PADRE SEBASTIANO FANCELLO, UNA VITA PER GLI ALTRI IN PERU’ E BOLIVIA

di LUCIA BECCHERE

Un ricordo commosso: «Lo sento sempre vicino che guida la mia vita. Nelle sue preghiere alla vergine Maria non chiedeva mai di alleviare le sue sofferenze ma di assisterlo fino al compimento della sua missione. Oggi mi piace ricordarlo attraverso le tante testimonianze giunte dal Perù e dalla Bolivia».

Così parla di Padre Sebastiano Fancello la nipote Tonina Mula, 55 anni di Dorgali, insegnante nella scuola dell’infanzia.

Quando lo ha visto per l’ultima volta?  «Nel 1992 un anno prima che morisse. Benché molto provato fisicamente, ogni giorno celebrava la messa davanti ad una grande folla. Ai bambini raccontava le sue esperienze sull’altipiano boliviano e la sera recitava il rosario».

Che rapporto aveva col suo paese?  «Era molto legato alla sua gente. Ricordava tutto il parentado fino all’ultima generazione. Ogni anno a Natale, per lui era il momento fondamentale della sua vita, inviava a parenti e amici biglietti di auguri accompagnandoli con le richieste di aiuto per i bambini di Guaqui, per gli anziani, gli studenti e per le famiglie rimaste senza casa dopo l’inondazione del lago Titicaca».

Cosa si porta dentro del suo insegnamento?  «Tutto. Ho dato il suo nome a mio figlio nato nel 1998 dopo la sua scomparsa. Oggi lo ritrovo negli occhi verde-azzurro di mio figlio identici a quelli di mio zio e questo per me è stato un dono immenso».

In questo momento qual è l’impegno del comitato? «Mensilmente aiutiamo trenta famiglie in difficoltà per pandemia che vivono sull’altipiano. Vorrei anche ricordare che il comune di Dorgali ha intitolato a padre Sebastiano Fancello il Parco del Carmelo dove la famiglia e il comitato hanno installato un presepe in marmo quale omaggio alla sua devozione profonda verso il Natale».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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