphane Lissner, erano ottimi. Oggi? Purtroppo alcuni teatri funzionano in modo diverso a seconda del sovrintendente del momento e al potere di certe agenzie. Abbiamo cantanti italiani che portano con onore il nome della nostra Patria nel mondo. Perché non dovrebbero cantare nei teatri più importanti d’Italia? Mi chiedo come sia possibile escludere una Anna Pirozzi o una Maria Agresta dal concerto che stanno preparando in Scala. In questo momento storico, poi, quando i cantanti italiani andrebbero sostenuti e valorizzati.

Delle opere in streaming cosa ne pensa? In questo periodo è importante, per noi e per il pubblico, che si possa tornare a cantare. È un discorso molto complesso. Noi cantanti nei contratti abbiamo scritto che nulla è dovuto per eventuali registrazioni e passaggi televisivi. In Italia anche le prove non ci vengono pagate. All’estero invece sì. Molte cose andrebbero riviste.

Recupererete I puritani che dovevano andare in scena a Napoli e poi cancellati a causa del Covid? Non si sa nulla. Si naviga a vista. È difficile capire cosa accadrà. Lo speravo tanto, era finalmente l’occasione per cantare I puritani anche in Italia.

Incisioni discografiche in progetto? Per quanto mi riguarda trovo l’ambiente discografico una giungla. Siamo passati da case discografiche che pagavano i cantanti e li promuovevano nel mondo, a cantanti che pagano le case discografiche per poter incidere un cd. È un gioco a cui non voglio prestarmi. Continuerò a fare con passione il mio lavoro in teatro e tanto mi basta.

#connessiall’opera

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